Gli allevatori piemontesi non possono più lavorare sotto i costi di produzione. Coldiretti Piemonte lancia l'allarme in un momento di mercato particolarmente delicato per la zootecnia da latte, con il conflitto in Medio Oriente che acuisce le difficoltà del settore. L'organizzazione chiede di fermare quelle che definisce "ulteriori speculazioni dei caseifici piemontesi" che sottopagano il latte agli allevatori.
"Il prezzo del latte riconosciuto ai nostri allevatori non copre assolutamente i costi di produzione, ancor più con gli aumenti dell'energia, dei mangimi e dei carburanti" , evidenzia Bruno Mecca Cici, vicepresidente di Coldiretti Piemonte con delega alla zootecnia. "Una situazione che mette a serio rischio la tenuta delle nostre imprese zootecniche che stanno lavorando senza margini. Oltretutto, l'Ismea ha aggiornato il costo di produzione del latte 2025 a 50 centesimi. Alla luce del conflitto in Medio Oriente, vanno evitate, quindi, ulteriori forme di speculazione da parte dei caseifici piemontesi, oltre a quelle che abbiamo già denunciato nei mesi scorsi rispetto alle importazioni di latte straniero."
La richiesta di una giusta remunerazione
Secondo Coldiretti Piemonte, una adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori rappresenta una condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti di qualità che sostengono l'economia, il lavoro e il territorio, su cui è presente una straordinaria biodiversità.
"La situazione che si sta verificando, invece, mette in difficoltà le nostre imprese nel tempo, limita il futuro dei giovani che sempre di più scelgono l'allevamento e causa l'abbandono dei territori sui quali intere generazioni hanno combattuto per evitare lo spopolamento ed il degrado" , spiegano Cristina Brizzolari, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa, delegato confederale. "È quantomai necessario individuare soluzioni concrete e ristabilire un prezzo del latte che tenga conto dei costi di produzione."














