Una domanda presentata anni fa, l’attesa della risposta, la speranza di un sostegno per affrontare il costo dell’assistenza. Poi la morte della madre e, il giorno successivo, la comunicazione della Regione Piemonte: "La richiesta per il Buono residenzialità non può essere accolta perché la destinataria è deceduta".
È la storia segnalata da una lettrice, profondamente amareggiata non tanto dalla procedura in sé, quanto dal suo epilogo e dal tempo in cui è arrivata la risposta. “Le famiglie vengono messe a durissima prova e sembra una beffa. Vergogna davvero”, racconta.
La vicenda
La donna spiega di aver presentato inizialmente domanda per il Buono domiciliarità di Regione Piemonte, misura pensata per sostenere l’assistenza a domicilio delle persone non autosufficienti. Senza ricevere il contributo, con il successivo aggravarsi delle condizioni della madre e il ricovero in una struttura, la famiglia aveva poi inoltrato la richiesta per il Buono residenzialità.
La misura regionale prevede un sostegno di 600 euro mensili, fino a un massimo di 24 mesi, destinato alle persone non autosufficienti ospitate in strutture residenziali private aderenti. L’assegnazione dipende dai requisiti previsti, dal punteggio sociale attribuito dalle Unità di valutazione e dalle risorse disponibili nelle singole finestre di domanda.
Secondo quanto riferito dalla lettrice, la domanda era stata valutata positivamente sotto il profilo dei requisiti, ma non finanziata per l’esaurimento dei fondi. Alla famiglia sarebbe stato comunicato che sarebbe stata ricontattata in caso di nuovi stanziamenti o scorrimenti della graduatoria.
La mail dopo il decesso
Pochi giorni fa, il lutto.
Il giorno seguente, sullo smartphone della figlia, è arrivata la mail con il preavviso di diniego.
Nel messaggio, visionato dalla redazione e con i dati personali omessi, la Regione comunica che, “a seguito del decesso del destinatario per il quale è stata presentata domanda di assegnazione del Buono, la stessa non può essere accolta”. La nota richiama l’articolo 10 bis della legge 241 del 1990, la norma che disciplina il preavviso di rigetto nei procedimenti amministrativi.

Per la lettrice il nodo non è contestare che il contributo non possa essere riconosciuto dopo la morte della persona destinataria, ma la distanza tra i tempi della burocrazia e quelli, molto più dolorosi, di una famiglia che ha affrontato mesi di assistenza e una retta in struttura.
“Quella mail è arrivata il giorno dopo la morte di mia madre. Mi ha davvero amareggiato questo tempismo. Dopo tutto quello che una famiglia attraversa, leggere una comunicazione simile sembra quasi una beffa”, dice.
Domande ammesse, ma non finanziate
La stessa pagina informativa della Regione Piemonte chiarisce che le domande in possesso dei requisiti possono risultare ammesse ma non finanziate, quando le risorse assegnate allo sportello non sono sufficienti. In quel caso restano valide per gli sportelli successivi.
Il Buono residenzialità, però, è incompatibile con la cessazione dell’inserimento nella struttura: con il decesso dell’ospite, ovviamente viene meno uno dei requisiti necessari per usufruire della misura.
Resta il peso umano di una comunicazione che, pur formalmente legata alle regole del procedimento, è arrivata nel momento più delicato per chi aveva chiesto aiuto.
Una storia che riporta al centro una domanda molto concreta: come rendere più tempestivi, e anche più attenti, i percorsi amministrativi rivolti alle famiglie che assistono anziani e persone fragili?










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