Cinque milioni di euro per garantire la continuità assistenziale negli ospedali e nei servizi territoriali del Piemonte, sostenere i reparti durante il periodo estivo e consentire alle aziende sanitarie di fronteggiare una situazione che da anni continua a mettere sotto pressione infermieri, professionisti sanitari e OSS.
È questo l'obiettivo delle risorse regionali straordinarie e una tantum destinate alle prestazioni aggiuntive del personale del comparto sanitario, previste dall'accordo sottoscritto tra Regione Piemonte e organizzazioni sindacali del comparto sanità. Le somme serviranno a finanziare attività aggiuntive svolte volontariamente dai professionisti per garantire il mantenimento dei livelli assistenziali, sostenere il sistema dell'emergenza territoriale e affrontare le criticità organizzative generate dalla cronica carenza di personale.
La misura arriva in una fase particolarmente delicata per la sanità piemontese. Negli ultimi anni il sistema sanitario regionale ha dovuto confrontarsi con un progressivo aumento dei pensionamenti, con la difficoltà di reperire nuovi professionisti e con una crescente fuga di infermieri, professionisti sanitari e OSS dal servizio pubblico verso altri settori o Paesi esteri in grado di offrire condizioni economiche e organizzative più attrattive.
A questa situazione si aggiungono l'invecchiamento della popolazione, l'aumento della complessità assistenziale, le nuove esigenze legate allo sviluppo dell'assistenza territoriale e la necessità di garantire l'apertura delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR. Una trasformazione che richiederebbe migliaia di professionisti sanitari aggiuntivi mentre le aziende continuano a fare i conti con organici insufficienti.
Secondo quanto previsto dall'accordo regionale, le risorse dovranno essere utilizzate esclusivamente per finanziare prestazioni aggiuntive del personale sanitario del comparto e non potranno sostituire una corretta programmazione delle attività o delle ferie. La Regione ha inoltre previsto sistemi di monitoraggio e rendicontazione per verificare il corretto utilizzo dei fondi e l'effettiva destinazione alle situazioni di carenza di organico.
La distribuzione delle risorse è stata definita sulla base di diversi parametri: il finanziamento assegnato alle aziende sanitarie, la spesa sostenuta nel 2025 per le prestazioni aggiuntive, il saldo tra assunzioni e cessazioni registrato nelle singole aziende e il personale impiegato nel sistema dell'emergenza sanitaria territoriale.
Il riparto assegna:
• 801.487 euro all'AOU Città della Salute e della Scienza di Torino;
• 480.592 euro all'ASL Alessandria;
• 423.528 euro all'AOU Maggiore della Carità di Novara;
• 408.054 euro all'AOU di Alessandria;
• 379.815 euro all'ASL Città di Torino;
• 369.959 euro all'ASL TO4;
• 354.487 euro all'ASL CN1;
• 254.740 euro all'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo;
• 210.774 euro all'ASL TO3;
• 183.739 euro all'ASL Novara;
• 180.759 euro all'ASL TO5;
• 171.844 euro all'ASL Vercelli;
• 160.404 euro all'ASL Asti;
• 149.747 euro all'ASL CN2;
• 143.736 euro all'ASL VCO;
• 128.116 euro all'ASL Biella;
• 105.367 euro all'AO Mauriziano di Torino;
• 92.851 euro all'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano.
Per il Nursing Up il finanziamento rappresenta un segnale importante, frutto anche del confronto sindacale avviato con la Regione, ma non può essere considerato una soluzione definitiva.
«Siamo di fronte a un provvedimento necessario che riconosce una situazione di difficoltà ormai evidente in tutto il sistema sanitario piemontese – afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte Valle d'Aosta –. Queste risorse permetteranno alle aziende di garantire la continuità assistenziale nei mesi più critici e di sostenere reparti e servizi che quotidianamente operano in condizioni di forte pressione.»
Secondo Delli Carri il problema principale resta tuttavia la mancanza di personale.
«Da anni denunciamo una carenza strutturale di infermieri, professionisti sanitari e OSS. I colleghi continuano a garantire assistenza, emergenza, continuità dei servizi e presa in carico dei cittadini attraverso sacrifici personali sempre maggiori. Le prestazioni aggiuntive possono aiutare a coprire temporaneamente le criticità, ma non possono diventare il modello organizzativo ordinario della sanità pubblica.»
Il segretario regionale evidenzia come il rischio sia quello di continuare a basare il funzionamento del sistema sanitario sulla disponibilità dei professionisti già presenti.
«Quando un reparto resta aperto grazie a chi rinuncia al riposo o accetta di svolgere ulteriori turni, significa che il sistema sta chiedendo ai lavoratori uno sforzo straordinario per compensare carenze che dovrebbero essere affrontate attraverso politiche di assunzione e valorizzazione professionale. La sanità piemontese resta in piedi grazie al senso di responsabilità degli operatori.»
Il Nursing Up richiama inoltre l'attenzione sulle difficoltà che stanno interessando numerose realtà aziendali, dove l'età media del personale aumenta, il turnover fatica a essere compensato e cresce il numero di professionisti che scelgono di lasciare il servizio pubblico.
«Per rendere attrattiva la professione non bastano misure emergenziali. Occorre investire su retribuzioni, sviluppo professionale, sicurezza, organizzazione del lavoro e conciliazione tra vita privata e attività lavorativa. Oggi il problema non è soltanto trovare nuovi professionisti, ma riuscire a trattenere quelli che già operano nel sistema sanitario pubblico. Ogni operatore che lascia rappresenta una perdita di competenze, esperienza e capacità assistenziale che difficilmente può essere sostituita in tempi brevi.»
Delli Carri conclude sottolineando la necessità di affiancare alle misure straordinarie una strategia di lungo periodo.
«Accogliamo positivamente questo stanziamento e vigileremo affinché le risorse vengano utilizzate realmente per sostenere i professionisti e garantire l'assistenza ai cittadini – conclude Delli Carri –. Parallelamente chiediamo che si apra una riflessione strutturale sul futuro della sanità piemontese, perché senza nuove assunzioni e senza una programmazione seria del fabbisogno di personale il rischio è di continuare a rincorrere le emergenze anziché risolverle.»
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