A distanza di ottant'anni dai fatti dell'agosto 1946, il saggio storico I ribelli di Santa Libera torna a far luce su un episodio cruciale della nostra storia. A guidarci tra le pagine e i retroscena di questa insurrezione armata è la stessa autrice, Laurana Lajolo, che presenterà il volume in un appuntamento speciale a Belveglio.
L'incontro letterario in biblioteca
L'evento, organizzato dall'Associazione biblioteca di Belveglio, si terrà domenica 30 agosto alle 18 negli spazi della biblioteca, in via XX settembre 1. Per aiutare il pubblico a comprendere meglio la complessità storica della ribellione partigiana che alla fine di agosto del 1946 scosse l'Italia intera, Laurana Lajolo dialogherà con Mario Renosio. Al termine della presentazione letteraria, i partecipanti potranno fermarsi per condividere insieme un aperitivo organizzato nei locali della struttura.
Il lungo percorso per conquistare la fiducia
Il lavoro dietro all'opera ha radici lontane. Rivela infatti la scrittrice: "Nel 1984, per il convegno Contadini e partigiani dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Asti, ho ricostruito lo svolgimento della protesta di un gruppo di giovani partigiani astigiani dell’agosto 1946, dopo il provvedimento di amnistia". Una sollevazione conclusa pacificamente, ma avvolta per anni in un pesante silenzio istituzionale. Aggiunge l'autrice: "Per ragioni di tutela dei protagonisti e di opportunità politica, alla ribellione di Santa Libera fino ad allora non si era più fatto riferimento".
Raccogliere i materiali diretti ha richiesto ben dieci anni e una profonda mediazione umana. Confida Laurana Lajolo: "La difficoltà iniziale è stata quella di dimostrare, soprattutto a Armando Valpreda, la mia intenzione di ricostruire quella vicenda riconoscendo la motivazione ideale della ribellione".
Gli ideali traditi e il rischio di una nuova guerra
Ma cosa spinse questi giovani a imbracciare nuovamente i fucili? Secondo l'autrice, alla base del gesto vi era un profondo senso di giustizia tradita. Chiarisce a questo proposito: "I giovani partigiani di Santa Libera volevano riaffermare gli ideali per cui avevano combattuto la lotta di liberazione contro i fascisti, che avevano rovinato l’Italia". I ribelli agirono quindi per l'impulso morale di rivendicare diritti non ancora riconosciuti e per rifiutare fermamente il reintegro degli ex fascisti nelle istituzioni.
L'eco della protesta rischiò seriamente di infiammare l'intera Penisola. Racconta la scrittrice: "Al comando partigiano di Santa Libera giunsero molte adesioni di gruppi partigiani da tutta Italia, segnale di un diffuso malcontento". Il pericolo che la situazione precipitasse era concreto, tanto che la sollevazione avrebbe potuto avere un esito tragico se non fossero prontamente intervenuti a trattare esponenti come il vicepresidente del consiglio Pietro Nenni e i comandanti partigiani. Ribadisce la studiosa: "Anche per l’accanita reazione delle forze di destra c’era il rischio concreto di una nuova guerra civile".
La purezza d'animo contro il pragmatismo politico
A decenni di distanza, il giudizio si trasforma in un delicato omaggio all'eredità umana di quei giorni, ricordando un'epoca segnata dai governi del presidente del consiglio Alcide De Gasperi. Confida Laurana Lajolo: "Narrando le loro storie di vita, ho ammirato la purezza di cuore di quei giovani, lo slancio ideale, la dirittura morale di Armando Valpreda". Una valutazione che non perde di vista l'oggettività dell'analisi storica: "Quella protesta fu un atto emotivo, che non poteva avere l’esito politico di cambiare il corso degli eventi".








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