Anche Coldiretti Asti ha partecipato ieri alla grande mobilitazione promossa a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo per chiedere lo stop alle importazioni di prodotti agroalimentari che non rispettano gli standard comunitari. Oltre mille agricoltori provenienti da tutta Italia, guidati dal presidente nazionale Ettore Prandini e dal segretario generale Vincenzo Gesmundo, hanno manifestato insieme agli agricoltori francesi della Fnsea per ottenere garanzie, tutela del reddito agricolo e sicurezza alimentare per i cittadini europei.
Tra i manifestanti, una nutrita delegazione astigiana guidata dalla presidente Coldiretti Asti Monica Monticone e dal direttore Giovanni Rosso, a testimonianza di un territorio fortemente coinvolto nella difesa della qualità e della trasparenza delle produzioni agricole.
Al centro della protesta, la richiesta di fermare le importazioni considerate sleali, provenienti da Paesi che non rispettano le stesse regole imposte agli agricoltori europei in materia di ambiente, sicurezza sanitaria e utilizzo dei fitofarmaci. Coldiretti chiede inoltre un rafforzamento dei controlli alle frontiere, sottolineando come oggi solo il 3% delle merci importate venga sottoposto a verifiche fisiche nei porti e ai confini dell’Unione.
Nel mirino della mobilitazione anche la Commissione Europea e la sua presidente Ursula Von der Leyen. “La deriva autocratica e ideologica sta mettendo a rischio l’agricoltura europea e la sovranità alimentare del continente”, si legge sugli striscioni esposti durante la protesta. Secondo Coldiretti, l’attuale gestione comunitaria avrebbe trasformato l’agricoltura in un “laboratorio ideologico”, scaricando costi e vincoli sulle imprese europee e aprendo i mercati a una concorrenza globale priva di reali tutele.
“La nostra richiesta è chiara: principio di reciprocità, controlli efficaci e trasparenza nel commercio internazionale”, ha ribadito la presidente di Coldiretti Asti, Monica Monticone. “Chiediamo l’indicazione obbligatoria dell’origine in etichetta per tutti i prodotti e l’abolizione del codice doganale dell’ultima trasformazione. Le aziende agricole sono soffocate da una burocrazia che sottrae fino a 100 giorni di lavoro all’anno, mentre accordi come quello sul Mercosur rischiano di aprire le porte a importazioni senza adeguate garanzie sanitarie e ambientali”.
Sulla stessa linea il direttore Giovanni Rosso: “Vogliamo certezze sulla qualità dei prodotti e pretendiamo che i cibi importati rispettino esattamente le stesse regole imposte alle nostre imprese. Non è accettabile importare alimenti trattati con sostanze vietate in Europa da oltre quarant’anni. La mobilitazione continuerà finché non verrà riconosciuto il principio di reciprocità e non saranno rafforzati i controlli su tutte le merci in ingresso”.
Coldiretti ha annunciato che la protesta proseguirà ad oltranza fino a quando la Commissione Europea non ristabilirà un quadro politico e commerciale capace di difendere concretamente l’agricoltura europea, i consumatori e la sovranità alimentare dell’Unione.














