Nello sport e nell'esercizio fisico non esistono privilegi, poiché il corpo impone le stesse identiche regole a tutti i partecipanti. Muove da questo principio, semplice e radicale, il progetto Muoversi alla Pari, la nuova iniziativa promossa da Piam Ets per utilizzare l’attività fisica come un concreto strumento di benessere, inclusione, rigenerazione psicosociale e integrazione all’interno della comunità.
Il modello si fonda interamente sulla partecipazione congiunta di beneficiari, operatori sociali e cittadini, i quali si ritrovano a condividere lo stesso identico spazio di allenamento. All'interno di questo contesto, ciascuno è chiamato a confrontarsi con la medesima fatica, con gli stessi limiti fisici e con il medesimo impegno. Di fronte allo sforzo, alla respirazione che accelera e alla difficoltà del gesto atletico, le gerarchie si sospendono e le differenze perdono ogni rilevanza: il corpo diventa così un grande livellatore che non riconosce ruoli sociali, status o diagnosi.
In questo spazio neutro generato dall’allenamento, la relazione tra le persone non si costruisce sulla cura unilaterale o sull’assistenza, ma sulla condivisione di un’esperienza universale. L'obiettivo è ridurre lo stigma, le discriminazioni e le distanze simboliche, aprendo nuove possibilità di ricostruzione individuale e relazionale.
"L’idea nasce da una convinzione semplice: quando ci si allena insieme, le distanze si accorciano. Nel movimento non conta il ruolo che hai, da dove vieni o quale storia porti con te. Conta affrontare la fatica e cercare di superare i propri limiti. Muoversi alla Pari vuole creare proprio questo spazio: un luogo dove il corpo diventa il primo passo per ritrovare fiducia, relazione e continuità, ma anche per costruire legami nuovi dentro la comunità", spiega Eugenio Aquilini, personal trainer ideatore e conduttore del progetto.
L'iniziativa non si configura come un semplice corso sportivo, ma come un vero e proprio modello di intervento sociale che utilizza il corpo, il gruppo e la continuità come leve per rafforzare l’autostima e il senso di appartenenza. Le attività previste includono allenamenti funzionali, esercizi a corpo libero, circuiti di forza e resistenza, camminate strutturate e pratiche di mobilità e respirazione. Ogni sessione sarà modulata in base alle reali possibilità dei partecipanti, mantenendo però la totale condivisione dello spazio e del tempo.
Il progetto coinvolgerà in modo progressivo anche i cittadini del territorio, trasformando l’allenamento in un punto di incontro tra persone con storie e percorsi diversi. L’integrazione non viene quindi intesa come un processo in cui la persona fragile deve adattarsi a un contesto esterno, ma come un’esperienza di reciprocità in cui la comunità entra in uno spazio sicuro e accogliente.
"L’inclusione non si costruisce solo attraverso i servizi, ma anche creando luoghi in cui le persone possano incontrarsi davvero. Muoversi alla Pari va in questa direzione: mette insieme persone accompagnate nei nostri percorsi, operatori e cittadini nello stesso spazio, davanti alla stessa fatica e agli stessi obiettivi. È un progetto che parla di benessere, ma anche di comunità, perché aiuta a trasformare la relazione di aiuto in una relazione più vicina, più reciproca e più umana", sottolinea Alberto Mossino.
Un aspetto centrale e innovativo del programma riguarda il benessere degli operatori sociali. Chi lavora quotidianamente a contatto con situazioni complesse, traumi e vulnerabilità è esposto a un forte carico emotivo. Per questa ragione, l'attività fisica viene considerata anche come una pratica strutturale di cura per gli stessi operatori, utile a prevenire lo stress, il burnout e l'affaticamento psicologico.
La sede operativa principale delle attività sarà Villa Quaglina, una struttura che offre ampi spazi adeguati allo svolgimento dell’attività fisica di gruppo, sia al chiuso sia all’aperto, garantendo accessibilità, sicurezza e continuità nel tempo.



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