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Cultura e tempo libero | 03 settembre 2026, 18:01

Vacanze Astigiane tra storia e storie di Asti

Oggi, in previsione di un più che valido motivo per essere ad Asti nei prossimi giorni, propongo alcune chicche, scelte tra le tante storie lette su Astigiani

Vacanze Astigiane tra storia e storie di Asti

Avere a disposizione 55 numeri del trimestrale di storia e storie Astigiani, è certezza di poter scovare decine e decine di racconti, incentrati su fatti e notizie non usuali, che diventano facilmente originali inviti a scoprire posti bellissimi. Nelle ultime due puntate di rubrica ne ho proposti alcuni su diversi borghi dell’Astigiano. Oggi invece non posso che invitare ad Asti, dove sabato e domenica prossimi la storia si fa sfilata, si fa passione e tifo di Rioni e Borghi, si fa corsa, si fa orgoglio che da 751 anni è valore territoriale distintivo. Primo, fondante evento del grande Settembre Astigiano che, fatto il pieno di costumi, rulli di tamburi, bandiere, urla e cavalli, può diventare occasione per scoprire qualcosa di diverso dal solito. Tra i tanti articoli di Astigiani su storia e storie ambientate nel capoluogo, ne ho scelti quattro, invitando a curiosare nell’archivio online della testata per farvi prendere dai tanti altri.

Il monumento traslocato del conte mecenate 

Assediato dalle auto in sosta, passa quasi inosservato il monumento al centro di piazza Santa Maria Nuova, eretto in onore del conte Federico Cotti di Ceres. Appartenuto alla facoltosa borghesia astigiana, proprietaria del palazzo all’angolo di via Quintino Sella con via San Martino. Nacque ad Asti il 14 giugno 1819 e vi morì il 2 maggio 1849, a soli 30 anni. Di salute cagionevole, utilizzò gran parte del suo cospicuo patrimonio per compiere opere di bene, tra cui l’ospedale, che lo annoverò tra i suoi più grandi benefattori. Dopo la morte del conte il Comune, in segno di gratitudine, decise di erigergli un monumento all’interno dell’ospedale. Venne affidato l’incarico allo scultore torinese Giuseppe Dini. Monumento trasferito nel maggio 1931 nell’aiuola appositamente realizzata al centro di piazza Santa Maria Nuova. Il piedistallo comprende una formella in marmo, sempre opera del Dini, che rappresenta la carità. Questa formella cela una particolarità: la mano sollevata dell’immagine femminile conta sei dita. Che sia errore o simbolo occulto, è un motivo in più per rimirare l’opera, assieme, già che ci siete, alla fronteggiante chiesa di Santa Maria Nuova, una delle più antiche di Asti, in passato prima abbazia degli Agostiniani e poi dei canonici Lateranensi. Chiesa che custodisce due mirabili dipinti del grande Gandolfino.

I giardini pubblici nati sul viale del “Gazogeno” 

L’idea di verde urbano si sviluppa in Europa con l’avvento della rivoluzione industriale. Inizialmente i giardini sono patrimoni privati, solo in rari casi godibili dalla cittadinanza. Ad Asti per la localizzazione dei giardini pubblici viene scelta un’area già a inizio Ottocento considerata di “pubblico passeggio”. Nati nel 1875 e ampliati nel 1883, vengono delimitati dal viale che porta al gazogeno, oggi corso Felice Cavallotti, e dalla nuova piazza del mercato, Piazza campo del Palio. Il disegno originale dei giardini è dei fratelli Marcellino e Giuseppe Roda, i “giardinieri dei Savoia”. In oltre 150 anni di storia i Giardini hanno ospitato animali esotici, fiere vinicole e si è anche ballato. Uno spazio pubblico, da sempre al centro della vita cittadina, che offre una notevole ricchezza di specie vegetali ospitate e numerosi monumenti che costeggiano i viali. La passeggiata nel verde ha un suo importante vertice all’angolo nord-ovest, con un maestoso esemplare di paulownia, risalente al primitivo impianto del parco pubblico, e può chiudersi con i due imponenti gingko biloba, risalenti alla nascita del parco, a breve ancor più spettacolari con l’arrivo di solari cromie del fogliame, tipiche della stagione autunnale.

Ai piedi della colonna si bruciavano le corde degli impiccati 

Può passare inosservata, assediata dalle auto, la colonna che si erge tra piazza Catena e la piazzetta del Seminario. Così la descriveva l’abate Incisa nel 1806: «È una colonna di pietra grigia, alta in tutto due trabucchi (6,17 metri) posta nel quadrivio del Vescovado e della Misericordia nel 1585 (anno della peste) la quale, perché caduta o guasta, fu rimessa nello stesso luogo dal Vescovo Nostro Monsignor Innocenzo Milliavacca Cistercense nell’anno 1697». Antica colonna collegata alla vicina Confraternita della Misericordia, a cui era affidata la protezione dei carcerati e l’assistenza dei condannati a morte che erano giustiziati, quasi sempre, per impiccagione. La Confraternita in riconoscimento delle sue opere di carità, godeva di alcuni privilegi, tra i quali quello di poter ottenere una volta all’anno la grazia per un condannato a morte. Tale diritto non venne però quasi mai esercitato, e anzi nel 1687 ai piedi della colonna furono bruciati anche i lacci serviti per l’impiccagione di un adepto della Misericordia, che avrebbe potuto essere graziato dai suoi confratelli. Dietro alla colonna, la monumentale presenza del Seminario Vescovile, affascinante edificio barocco dall’estetica austera e rigorosa, progettato da Benedetto Alfieri, ospita l'antico Refettorio, dov'è conservato il dipinto della Natività con i santi Bartolomeo e Benedetto, capolavoro di Gandolfino. 

Il matrimonio astigiano di De Sica 

Sabato 10 aprile 1937, nella nuova chiesa di San Pietro, il parroco Emilio Cavallotto unisce in matrimonio la star del cinema Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano De Sica, 36 anni, e l’affermata attrice brillante Giuditta Rissone, che di anni ne ha 42. I due attori recitano insieme da tempo, in un sodalizio professionale e sentimentale che sfocerà nelle nozze astigiane, volutamente moderate e sobrie, con un corteo di cinque persone, cui seguì una colazione e l’immediato ritorno a Torino dei neo coniugi, impegnati in una tournée teatrale all’Alfieri. Chiesa in stile gotico moderno, fatta costruire proprio da don Cavallotto, su disegno dell’ingegner Gallo di Torino, e l’opera costruttiva dell’impresa Gallo Pio di Tigliole d’Asti. Chiesa consacrata al culto il 9 dicembre 1929, che custodisce un capolavoro medioevale, la Madonna del Tempo. Bellissima statua lignea trecentesca la cui storia è legata alla fine dei Templari, con l’emissione della bolla di messa al bando dell’ordine da parte di Papa Clemente V, su pressione del Re di Francia, Filippo il Bello: arresti, uccisioni e sequestro dei loro beni. Ad Asti avevano un'importante precettoria nei dintorni dell'attuale corso Alessandria, la Madonna del Tempio, a cui fu cambiato nome in Tempo. Precettoria distrutta nel '600; di lei è rimasta solo questa Madonna con Bambino, opera policroma di ottima fattura, di un metro circa d’altezza. Custodita e venerata, fino al 1936, in San Pietro in Consavia, era poi finita, prima, invisibile, in cima al maestoso organo della nuova chiesa di San Pietro e successivamente, una volta restaurata, nella sua canonica. Dopo averlo appurato ed essermene innamorato, tempestata Curia ed opinione pubblica con post, articoli e quant’altro mi fosse possibile, dal 2019, l’ho resa finalmente ammirabile all’interno della chiesa, quale bell'opera d'arte antica e pagina importante della storia astigiana. 



 

Davide Palazzetti


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