Una lista civica per cambiare passo e riportare al centro i problemi concreti della città. Presentata ieri “Città amica”, un progetto politico che punta a superare le tradizionali divisioni e a costruire un’alternativa fondata su sviluppo, lavoro e qualità della vita. Un’iniziativa che nasce anche da un ritorno all’impegno politico attivo da parte di alcuni protagonisti del passato e che si inserisce in un contesto descritto come segnato da impoverimento, perdita di opportunità e mancanza di progettualità.
Il ritorno di Cuniberti: autonomia e visione strategica
Ad aprire l'incontro è stato Mauro Cuniberti, che ha spiegato la scelta di tornare all'impegno politico attivo attraverso una lista civica, rivendicando autonomia e indipendenza. Una decisione maturata dopo un lungo confronto con il territorio, tra frazioni e centro città. "Ho scelto il mondo civico perché voglio decidere con la mia testa", ha sottolineato, senza voler essere "vincolato dai partiti".
Il giudizio sulla città è stato netto: "Asti è una città in decadenza" e "La città più povera del Piemonte". Una condizione che, secondo Cuniberti, deriva dall'assenza di una visione strategica e da un ritardo accumulato negli anni: "Siamo 15 anni indietro rispetto alle aspettative di altre città." Citati casi concreti di degrado viario nelle frazioni - da Valle Tanaro a Strada Formaggera - denunciando l'abbandono delle periferie e l'assenza di coordinamento istituzionale tra comune, provincia e regione: "Ci sono cittadini di serie A, serie B o serie C ma quando paghiamo le tasse siamo tutti di serie A".
Sul fronte della viabilità urbana, Cuniberti ha indicato soluzioni già esistenti e mai attuate: "C'è un progetto fermo da tempo, dall'amministrazione Bianchino, per il raddoppio di Corso Alessandria, con fondi del PNRR disponibili per la pista ciclabile. Non l'ha mai tirato fuori nessuno". La posizione geografica di Asti - vicina a Torino, Milano e Genova - viene descritta come un punto di forza non valorizzato.
Ha toccato anche il tema occupazionale con esempi diretti: la perdita di 700 posti con la Konecta, il ridimensionamento dell'Amazon, l'ipotesi di delocalizzazione a Torino di centinaia di lavoratori interinali: "In 15 anni non siamo riusciti a rimodulare un piano territoriale di sviluppo su questa città, e oggi vediamo i risultati".
Una "politica distante" e le opportunità perse
Con Mario Bovino è emersa con forza la necessità di tornare a una politica più vicina ai cittadini: "La politica bisogna farla guardando le persone negli occhi, stringendo la mano, confrontarsi sui problemi reali della città".
Tra le criticità segnalate anche la questione della Collina Vota, con un ordine del giorno portato in consiglio e disertato dai consiglieri di maggioranza.
Ma il monito più forte riguarda l'assuefazione collettiva: "La gente si sta abituando alle cose che non vanno bene. E quando ci si abitua è lì che cominciamo a perdere di vista la realtà".

Franco Quaglia ha portato l'attenzione sul tema economico e sulle opportunità non sfruttate, riferendo richieste ricevute da aziende vicino Milano per la realizzazione di data center sul territorio astigiano: "Ne abbiamo venduti tre in Italia in poco tempo, potrebbero creare posti di lavoro importanti". Ricordata anche la sua battaglia per sbloccare l'export di tartufi a Taiwan, bloccato per un equivoco normativo, risolta grazie a un intervento diretto in ambasciata con un funzionario del Ministero della Salute, senza ricevere supporto istituzionale locale.
Immobilismo e vivibilità
Roberto Marmo ha insistito sull'urgenza della svolta: "Questa città bisogna cambiarla, e non domani: oggi è il momento." Denunciato l'immobilismo politico come il vero problema strutturale, sottolineando come l'assenza di un'opposizione efficace abbia tolto stimoli anche a chi governa: "Quando in una realtà amministrativa non c'è opposizione, anche chi amministra non si sente stimolato". Per Marmo, sia destra che sinistra "hanno sbagliato" negli ultimi vent'anni, e che serve una proposta di centro capace di rompere l'immobilismo.
Sul fronte della vivibilità urbana, Pierpaolo Novara si è concentrato sul tema dei parcheggi, definendo la situazione attuale una vera emergenza.
"Trovare parcheggio è un'agonia. I parcheggi sono praticamente tutti a pagamento, si sono ridotti di numero, mentre le macchine sono aumentate". Un inevitabile l'impatto sui lavoratori — costretti ad anticipare l'orario o parcheggiare a due chilometri di distanza — e sul commercio: "Se non si trova parcheggio, sono clienti persi". La soluzione indicata è una gestione moderna e digitale, con sistemi intelligenti già adottati in altre città: "Chi arriva ad Asti deve sapere dove andare a colpo sicuro".

Infrastrutture e urbanistica, la sfida per rendere Asti competitiva
L'architetto Maurizio Carosso ha inquadrato il problema in una prospettiva urbanistica più ampia, partendo da una lettura critica della pianificazione territoriale. Ricordato come Asti fosse storicamente un polo metalmeccanico di rilievo — con realtà come Weber, RS Auto, Fiat — e come la mancanza di diversificazione e di infrastrutture abbia progressivamente eroso quella base produttiva.
"Se sono un imprenditore e scelgo un'area logisticamente interessante, guardo la cartina e vedo che Asti è vicina a Torino, Milano e Genova. Ma se costruisco qui, i miei camion passano per forza in città, e non ho una ferrovia con collegamento diretto", da qui la riflessione sulla necessità di separare la città dal traffico produttivo: "Avere un collegamento che permetta di staccare la città da quello che è l'attività produttiva è fondamentale. Senza un collegamento diretto che faccia risparmiare sui costi di trasporto non si va molto più lontano".
Annunciato infine il proprio impegno a studiare le connessioni urbanistiche e le ricadute economiche concrete: "Quello che sarà il mio impegno è trovare tutte quelle connessioni e confrontarle con le persone che, a diversi livelli normativi e urbanistici, possono permettere lo sviluppo di progetti reali".
Questa è la linea di Città amica: costruire una proposta politica capace di superare gli schieramenti tradizionali e di affrontare in modo concreto i problemi della città, proponendosi come un progetto che metta al centro sviluppo, lavoro e organizzazione urbana, con l’obiettivo di restituire prospettive a un territorio che, secondo i suoi promotori, ha perso slancio negli ultimi anni.








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