A un anno dall’approvazione del Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima, Ambiente Asti torna a puntare l’attenzione sull’attuazione concreta del Paesc e presenta un’interrogazione per chiedere all’amministrazione comunale di riferire pubblicamente che cosa sia stato realmente fatto. Il nodo, secondo il gruppo, è semplice: passato il tempo degli annunci, ora servono dati, verifiche e risultati misurabili.
Nel documento, la lista sottolinea come il Paesc rappresenti uno strumento decisivo per affrontare le conseguenze della crisi climatica, ridurre le emissioni e rendere il territorio più resiliente agli eventi estremi. Ma, osservano i firmatari, un piano di questo tipo non può restare sulla carta, né limitarsi a un elenco di intenzioni: deve tradursi in azioni avviate, interventi conclusi, finanziamenti reperiti e strumenti di monitoraggio accessibili ai cittadini.
Le richieste alla giunta
L’interrogazione chiede quindi alla giunta di chiarire quali misure previste dal piano siano state effettivamente avviate, quali risultino concluse e quali, invece, siano ancora ferme. Ambiente Asti vuole sapere anche se siano stati costituiti gli organismi di monitoraggio previsti dal Paesc, quali risorse siano state ottenute e se esista già una rendicontazione pubblica consultabile sullo stato di avanzamento delle azioni.
Nel comunicato, il gruppo insiste sul valore del controllo consiliare e sulla necessità di garantire trasparenza rispetto a un tema che riguarda direttamente la qualità della vita dei cittadini. L’obiettivo dichiarato è quello di verificare se gli impegni assunti dal Comune abbiano trovato un riscontro concreto oppure se, a distanza di un anno, vi siano ancora ritardi da colmare.
Il nodo dei “rifugi climatici”
Un’attenzione particolare viene riservata all’Azione A9, quella che nel piano prevede la realizzazione dei cosiddetti “rifugi climatici”, spazi pensati per offrire protezione alla popolazione durante le ondate di calore sempre più frequenti. Il Paesc parla di individuazione di aree forestali, miglioramento dell’accessibilità, creazione di ulteriori spazi urbani e informazione alla cittadinanza, ma secondo Ambiente Asti molti cittadini non sanno ancora se questi interventi siano partiti, dove siano localizzati e quali servizi siano davvero disponibili.
Per questo l’interrogazione entra nel merito e chiede quanti rifugi climatici siano stati individuati, dove si trovino, quali risorse siano state investite e quali risultati siano stati raggiunti. Tra le richieste figura anche la presenza di una mappa pubblica consultabile e di iniziative informative rivolte in particolare alle fasce più vulnerabili della popolazione.
“Dopo un anno servono risultati”
Nel testo, si lega la richiesta di chiarimento a un quadro climatico già evidente anche sul territorio locale. Ondate di calore, siccità ed eventi meteorologici estremi, osserva il gruppo, stanno già producendo effetti concreti e impongono un cambio di passo nelle politiche pubbliche. Da qui la sollecitazione al Comune perché il Consiglio comunale possa esercitare pienamente il proprio ruolo di controllo su un piano che tocca ambiente, salute pubblica e organizzazione urbana.
Il cuore politico dell’intervento sta proprio nella domanda di fondo che viene rivolta all’amministrazione: a che punto siamo, quali risultati sono stati ottenuti, quali ritardi esistono e come si intende recuperarli. Quesiti che il gruppo definisce legittimi e che, secondo i firmatari, meritano risposte chiare nell’interesse della città e delle future generazioni.














