Le temperature eccezionali di questi giorni stanno trasformando i penitenziari del Piemonte in veri e propri ambienti soffocanti. La situazione attuale - denunciano i garanti territoriali Domenico Massano (Asti), Silvia Coscia (Alessandria), Paolo Allemano (Saluzzo), Silvia Magistrini (Verbania), Raffaele Orso Giacone (Ivrea), Alberto Valmaggia (Cuneo), Pietro Luca Oddo (Vercelli), Nathalie Pisano (Novara), Emilio De Vitto (Alba) e Diletta Berardinelli (Torino), firmatari di uno specifico documento a riguardo - è duramente compromessa da un sovraffollamento strutturale che ha raggiunto il 120% della capienza regolamentare, un fattore che amplifica notevolmente gli effetti dell'ondata di calore. Le strutture, realizzate in gran parte con ampie superfici di cemento, acciaio e asfalto, risultano prive di isolamento termico adeguato e quasi del tutto sprovviste di aree verdi. Il calore accumulato durante il giorno permane anche nelle ore notturne, impedendo il necessario riposo psico-fisico sia ai reclusi sia a chi opera quotidianamente all'interno dei reparti.
Cemento, afa e l'assenza di servizi essenziali
A peggiorare le condizioni di vivibilità si aggiunge il fatto che in molti istituti mancano ancora le docce nelle celle, e l'accesso ai locali comuni rimane limitato a specifiche fasce orarie. Persino i cortili destinati all'ora d'aria, essendo interamente cementificati e privi di vegetazione, si rivelano aree di ulteriore sofferenza. Anche l'uso dei ventilatori, laddove consentito, risente delle disponibilità economiche delle famiglie dei singoli detenuti, introducendo un elemento di profonda disuguaglianza. Recentemente il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti territoriali, Samuele Ciambriello, ha efficacemente definito questa estate "una seconda pena", evidenziando il grave rischio sanitario a cui sono esposti soprattutto i soggetti più fragili, come gli anziani e i malati cronici o cardiorespiratori.
L'appello alle istituzioni e il rispetto delle leggi fondamentali
L'emergenza climatica non risparmia il personale della Polizia Penitenziaria, gli educatori e gli operatori sanitari, costretti a svolgere le proprie mansioni per molte ore in ambienti caldi oltre la norma, con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza complessiva. Per questo motivo, i garanti hanno rivolto un appello congiunto al Ministero della Giustizia, alle direzioni degli istituti e alle autorità sanitarie per chiedere l'adozione immediata di misure straordinarie. Tra le richieste principali figurano l'estensione degli orari di accesso alle docce, la garanzia di acqua potabile fresca, la rimodulazione delle attività all'aperto e una maggiore permanenza fuori dalle celle per alleviare il disagio. Secondo i promotori dell'iniziativa, garantire la dignità umana non significa ridurre il valore della sanzione, ma dare piena attuazione all'articolo 27 della Costituzione che vieta ogni trattamento contrario al senso di umanità.














