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Politica | 26 gennaio 2026, 08:34

Crisi dei call center astigiani: a rischio anche le famiglie di 62 operatori Iren [DOCUMENTO]

Interrogazione del consigliere Malandrone (Ambiente Asti), mentre resta alta la tensione anche per il trasferimento dei dipendenti Konecta

Mario Malandone

Mario Malandone

Parallelamente alle non sopite tensioni riguardanti la vertenza Konecta, con la volontà dell'azienda di trasferire i dipendenti delle sedi di Asti e Ivrea verso Torino - un'iniziativa da settimane al centro del dibattito politico-economico non solo locale -,  il mondo del lavoro astigiano si trova anche alle prese con una procedura di esubero che colpisce duramente i call center locali che fanno capo al gruppo Iren.

Problematica trattata anche dal consigliere comunale Mario Malandrone, esponente di Ambiente Asti, che ha presentato un'interrogazione urgente rivolta al sindaco e alla giunta. La comunicazione ufficiale, giunta alle organizzazioni sindacali SLC CGIL, FISTEL CISL e UILCOM UIL, annuncia una procedura di esubero che coinvolge 62 lavoratrici e lavoratori, una cifra che rappresenta oltre il 50% della forza lavoro totale impiegata nella commessa.

Le cause della crisi: volumi e appalti

Secondo quanto ricostruito dai sindacati e riportato nell'interrogazione, le ragioni di questa drastica riduzione del personale sarebbero da ricercare nel mancato riconoscimento da parte del committente Iren dei volumi di lavoro originariamente previsti nel bando di gara. Una situazione emersa con chiarezza durante il tavolo di confronto del 20 gennaio 2026 tra le parti sociali e l'RTI composta da Mediacom e Tecnocall.

Il paradosso, sottolineato nell'atto depositato in Comune, è che i lavoratori oggi a rischio licenziamento erano stati assorbiti solo pochi mesi fa attraverso l'applicazione della clausola sociale, pensata proprio per garantire la continuità occupazionale.

Il ruolo del Comune e la tecnologia

Nell'interrogazione, Malandrone pone l'accento sulla responsabilità sociale e politica dell'amministrazione. Pur non essendo il Comune parte diretta dell'appalto, secondo il consigliere l'ente ha il dovere istituzionale di tutelare il lavoro e la coesione sociale sul territorio.

Un punto centrale della riflessione riguarda il rapporto tra progresso e diritti: "L'innovazione tecnologica e l'introduzione dell'intelligenza artificiale non possono tradursi in un arretramento dei diritti e in licenziamenti indiscriminati", si legge. Ambiente Asti chiede quindi se l'amministrazione fosse a conoscenza di questi esuberi e quali interlocuzioni siano state avviate con Iren, azienda che opera nell'astigiano anche tramite partecipazioni in servizi pubblici locali.

Le richieste all'Amministrazione

L'obiettivo dell'iniziativa politica è spingere il Comune a farsi "parte attiva presso IREN per chiedere il rispetto dei volumi di lavoro previsti e la tutela dei livelli occupazionali". La preoccupazione è rivolta alle decine di famiglie del territorio che rischiano di perdere la propria fonte di reddito in un momento in cui il settore sembra vacillare sotto i colpi di riorganizzazioni e delocalizzazioni.

In chiusura, Malandrone invita l'Amministrazione ad aprire una riflessione più ampia e strutturata sul difficile equilibrio tra appalti pubblici, spinta tecnologica e necessaria tutela del lavoro, per evitare che a pagare il prezzo della modernizzazione siano, ancora una volta, i lavoratori.

IN ALLEGATO, IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

Files:
 Oggetto Rischio licenziamenti call center IREN di Asti – tutela occupazionale e ruolo del Comune (53 kB)

Redazione


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