C'è tempo fino a martedì 9 giugno per partecipare alla consultazione pubblica promossa dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per contribuire alla redazione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura. Un passaggio definito importante, poiché il Piano dovrà indicare come l'Italia intende dare attuazione al Regolamento europeo approvato il 18 agosto 2024, individuando obiettivi, priorità, misure, risorse, strumenti di monitoraggio e le aree terrestri e marine da sottoporre a interventi di ripristino.
La consultazione è aperta a tutti: cittadini, Regioni, Province autonome, Province, Comuni, Unioni di Comuni, Comunità montane, enti parco e aree protette, autorità pubbliche con competenze ambientali, università, enti di ricerca, associazioni, ONG, scuole e realtà impegnate nella tutela della natura, del verde, del paesaggio e dei territori.
Cittadini e associazioni già al lavoro
A oggi diverse associazioni, comitati e singoli cittadini astigiani stanno lavorando per segnalare ai Ministeri particolari aree che potrebbero rientrare pienamente tra gli ecosistemi degradati da ripristinare e quantificare i relativi interventi necessari, mettendo così in rete conoscenze locali e bisogni ambientali concreti. Viceversa, da Comuni astigiani ed Ente provinciale non giunge alcun segnale, "il che ci fa temere che nonostante gli inviti loro indirizzati non sia stata colta l'enorme opportunità che l'Unione Europea ci offre".
L'occasione è rappresentata dalla Nature Restoration Law (NRL) , che per la prima volta fissa come obiettivo dichiarato non solo la tutela di ciò che già gode di protezione, ma il recupero dei danni generati dall'azione umana. Un autentico "cambio epocale di visione", che il territorio rischia di lasciarsi sfuggire. "Abbiamo una manciata di ore per collegarci alla piattaforma on line predisposta dai Ministeri, compilare i form proposti e 'candidare' aree che riteniamo meritino di essere comprese nel Piano nazionale in corso di formazione: non sprechiamo questa occasione e, in particolare, ci pare innegabile che i nostri Enti locali non possano permettersi di lasciar scadere i termini della consultazione".
Cosa prevede la Nature Restoration Law
La legge europea si applica a un'ampia gamma di ambiti che riguardano direttamente città, campagne, fiumi, coste, boschi e spazi degradati. Tra questi figurano gli ecosistemi terrestri, costieri e di acqua dolce (fiumi, laghi, pianure alluvionali, zone umide, torbiere), gli ecosistemi marini, quelli urbani (parchi, alberature, spazi verdi, suoli e connessioni ecologiche), gli ecosistemi agricoli e forestali, la connettività naturale dei fiumi e delle relative pianure alluvionali, e le popolazioni di impollinatori.
Il Regolamento riguarda anche il nostro territorio: un fiume tombinato o imbrigliato, un'area agricola impoverita, uno spazio verde urbano sacrificato, un ecosistema frammentato, una zona naturale, un bosco, una piana alluvionale degradata, una cava dismessa. "È proprio da questi luoghi che può partire un reale processo di ripristino". La Nature Restoration Law indica chiaramente che il Piano nazionale deve essere progettato coinvolgendo cittadini e comunità in modo attivo. "Purtroppo per la nostra intera provincia ciò non pare essere avvenuto, ci auguriamo che l'ultima settimana utile possa quindi essere utilizzata al meglio".
La piattaforma predisposta dai Ministeri è accessibile all'indirizzo https://partecipa.gov.it/processes/ConsultazionePianoRipristino.














