Il tema delle politiche commerciali e del benessere lavorativo presso la Cassa di Risparmio di Asti entra nell'agenda politica locale. I consiglieri comunali Mario Malandrone (Ambiente Asti), Mauro Bosia, Vittoria Briccarello (entrambi gruppo Uniti si può) e Gianfranco Miroglio (Europa Verde - Verdi) hanno infatti presentato una dettagliata interrogazione consiliare. Al centro dell'atto ispettivo vi sono le forti preoccupazioni espresse dalla sigla sindacale FISAC CGIL (Federazione Italiana Sindacale Assicurazioni e Credito) attraverso la propria rappresentanza aziendale. Il sindacato ha recentemente diffuso un documento pubblico nel quale si tracciano profonde criticità legate alle nuove linee organizzative e commerciali introdotte dall'azienda.
L'iniziativa dei membri del consiglio comunale punta a fare chiarezza su una situazione che tocca da vicino una delle principali realtà economiche e occupazionali del territorio, dotata di un rilievo non solo bancario ma anche fortemente sociale. Secondo quanto segnalato dai consiglieri, i dipendenti dell'istituto si troverebbero a fare i conti con pressioni commerciali ritenute eccessive e con una richiesta di reportistica reiterata più volte nel corso della medesima giornata lavorativa. A questo quadro si aggiungerebbero un incremento significativo delle riunioni quotidiane e l'imposizione di obiettivi standardizzati, i quali non appaiono calibrati sulle diverse realtà territoriali e sulle specificità organizzative delle singole filiali. Viene inoltre evidenziato l'utilizzo improprio di alcuni strumenti di monitoraggio, percepiti dal personale come forme di controllo esasperato.
I consiglieri sottolineano che "il benessere organizzativo e la qualità delle condizioni di lavoro rappresentano elementi centrali per garantire servizi efficienti, sostenibili e rispettosi della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori", ed evidenziano la necessità di fare piena luce sulle dinamiche aziendali. La questione assume una rilevanza pubblica ancor più marcata a causa della posizione di Maurizio Rasero che, come noto, da alcune settimane ricopre contemporaneamente gli incarichi di sindaco di Asti e di presidente della Banca. Questa doppia posizione, come evidenziato nell'atto, configura in capo al primo cittadino una particolare responsabilità pubblica e istituzionale rispetto alle dinamiche occupazionali dell'istituto. Un modello fondato su pressioni commerciali estreme, ricordano i firmatari, rischierebbe di produrre effetti negativi non solo sulla salute del personale, ma anche sul rapporto fiduciario con la clientela.
Attraverso i quesiti dell'interrogazione, la minoranza chiede formalmente di sapere se si sia a conoscenza delle problematiche sollevate dalla FISAC CGIL e se si reputino tali metodi compatibili con la tutela del lavoro e del benessere organizzativo. Si sollecitano inoltre risposte precise sull'impatto delle nuove modalità sul clima lavorativo e sulla salute psicofisica del personale. Infine, l'atto ispettivo incalza la governance per sapere se siano previsti momenti di confronto strutturato con le organizzazioni sindacali per prevenire il disagio e quali iniziative concrete si intendano assumere affinché le politiche commerciali tornino a essere coerenti con i principi di sostenibilità e corretta organizzazione nelle filiali.














