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Attualità | 01 giugno 2019, 12:52

La 3C del Monti in Questura: "Anche un diario può aiutare le donne vittime di violenza"

I ragazzi sono stati ricevuti dalla dottoressa Daniela Campasso, responsabile della Divisione Anticrimine

la 3C a colloquio con il capo della Mobile e i suoi collaboratori

la 3C a colloquio con il capo della Mobile e i suoi collaboratori

Quanti modi ci sono per aiutare una donna vittima di violenza?

La visita in Questura ha aiutato gli studenti della 3C dell'Istituto Monti-Liceo Scienze Umane a trovare nuove risposte dopo quelle ottenute, in questi mesi, al Pronto Soccorso dell'ospedale Cardinal Massaia, centro antiviolenza L'Orecchio di Venere, Consultorio familiare, Caserma dei Carabinieri di Asti.

I diciassette ragazzi partecipano in alternanza scuola-lavoro al progetto SOS donna, contribuendo con le loro riflessioni all'aggiornamento continuo del sito web (www.sos-donna.it).

In Questura sono stati ricevuti, nei giorni scorsi, dalla dottoressa Daniela Campasso, responsabile della Divisione Anticrimine, che con Loris Petrillo, capo della Squadra Mobile, li ha guidati nel percorso riservato alle vittime di violenza: dall'Ufficio denunce agli uffici appartati al secondo piano cui si accede con un codice di sicurezza per garantire protezione alla donna e azzerare ogni eventuale contatto con il proprio maltrattante.  

I due dirigenti, affiancati da alcuni collaboratori che operano anche nella tutela dei minori (molto interesse ha suscitato nei ragazzi il tema della "Blue whale", il gioco che spinge i giovani al suicidio), hanno fornito informazioni, consigli, raccontato le proprie esperienze a fianco delle donne maltrattate o abusate, segnalato i vari provvedimenti adottabili contro gli autori di violenza: arresto, ammonimento come provvedimento esclusivo del Questore per tutta la provincia, ordine di allontanamento dalla casa famigliare, divieto di avvicinamento alla vittima, ecc.

"In Questura, dove tutti coloro che si occupano di questa materia hanno partecipato ad appositi corsi di formazione - ha sottolineato la dottoressa Campasso - si viene per fare la denuncia o anche solo per chiedere informazioni. Possono accedere liberamente anche i ragazzi minorenni. Alle donne che non sono ancora pronte a denunciare chi le maltratta consigliamo spesso di tenere un diario oppure leggiamo insieme a loro il codice penale, in modo da aiutarle a riconoscere come reato gli atti di violenza che si trovano a subire anche quotidianamente".

La denuncia, e la conseguente raccolta delle prove, resta il momento centrale per rompere la spirale di maltrattamento: "Rimandare, pensando 'poi lo faccio', può essere fatale". Altra sottolineatura significativa fatta ai ragazzi: "Asti è una città apparentemente tranquilla: in realtà ci sono molti più casi di violenza alle donne di quanti immaginiamo". 

Non è mancata la visita della 3C al Gabinetto della Polizia scientifica: gli operatori, nelle tute bianche rese celebri in tv, hanno illustrato le tecniche di investigazioni sul campo e in laboratorio, sottolineando l'importanza delle nuove tecnologie e dell'aggiornamento continuo del personale.    

  

Affiancati dalla docente Silvana Nosenzo, negli ultimi cinque mesi gli allievi delle Scienze Umane, oltre a visitare alcuni servizi del territorio, si sono confrontati in classe con personale specializzato dell'Asl AT (psicologa, ginecologa, assistente sociale) e con i promotori del progetto di Cascina Graziella (Associazione Rinascita e Libera).

Il progetto SOS donna, promosso da Consiglio regionale del Piemonte, Anci Piemonte, Asl AT, Cisa - Asti Sud, Cogesa e Israt insieme a numerose istituzioni, enti e associazioni del territorio, vedrà impegnati i ragazzi del Monti, in alternanza scuola-lavoro, fino ad agosto.

Comunicato stampa

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