Ieri pomeriggio il panorama culturale astigiano si è arricchito di un nuovo, prezioso tassello. Soci della Cantina, amministratori pubblici e enoappassionati si sono ritrovati presso la Cantina Sociale Barbera dei Sei Castelli per l'ufficializzazione dell'ingresso del museo L'anima del vino all'interno della rete di Asti Musei. L'evento, moderato da Filippo Larganà, giornalista specializzato nell'ambito enogastronomico, ha celebrato un progetto che fonde l'identità vitivinicola con l'espressione artistica, trasformando la storia agricola in un patrimonio condiviso e accessibile.
Il presidente della Cantina sociale dei Sei Castelli, Maurizio Bologna, ha aperto gli interventi visibilmente commosso, ricordando come il museo sia il frutto di un lungo cammino collettivo. "Non vi nascondo che oggi per me è un’emozione essere qui ed entrare in questo circuito museale di Asti" ha dichiarato Bologna, "qui siamo nel centro enoturistico che è stata una sfida fatta qualche anno fa con il sacrificio di tante persone, soprattutto dei viticoltori, dei nostri 260 soci che ci hanno creduto fin dall’inizio".

Il valore territoriale dell'iniziativa è stato ribadito dai sindaci del territorio. Roberto Guastello, primo cittadino di Castelnuovo Calcea, ha voluto ringraziare la cantina per la capacità di valorizzare non solo la Barbera, ma l'intero comprensorio attraverso il lavoro concreto dei soci. Sulla stessa linea Marco Biglia, sindaco di Agliano Terme, che ha sottolineato l'importanza di fare squadra all'interno del circuito museale, definendo l'ingresso della struttura un riconoscimento meritato per una realtà d’eccellenza.

Il direttore di Asti Musei, Andrea Rocco, ha illustrato gli obiettivi tecnici e strategici della rete, nata per fare sistema e promuovere mostre, attività ed esperienze capaci di raccontare l'identità dell'Astigiano attraverso un coordinamento stabile tra i diversi presidi culturali. Un successo rivendicato con orgoglio da Maurizio Rasero, sindaco di Asti e presidente della Provincia, che ha ricordato le origini del progetto: "Asti Musei è un’iniziativa che nasce per la precisa volontà di due persone: Mario Sacco e Maurizio Rasero" ha puntualizzato il presidente. "Abbiamo voluto alzare l'asticella e fare un salto di qualità per questo territorio, creando un movimento che dalle grandi mostre del capoluogo porti i turisti a scoprire le nostre colline uniche".
Altri plausi del mondo politico sono stati espressi dal deputato Andrea Giaccone, che ha parlato di un esempio virtuoso di contaminazione tra vino e cultura, dalla consigliera regionale Debora Biglia, che ha definito i prodotti locali come il miglior biglietto da visita per attrarre visitatori e dal consigliere regionale Fabio Isnardi che ha riflettuto sulla necessità per le cantine di reinventarsi, puntando sulla cultura per garantire un reddito dignitoso a chi lavora queste colline.
Un momento di particolare rilievo è stato segnato dall'intervento di Mariano Rabino, presidente dell'Agenzia turistica locale Langhe-Roero e Monferrato, che ha riconosciuto la leadership di Asti nella gestione museale: "Nelle Langhe e nel Roero non abbiamo nessuna iniziativa neanche lontanamente paragonabile ad Asti Musei" ha ammesso Rabino, "per cui dobbiamo venire con molta umiltà a imparare dagli astigiani come si fa a crescere dal punto di vista museale e artistico, superando i confini dei singoli enti per costruire un progetto condiviso". All'incontro ha partecipato anche Giovanna Quaglia, presidente dell’Associazione per il patrimonio dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, che ha evidenziato come l’arte sia un elemento centrale nel nuovo racconto del territorio Unesco.
Il cuore pulsante del museo resta l’esposizione artistica curata da Ezio Ferraris. L'artista aglianese ha spiegato come la sua ricerca, durata circa cinquant'anni, sia nata dall'ascolto delle vecchie viti. "Ho iniziato estirpando una vecchia vigna di mio padre e ho capito che sotto quelle radici si nascondeva qualcosa di particolare" ha raccontato Ferraris. "Ho selezionato circa 500 mila ceppi in mezzo secolo per arrivare a questo risultato, dove ogni opera cerca di restituire voce alla memoria del tempo". Il valore della collezione è sottolineato dal minuzioso lavoro di ricerca su ogni singolo elemento, che l'artista ha lavorato e reso vere e proprie opere d'arte, come documentato dalle fotografie realizzate per questo articolo da Efrem Zanchettin.

A chiudere la presentazione è stato l'enologo e direttore della cantina, Enzo Gerbi, che ha curato l'unione tra arte, storia e viticoltura. Gerbi ha ricordato come i ceppi esposti non siano solo sculture, ma testimonianze della resilienza contadina, in particolare nel superamento della piaga della fillossera che tra Ottocento e Novecento devastò i vigneti europei. Un ringraziamento speciale è stato infine rivolto a Monica Meneghelli per aver coordinato l'incontro tra questi diversi linguaggi, suggellato da un brano musicale composto appositamente per accompagnare il percorso museale.




































