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Scuola | 05 giugno 2026, 15:15

L’arte che cura: gli studenti del Liceo Artistico portano bellezza nei luoghi della salute

Le opere realizzate in un anno di scuola contribuiranno a rendere più accoglienti i reparti di Cardiologia, Oncologia, Pronto Soccorso e Psichiatria

Le immagini della mostra (Merphefoto)

Le immagini della mostra (Merphefoto)

Un anno di lavoro, di creatività e di incontro tra mondi apparentemente lontani, ma accomunati dall’attenzione alle persone. È stata presentata venerdì scorso l’esposizione conclusiva del progetto “L’arte che cura”, nato dalla collaborazione tra il Liceo Artistico “Benedetto Alfieri” e l’Asl AT. Le opere realizzate dagli studenti delle classi 1D, 2A, 2D, 2F, 3Fa, 3Fb, 4D, 4Fb, 5F entreranno nei reparti di Cardiologia, Oncologia, Pronto Soccorso e Psichiatria, contribuendo a rendere gli ambienti più accoglienti attraverso le “storie” e le riflessioni che si sono trasformate in tratto e in colore.

Le aule sono soltanto uno dei luoghi della scuola”, ha evidenziato la dirigente scolastica Stella Perrone, ricordando come la vera formazione si costruisca anche all’esterno, attraverso il rapporto con il territorio e con le realtà che lo animano. Un approccio che da sempre caratterizza il Liceo Artistico, impegnato a promuovere esperienze capaci di coniugare crescita personale, creatività e cittadinanza attiva.

Particolarmente significativa è stata l’esperienza vissuta all’interno dell’ospedale, che ha permesso agli studenti di conoscere da vicino un luogo spesso associato esclusivamente alla malattia. Attraverso il confronto con operatori e professionisti sanitari, i ragazzi hanno scoperto il valore della prevenzione, della cura e dell’assistenza, comprendendo il ruolo delle persone che ogni giorno lavorano per il benessere della comunità.

La mostra raccoglie elaborati sviluppati a partire da specifiche richieste provenienti dai reparti coinvolti. Dopo aver incontrato i responsabili delle strutture e averne compreso esigenze e obiettivi, gli studenti hanno trasformato idee e suggestioni in opere artistiche originali, mettendo in campo talento, sensibilità e capacità progettuale.

L' arte come presenza "intrusiva"

Nel suo intervento il direttore generale dell’ASL At, Giovanni Gorgoni, ha evidenziato il valore della collaborazione costruita negli anni con il Liceo Artistico. “La presenza del vostro liceo nei nostri luoghi di cura è qualcosa che difficilmente passa inosservato – ha affermato – chi cerca informazioni sull’ASL trova subito le vostre opere, a partire dal murale del Pronto Soccorso. Si percepisce immediatamente che c’è qualcosa di speciale”.

Gorgoni ha ricordato come l’azienda sanitaria abbia progressivamente coinvolto studenti e docenti nei percorsi di umanizzazione degli ambienti ospedalieri, definendo quella dell’Alfieri una presenza “intrusiva” nel senso più positivo del termine. “Voi praticate già oggi quello che a livello nazionale e internazionale viene sempre più riconosciuto: la bellezza non è una semplice cornice ma è parte integrante del percorso terapeutico. Noi crediamo profondamente nell’efficacia di questo approccio”.

Un percorso ancora tutto da esplorare, ha aggiunto il direttore generale, ma che non può prescindere dall’apporto delle nuove generazioni: “Quello che inauguriamo oggi non è un punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza. L’obiettivo è continuare a collaborare e aggiungere nuovi tasselli a una storia che ha ancora molto da raccontare”.

A portare il saluto dell’amministrazione comunale sono intervenuti gli assessori Paride Candelaresi e Loretta Bologna. Candelaresi ha richiamato il significato più profondo della scuola come luogo di crescita e formazione: “La scuola non è soltanto uno spazio fisico, ma anche uno spazio della mente”. L’assessore ha inoltre voluto ringraziare la dirigente scolastica e l’intero corpo docente per la passione e la dedizione dimostrate nella realizzazione del progetto. Loretta Bologna ha invece sottolineato la sensibilità dimostrata dai ragazzi nell’ideare opere capaci di parlare alle persone che attraversano momenti di fragilità. “Le immagini e i colori che avete creato possono offrire conforto, distrazione e sollievo a chi si trova nei reparti ospedalieri”, ha affermato, complimentandosi con studenti e insegnanti per il lavoro svolto.

Le voci dei ragazzi

Particolarmente emozionanti sono state le testimonianze degli studenti coinvolti nel progetto. Sara ha raccontato: “Quando dipingiamo ci sentiamo liberi, ci immergiamo in un mondo di colori e costruiamo una sorta di rifugio dove tempo e spazio non esistono più. Il progetto ha favorito non soltanto la crescita artistica ma anche quella umana e relazionale. Eravamo studenti di classi diverse, dalle prime classi alle quarte, abbiamo lavorato insieme condividendo idee, consigli e momenti di confronto”.

Elisa ha aggiunto: “Sapevamo che le nostre opere sarebbero state viste da pazienti, medici, infermieri e familiari. Volevamo dire la nostra e lasciare un contributo positivo. Le nostre opere collaboreranno alla guarigione insieme alla medicina, in un’unione empatica di forze diverse che, insieme, ce la possono fare”.

Per il reparto di Cardiologia gli studenti hanno lavorato sul tema del cuore, interpretandolo nelle sue dimensioni emotive, relazionali e scientifiche: “Pensavamo di partire da un elemento semplice, ma ci siamo accorti di avere tra le mani un concetto immenso”, ha spiegato Giuditta. Le opere raccontano la rinascita dopo la malattia attraverso l’intreccio delle vene, i legami tra pazienti, medici e familiari rappresentati dall’edera, la forza dell’alleanza terapeutica e il valore della speranza. 

Tra le immagini più suggestive spicca la reinterpretazione del bastone di Asclepio, simbolo della medicina, trasformato in un ago che ricuce un cuore ferito.

Per il reparto di Psichiatria, ha raccontato Lisa: “La vera sfida è stata quella di cercare di immedesimarsi in persone diverse da noi, ma, pensandoci bene, non così lontane da noi. Un aiuto anche per chi si sente perso e lontano da pensieri positivi, e trova nel processo creativo una forma di evasione e di realizzazione di sé. Linee, colori, forme, soggetti hanno come obiettivo trasmettere la bellezza, la serenità, l’armonia che, da sempre, l’arte – come una mano tesa – sa cogliere e infondere, attraverso le emozioni, alle persone fragili. Medicina e arte si alleano, perché se la prima cura, la seconda appaga, fa prendere il volo, instaura un rapporto di empatia con lo spettatore, si tratti di un verde prato piuttosto che di un cielo azzurro, di una navicella pronta a lanciarsi nello spazio infinito e al di là del tempo, oppure di figure geometriche che si riavvicinano a comporre una psiche spezzata”.

Alcuni studenti si sono concentrati nel progettare bacheche per gli spazi dell’Oncologia; un ex studente del Liceo ha disegnato una storia per le pareti del Pronto Soccorso. A testimoniare il valore concreto dell’iniziativa è stata anche la voce di una studentessa che si è ritrovata al Cardinal Massaia nelle vesti di paziente: “Quando sono in ospedale cerco sempre qualcosa che mi permetta di alzare lo sguardo e pensare ad altro. Sapere che nei reparti ci saranno questi lavori mi fa piacere. Forse qualcuno si fermerà a guardarli, a riflettere e magari riuscirà anche a sorridere”.

Un ringraziamento per il lavoro svolto va ai docenti dell’artistico che hanno collaborato attivamente al progetto: prof.ssa Silvia Caronna, prof. Federico Baglivo, prof.ssa Elisabetta De Leonardis, prof.ssa Emanuela Carelli, prof.ssa Gianna Gandini, prof. Marco Vergano, prof. Gabriele Sanzo, prof.ssa Giorgia Sanlorenzo, prof. Stefano Scagliola, prof.ssa Grazia Campo, prof.ssa Valeria Cappucci, prof.ssa Valentina Salasco, prof.ssa Annalisa Torelli, prof. Fabio Calosso. Un ultimo grazie va ai tecnici informatici Luca Gugliotta e Giovanni Ropolo e alla collaboratrice scolastica Filomena Mangano, che aiutano sempre in occasione di questi eventi.

L’arte che “si prende cura”, la bellezza come una carezza che offre conforto e speranza quando ce n’è più bisogno. Nei prossimi mesi le creazioni degli studenti arriveranno sulle pareti dei reparti. La storia continua.

Redazione

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