Il ruolo delle donne nei processi di pace, riconciliazione e ricostruzione sociale è stato al centro dell'incontro "Le conseguenze della pace, donne che ricuciono il mondo", ospitato ieri nella sede del Cpia di piazza Leonardo Da Vinci 22, ad Asti, nell'ambito del Festival dei Popoli.
Un appuntamento inserito in un contesto multiculturale di incontro e contaminazione, che ha affrontato il tema della pace e della capacità di ricostruire le comunità nelle aree colpite dai conflitti, con l'obiettivo di alimentare la speranza in un'epoca segnata da profonde complessità.
A guidare il confronto sono state Lisa Clark, vicepresidente dell'associazione Beati i costruttori di Pace e testimone delle esperienze di diplomazia dal basso e delle campagne internazionali di disarmo promosse da reti e movimenti pacifisti, e Anna Pozzi, inviata e reporter con un'esperienza ventennale in oltre quaranta Paesi, in particolare in Africa e Medio Oriente. Pozzi si occupa inoltre di migrazioni, diritti umani, tratta delle persone e nuove schiavitù.
A moderare l'incontro è stata la giornalista Giusy Baioni, specializzata in giornalismo investigativo e geopolitica africana.
Donne, cura e ricostruzione
Nel corso della serata si è parlato della pace non soltanto come assenza di guerra, ma come processo quotidiano di cura e ricostruzione. In questo percorso, è stato sottolineato, il contributo delle donne nelle aree di conflitto viene spesso sottovalutato.
Lisa Clark ha evidenziato come la presenza femminile sia fondamentale anche durante la guerra, soprattutto per garantire un futuro alle nuove generazioni. Alla cura e all'ostinazione delle donne viene attribuito un ruolo nella salvaguardia di ciò che rimane da ricostruire dopo le devastazioni provocate dai conflitti.
Durante l'incontro sono state raccontate anche le esperienze di donne impegnate in diverse parti del mondo nel tentativo di ricucire fratture sociali e favorire il dialogo.
Le testimonianze di Anna Pozzi, maturate in contesti come Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, hanno mostrato realtà nelle quali la vita e la speranza continuano a resistere nonostante guerra e violenze. In molti casi, mentre gli uomini combattono o fuggono, sono le donne a rimanere per occuparsi della comunità.
Le crisi in Africa
Il confronto ha affrontato anche la situazione della Repubblica Centrafricana, indicata come uno dei casi dell'espansione e dell'influenza geopolitica russa in Africa, attraverso l'intreccio tra sostegno militare, sfruttamento minerario, in particolare dell'oro, e propaganda. Il tema dell'utilizzo dell'oro per il finanziamento della guerra contro l'Ucraina è stato inserito nel più ampio quadro delle dinamiche internazionali legate ai conflitti.
Esperienze segnate da guerra, violenze e corruzione sono state richiamate anche per Sudan e Sud Sudan. Nel corso dell'incontro è stata inoltre ricordata la gravità della crisi umanitaria in Sudan e della situazione degli sfollati, con conseguenze particolarmente pesanti per donne e bambini.
Alle difficoltà provocate dai conflitti si aggiungono quelle legate alle condizioni climatiche estreme e agli allagamenti. In questo scenario, il desiderio dei bambini di poter accedere all'istruzione è stato indicato come un segnale di resilienza e di speranza per il futuro.
L'incontro al Cpia ha registrato una sala gremita e una partecipazione attenta del pubblico, confermando il ruolo del Festival dei Popoli come occasione di confronto culturale e sensibilizzazione sui temi della pace e dell'integrazione.














