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Economia e lavoro | 01 febbraio 2026, 07:20

Il motore dell’export: il 60% delle imprese piemontesi cresce sui mercati esteri

Il Rapporto di Confindustria Piemonte fotografa un sistema resiliente: crescono i volumi d’affari per il 40% delle aziende esportatrici, exploit del settore alimentare

Il motore dell’export: il 60% delle imprese piemontesi cresce sui mercati esteri

Nonostante le turbolenze geopolitiche, il tessuto produttivo piemontese conferma la sua solidità guardando oltre confine. Nel 2025, tre imprese su cinque del sistema confindustriale regionale hanno avuto rapporti abituali con l’estero. Di queste, il 40% segnala un aumento del proprio export, mentre i risultati si mantengono stabili per un ulteriore 35,5%. I comparti che registrano le performance migliori sono l’alimentare, con il 63,6% delle aziende in crescita, seguito dal chimico (58,6%), dai trasporti (57,1%) e dal legno (50%). Sono alcuni dei dati che emergono dalla seconda edizione del Rapporto Internazionalizzazione di Confindustria Piemonte, realizzato con il contributo di UniCredit e presentato a Torino.

"Analizzare i processi di internazionalizzazione permette di comprendere come il nostro sistema produttivo sappia adattarsi a un contesto globale in costante trasformazione", hanno commentato Andrea Amalberto, Presidente di Confindustria Piemonte, e Alessandro Battaglia, Presidente della Commissione Internazionalizzazione. "Il Piemonte esprime da sempre un tessuto industriale solido, fondato su investimenti in ricerca, sviluppo e qualità. È quest’insieme che consente alle imprese piemontesi di competere con successo a livello globale". I due presidenti hanno però sottolineato la necessità di "una strategia di sistema, fondata sulla collaborazione tra pubblico e privato", per sostenere le imprese e rafforzare la competitività di lungo periodo.

I mercati di riferimento e le sfide geopolitiche


I mercati storici restano Francia, Germania e Stati Uniti, seguiti da Spagna, Regno Unito, Svizzera e Polonia. Cresce però l’importanza dei mercati extra-Ue, come Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, India, Gioppone, Canada e Cina. L’indagine, che ha raccolto 1.212 risposte da parte delle associate (circa il 20% del totale), offre uno spaccato dettagliato della propensione all’export del territorio. Il 93% delle aziende che esporta lo fa senza intermediari, mentre una presenza strutturata all’estero è più limitata: solo il 36% ha uffici di rappresentanza commerciale e il 31,7% sedi produttive.

Ad aver sofferto maggiormente le tensioni internazionali sono stati in prevalenza i settori dei minerali non metalliferi, della gomma e plastica, del tessile e abbigliamento e delle manifatture varie. Tuttavia, anche in questi ambiti le imprese stanno adottando approcci più flessibili, orientati alla riduzione del rischio e alla ricerca di nuove opportunità.

Servizi e strumenti finanziari: cosa chiedono le aziende


La ricerca di controparti estere si conferma il servizio di supporto più richiesto, indicato dal 60,5% delle imprese. Seguono l’organizzazione di incontri B2B (42,8%), le consulenze tecniche (29,5%) e la partecipazione a missioni commerciali all’estero (25,6%). Tra le agevolazioni più utilizzate emergono i bandi SIMEST (32,4%), i bandi per la formazione (31,1%) e quelli del sistema camerale (20,8%). Regina Corradini D’Arienzo, Amministratore Delegato di Simest, ha evidenziato: "Il Piemonte rappresenta circa l’8% del portafoglio Simest, con quasi 1.000 operazioni di finanza agevolata. Siamo pronti però per fare molto di più".

"L’export è parte dell’identità industriale del Piemonte e rappresenta oggi più che mai una leva strategica di competitività", ha affermato Paola Garibotti, Regional Manager Nordovest di UniCredit. "In un contesto globale complesso, le imprese che sanno innovare e guardare oltre i confini continuano a creare valore".

Alla presentazione del rapporto hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale all’Internazionalizzazione Andrea Tronzano e il presidente di CeiPiemonte Dario Peirone. Videomessaggi sono stati inviati dall’ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Marco Peronaci, e dall’ambasciatore in Canada, Alessandro Cattaneo.

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Redazione

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