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Attualità | 27 febbraio 2019, 08:15

Federici e Meluzzi: l'investigatore e il criminologo 'a caccia' di risposte e verità

Presentatazione astigiana, presso la Casa dell'Asti, per i saggi scritti a quattro mani dall'ufficiale dell'Arma (già comandante provinciale dei carabinieri di Asti) e dal celebre psichiatra

Il colonnello Federici e il dottor Meluzzi ritratti nel corso della presentazione astigiana

Il colonnello Federici e il dottor Meluzzi ritratti nel corso della presentazione astigiana

In passato già location scelta per la presentazione di molteplici iniziative correlate all’universo vinicolo che vede l’Asti Docg tra i grandi protagonisti mondiali, la sala della ‘Casa dell’Asti’ di piazza Roma ieri pomeriggio ha fatto da sfondo alla presentazione astigiana di ‘I se e i ma delle investigazioni’ e di ‘Menti insolite’, saggi firmati a quattro mani dal celebre psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi e dal colonnello Fabio Federici, ufficiale dell’Arma attualmente comandante della Compagnia provinciale carabinieri di Mantova.

Per il colonnello Federici, in realtà, si è trattato di un gradito ritorno, poiché dal novembre 2011 al gennaio 2016 l’ufficiale ha guidato l’Arma astigiana, trovandosi a seguire in prima persona alcune delle vicende che, in particolare nel periodo compreso tra il gennaio 2014 e il luglio 2015 (rispettivamente la sparizione di Elena Ceste e il brutale omicidio di Maria Luisa Fassi), contrassegnarono la cronaca non soltanto a livello locale.

Esperienze analizzate e elaborate nei due citati saggi: l’uno (‘Menti insolite’, scritto insieme al giornalista de ‘La Stampa’ Massimo Numa) incentrato su cinque femminicidi, l’altro finalizzato a mettere a confronto il punto di vista dell’investigatore e quello dello psichiatra criminologo. Entrambi caratterizzati dalle copertine realizzate da un astigiano illustre quale è il fumettista Luigi Piccatto e dal fatto che tutti i proventi delle vendite dei volumi vengono devoluti in beneficenza.

“L’Arma dei carabinieri – ha ricordato nella sua introduzione all’incontro il tenente colonnello Pierantonio Breda, attuale comandante provinciale – fa vanto della coesione tra tradizione e innovazione, inserita in un percorso di crescita di cui tutte le persone che ne fanno parte si impegnano a lasciare a chi viene dopo, nel segno della continuità.

Federici è stato protagonista di alcuni importanti casi che hanno avuto la ribalta nazionale. Alcuni nati e scoperti mentre lui era qui, altri che ha visto nascere e svilupparsi, giungendo a conclusione successivamente. Il suo più grande merito è di aver sprovincializzato l’esperienza investigativa astigiana e averla portata a diventare eccellenza in ambito nazionale”.

Apprezzando le parole del collega (“Mi hanno quasi commosso”, ha commentato), Federici si è definito “Umile caposquadra di un gruppo di ottimi collaboratori” e ha ricordato che “prima ancora che investigatori e tecnici, siamo uomini e in quanto tali ci portiamo dietro fardelli e speranze che inevitabilmente condizionano il nostro agire. Finora sono stati studiati gli autori dei crimini, i fatti, le varie fenomenologie, ma mai l’investigatore e le sue emozioni: elementi che possono fare la differenza. I nostri libri introducono un approccio olistico alle indagini, unendo tutte le scienze criminalistiche per dare risposte più chiare”.

“Quattro anni di ‘filia’ (amicizia) ci hanno costretti a incanalare i nostri punti di vista in una semiretta”, ha aggiunto il dottor Meluzzi, coinvolto in veste di perito in moltissimi procedimenti penali finiti sulle prime pagine dei giornali. “Non credo sia avvenuto per miei particolari meriti – ha spiegato – quanto piuttosto perché evidentemente si ritiene la mia relativa popolarità possa influenzare l’eco mediatico del processo. Ormai viviamo in una società nella quale, in televisione, si comincia a parlare di grandi delitti alla prima mattina e si procede fino a notte. Il processo penale è diventato un po’ sostituto della Tragedia Greca, mettendone in scena tutti i temi portanti”.

Rispondendo a una precisa domanda del collega Franco Binello, cronista ormai ‘di lungo corso’ del quotidiano 'La Stampa', Federici si è poi soffermato brevemente sulle personalità di Michele Buoninconti e Pasqualino Folletto, condannati rispettivamente per l’omicidio di Elena Ceste e di Maria Luisa Fassi: “Riguardo Buoninconti – ha affermato – invito a leggere il pronunciamento della Corte di Cassazione in cui viene definito ‘marito padrone’ che blindava la moglie facendola vivere in modo quasi clericale. Probabilmente lei ha cercato e trovato una via di fuga da questa cupa realtà e l’ha purtroppo ‘pagata’ con la vita.

Di Folletto, invece, ho chiara in mente il momento in cui, dopo averlo convocato in caserma con la scusa di una banale verifica, ha confessato la propria consapevolezza. In quei momenti, in un’altra stanza, un mio collaboratore intratteneva i suoi tre figli giocando con loro”.

Gabriele Massaro

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