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Al Direttore | 22 febbraio 2019, 19:02

Caso sindaco in incognito all'anagrafe: le parole di Marco Castaldo

Castaldo: "L'intrusione del nostro sindaco riveste semplicemente un ruolo mediatico, che evidenzia un triste atteggiamento vanesio"

Caso sindaco in incognito all'anagrafe: le parole di Marco Castaldo

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento, giunto in redazione, di Marco Castaldo

Come spesso accade quando si vuole giustificare l’ingiustificabile, si finisce per cadere vittima delle proprie velleità ed è quello che è successo al nostro sindaco di Asti. Tutto vero ciò che il sindaco riferisce circa le modalità di indagine di audit in incognito, comprese le dotte citazioni inerenti la norma europea UNI/TS 11312. La stessa norma definisce, anche in modo estremamente dettagliato le modalità di attuazione di questo sistema di valutazione stabilendo che gli obiettivi dell’audit devono essere chiaramente stabiliti ed espressi in relazione alle esigenze della committenza e all’utilizzo specifico della metodologia, che gli obiettivi e scopi della metodologia dovrebbero essere chiari e conosciuti sia dai valutatori sia dal personale dell’organizzazione oggetto dell’audit potenzialmente coinvolto.

Nell’ambito degli aspetti etici riguardanti questa tecnica è espressamente previsto che la direzione dell’organizzazione oggetto dell’audit (la dirigenza del servizio, in questo caso) deve essere informata sulla metodologia e condividerne le finalità, che il personale dell’organizzazione oggetto dell’audit (il personale del servizio anagrafe, in questo caso) dovrebbe essere consapevole e informato che il proprio lavoro può essere oggetto, in ogni momento, di audit condotto in incognito. La progettazione dell’audit prevede, inoltre, la pianificazione dei requisiti di verifica, dell’estensione della rilevazione, delle risorse da mettere in campo e delle rispettive responsabilità dei vari ruoli da ricoprire durante le fasi di rilevazione, l’addestramento degli auditor con la relativa pianificazione delle specifiche competenze/valutazione degli stessi, la pianificazione dell’attività di audit e il successivo riesame dei feedback.

A questo scopo dovrebbero essere definite le scale di valutazione e le metriche applicate al sistema di requisiti definiti. Questo tipo di attività è solitamente svolta da aziende specializzate nel settore che addestrano i “Mistery Auditor” seguendo specifiche ben precise a seconda dei differenti contesti nei quali questi devono operare. Nutro dei sinceri dubbi che il nostro sindaco abbia seguito anche solo alcune delle prerogative di cui sopra durante la sua rilevazione e, soprattutto, non mi risulta che egli abbia specifiche competenze professionali e precedenti esperienze in questo ambito, ma sarò lieto di stupirmi del contrario, nel caso mi si potesse confutare tale convinzione. Ciò stante, nel caso il primo cittadino avesse ritenuto utile, se non addirittura indispensabile, l’attivazione di un sistema di rilevazione per mezzo dell’audit in incognito presso gli uffici dell’anagrafe, avrebbe dovuto, in collaborazione con l’assessore competente e i dirigenti degli uffici, commissionare tale attività ad una società specializzata nel settore seguendo le procedure burocratiche stabilite per legge in merito all’appalto di attività di consulenza a società esterne da parte degli enti pubblici.

Questo per quanto concerne gli aspetti tecnici e per le relative procedure; come cittadino contribuente avrei obiettato lo spreco e l’inutilità della spesa delle risorse per commissionare un’attività di indagine che riguarda un problema arcinoto e di semplice valutazione. Come già detto, infatti, da più di 10 mesi sussistono problemi di sovraffollamento in quegli uffici e, più che un’ulteriore indagine, occorrerebbero soluzioni operative, peraltro anch’esse, di non difficile individuazione. Le modalità con cui il nostro sindaco ha operato non sono professionalmente adeguate, non seguono minimamente una procedura prestabilita, non individuano alcuna nuova criticità e le conseguenti contromisure proposte per risolvere il problema sono le stesse di alcuni mesi fa che, evidentemente, non sono state efficaci. Ne consegue, pertanto, che l’intrusione del nostro sindaco riveste semplicemente un ruolo mediatico che evidenzia un triste atteggiamento vanesio e non certo, come invece sostiene lui, la volontà di verificare in prima persona le criticità dei servizi. Forse il modus operandi del governo nazionale che preferisce propagandare attraverso lo smodato uso dei social piuttosto che governare il Paese ha influenzato negativamente anche la politica locale.

A tal proposito si rende necessario ricordare che il compito degli amministratori locali è quello di attuare una programmazione di governo della città nell’ambito di un programma politico strutturato e pianificato che gli elettori hanno votato. Il sindaco, soprattutto, deve rivestire un ruolo di indirizzo nei confronti dei suoi assessori che, nell’ambito delle loro specifiche competenze, riferiscono le eventuali criticità dei servizi che i dirigenti devono risolvere agendo a ricaduta sul personale addetto presso gli uffici. La prossima volta che vuole tentare una, anche se pur timida, difesa si scelga un estensore delle sue lettere che sia più competente e soprattutto ci auguriamo che lei sia a conoscenza che dopo il carnevale arriva sempre la quaresima, periodo di conversione e penitenza, non solo in senso liturgico. Riguardo le “aquile”, temo che George Bernard Shaw avesse tristemente ragione quando diceva: “Non sa niente, e crede di saper tutto". Questo fa chiaramente prevedere una carriera politica.

Marco Castaldo

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