Un'analisi lucida e profonda che parte dal fango delle trincee investigative e dalla conoscenza diretta dei meccanismi della sicurezza internazionale.
Il nuovo romanzo dal titolo Bataclan - L'inizio della notte, firmato dall'astigiano Antonio Evangelista insieme al giornalista web e infiltrato Gian Joseph Morici, non è un semplice thriller di finzione, ma una riflessione rigorosa e d'impatto sul sottile confine tra un attentato sventato e una strage annunciata. Antonio Evangelista, noto nell'Astigiano per aver ricoperto a lungo ruoli di primissimo piano come funzionario ed ex dirigente della Polizia di Stato, mette a disposizione della narrazione anni di missioni sul campo tra Balcani e Medio Oriente per conto di Nato, Onu, Unione Europea e Interpol.

Il confronto tra l'Italia e la notte di Parigi
Al centro della trama si snoda il contrasto drammatico tra due diversi modi di gestire la minaccia del terrorismo jihadista nell'autunno del 2015. Da un lato la realtà italiana, dove il lavoro d'intelligence e la capacità di decifrare segnali minimi consentono di sventare un progetto eversivo diretto contro Milano in occasione di Expo 2015, portando all'arresto di due sospetti. Dall'altro la tragedia della capitale francese, dove avvertimenti precisi, segnalazioni internazionali e tracce lasciate sui social network finiscono inghiottiti dai cavilli della burocrazia, dalle gelosie istituzionali e da una fatale sottovalutazione del rischio.
Tra chat criptate e messaggi in codice
Il protagonista del libro, il poliziotto italiano Antonio Fazio, muove i suoi passi ad Amman affiancato da Saleh, un reporter giordano capace di muoversi tra le maglie della propaganda integralista sul web. Attraverso il loro sguardo, la rete diventa un vero e proprio fronte investigativo: versetti religiosi, immagini apparentemente innocue e messaggi cifrati si rivelano per ciò che sono realmente, ovvero l'anticamera di un'operazione criminale. Come si sottolinea nel volume, il messaggio chiave emerge con forza: "Non basta sapere che qualcosa sta per accadere. Bisogna avere la volontà e la capacità di impedirlo".
La prevenzione che non fa clamore
Il testo affronta nodi quanto mai attuali, come la gestione dei combattenti di ritorno dai teatri di guerra, la propaganda radicale nei contesti marginali e il rischio di trattare il fanatismo come una semplice questione repressiva anziché preventiva. Il valore della sicurezza risiede nella costanza di un lavoro silenzioso: "La prevenzione non fa notizia quando riesce. Le stragi, invece, fanno notizia quando la prevenzione fallisce".
Una lezione che l'autore astigiano condivide con il lettore per ricordare come la tutela della collettività esiga coraggio operativo, condivisione delle informazioni e prontezza nell'assumersi responsabilità.














