(Adnkronos) - “Auspichiamo il riconoscimento per la vitiligine e l'alopecia areata", da parte del Servizio sanitario nazionale, "per l'impatto che hanno nella vita delle persone. Si è riscontrato che entrambe le patologie producano un'ansia del 2,5% superiore alla media, con una possibilità di perdere il lavoro che va oltre l'80%. Riteniamo pertanto che ci siano gli estremi per dei riconoscimenti concreti”. Così Irma Cordella, Corporate Affairs Director di AbbVie Italia, oggi a Milano partecipando all'incontro organizzato dalla farmaceutica sul tema ‘Oltre la pelle: vitiligine e alopecia areata, le malattie invisibili che tutti vedono’. Un appuntamento che ha visto riuniti esperti e rappresentanti delle associazioni dei pazienti per comprendere il peso clinico e sociale delle due patologie, lo stato dell’arte della ricerca e le prospettive future per le persone che vivono con queste malattie autoimmuni croniche, in seguito alla recente approvazione da parte della Commissione Europea di upadacitinib, primo e unico farmaco sistemico approvato nell'Ue per la vitiligine non segmentale e il primo Jak inibitore a ottenere la ricrescita completa dei capelli nell’alopecia areata.
La farmaceutica è impegnata a migliorare gli standard di cura, che "significa lavorare su una corretta informazione che arrivi al maggior numero di persone - continua Cordella - La cura di una patologia non è legata soltanto alla terapia, ma anche all'informazione e alla formazione per arrivare a una diagnosi precoce, consentendo così di creare una rete che favorisca la conoscenza delle patologie e consenta di abbattere lo stigma”.
Un ruolo chiave è giocato dalle associazioni dei pazienti che “dicono cose che la scienza e la clinica" non considerano abbastanza, osserva, "come ad esempio l'impossibilità di fare uno sport, la mancanza della voglia di avere relazioni o il fatto di non accettare lavori che espongono al pubblico. Per noi questo rapporto è fondamentale per costruire un percorso che sia davvero efficace per i pazienti”.














