La recente condanna a due anni e sei mesi di reclusione per un sessantenne di Asti, che nascondeva in casa una vera e propria polveriera composta da armi e oltre centomila artifizi pirotecnici, ha riacceso i riflettori su un tema spesso ignorato: cosa accade a questo immenso quantitativo di materiale pericoloso una volta che le forze dell'ordine hanno apposto i sigilli? Per i dettagli sull'operazione della Squadra Mobile è possibile consultare l'articolo dedicato a questo link, ma il viaggio di quegli esplosivi è solo all'inizio.
Una volta confiscati dall'autorità giudiziaria, i prodotti pirotecnici cessano di essere semplici oggetti e diventano rifiuti speciali pericolosi che richiedono una gestione estremamente rigorosa. In questo scenario entra in campo il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici), l'unico sistema nazionale riconosciuto dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica con il decreto ministeriale numero 32 del 2 febbraio 2026. Firmato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, il provvedimento ha trasformato il consorzio da organismo volontario a soggetto privato con funzionalità pubblica, rendendo l'adesione obbligatoria per tutti i produttori e importatori che operano sul mercato italiano.
Il compito del consorzio è quello di assicurare che ogni dispositivo, dai fuochi d'artificio per spettacoli ai segnali di soccorso nautici scaduti, venga rimosso dal mercato e distrutto in totale sicurezza. Nel solo 2025, il sistema ha gestito oltre 51 tonnellate di materiali a fine vita, registrando un trend in costante crescita rispetto agli anni precedenti. Un dato significativo riguarda proprio i materiali sequestrati: nell'ultimo anno le forze dell'ordine hanno affidato al consorzio più di 9.265 chilogrammi di esplosivi illegali, mentre dall'inizio del 2026 la quota ha già sfiorato i 6.000 chilogrammi.

Il direttore generale del consorzio, Piervittorio Trebucchi, ha sottolineato come la gestione di questi rifiuti sia prima di tutto una questione di sicurezza collettiva: "La collaborazione tra istituzioni, forze di sicurezza e sistema consortile è fondamentale per tutelare cittadini, ambiente e operatori del settore", ha dichiarato il direttore, evidenziando che il trattamento corretto dei materiali sequestrati è il passaggio decisivo per chiudere il ciclo in modo conforme alla legge.
Per garantire un'operatività uniforme, il consorzio ha strutturato una rete capillare che mette a disposizione delle autorità almeno un deposito per esplosivi in ogni regione italiana. Il processo di smaltimento non è un'operazione comune: i materiali vengono trasportati seguendo rigide norme di sicurezza verso impianti specializzati dove avviene la termodistruzione controllata. Questa procedura evita esplosioni accidentali e impedisce la dispersione di componenti chimici pericolosi nell'ambiente, permettendo al contempo il recupero di piccole frazioni di metalli e plastiche laddove possibile.
Questo modello di responsabilità estesa del produttore assicura che il costo della messa in sicurezza non ricada sul cittadino, ma sia integrato nel sistema di gestione della filiera. In un panorama normativo complesso, dove si intrecciano le regole del testo unico ambientale e quelle della pubblica sicurezza, il lavoro silenzioso di queste strutture permette di neutralizzare minacce silenziose, trasformando tonnellate di potenziale pericolo in rifiuti correttamente tracciati e smaltiti. Il decreto firmato alle 16.01 del 2 febbraio scorso ha così sancito definitivamente l'importanza di un presidio che vigila sulla nostra sicurezza ben oltre il momento del sequestro.














