A Rossana l'autunno porta con sé un sapore che tutti in paese sanno riconoscere a occhi chiusi: quello dell'incontro tra due prodotti che il territorio ha imparato a veder crescere fianco a fianco, il porcino dei boschi e la castagna Bracalla. Quest’ultima è una varietà locale diventata negli anni quasi un sinonimo del paese stesso. L’appuntamento annuale che li celebra insieme – la Sagra della Castagna e del Fungo – supera ormai abbondantemente il mezzo secolo di vita e anche quest’anno, da venerdì 2 a domenica 4 ottobre, riempirà di suoni e colori il piccolo centro della Valle Varaita.

In piazza, un menù che racconta il bosco
Il cuore gastronomico della manifestazione troverà posto come ogni anno in Piazza Gazelli, dove tra mezzogiorno e le tre del pomeriggio si potranno assaggiare i piatti che meglio raccontano questo abbinamento non certo casuale: fungo e castagna, infatti, nascono nello stesso bosco, maturano nella stessa stagione. Ecco che allora i piatti forti della Sagra, anche se col tempo il menu delle cene del venerdì e del sabato (su prenotazione) si è fatto ben più ricco, non possono cambiare: tajarin ai funghi porcini, funghi fritti croccanti, e le immancabili caldarroste, quelle che qui chiamiamo “Mundaj”.
Imparare quel che si mangia a tavola
Prima ancora di sedersi a mangiare, la Sagra invita a scoprire la materia prima del territorio. Tra la mostra ortofrutticola — con porcini freschi, castagne Bracalla e tipicità della Valle Varaita — e l'esposizione micologica "Il Re Fungo" del Gruppo Micologico Bovesano, i visitatori imparano a riconoscere ciò che nasce nei boschi locali. Un modo concreto per capire l'origine di ciò che si ha nel piatto e sostenere un'economia di montagna che vive di raccolta stagionale. Così, la conoscenza della terra e del cibo anticipa e arricchisce il piacere del semplice assaggio.

E non mancano nemmeno le maschere
A dare un volto anche umano a questi due frutti del bosco ci penseranno le due maschere storiche della Sagra: il Bulerè, il cercatore di funghi, e la Bela Barutera, colei che cuoce le castagne. Non semplici comparse, ma l'incarnazione dei due gesti su cui poggia l'intero evento — la raccolta nel bosco e la cottura in piazza — presentati ogni anno all'apertura dei festeggiamenti. Attorno a loro il paese si anima per tre giorni tra bancarelle, musica ed esposizioni, ma è a questo doppio rito — raccogliere e cuocere — che la Sagra di Rossana deve, in fondo, la sua anima più autentica.














