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Economia | 10 luglio 2019, 07:55

La provincia di Asti scopre le ricette con i fiori eduli

Le qualità di fiori che si possono mangiare sono tantissime e, se un tempo lo si faceva per necessità, oggi la riscoperta è dettata soprattutto dal desiderio di varare una cucina innovativa ma rispettosa di una sua continuità

La provincia di Asti scopre le ricette con i fiori eduli

La cucina astigiana, come tutta quella del Nord Ovest italiano, è contraddistinta da sapori genuini, semplici, legati alle famose “3T” (l’Amore per la Terra, la conoscenza del Territorio, il rispetto della Tradizione) che hanno reso la gastronomia italiana celebre e apprezzata nel mondo.

Sicuramente il piatto-simbolo della provincia di Asti è il “plin”, il raviolo chiuso con il pizzicotto. Oppure, mentre il plin va assaporato “da solo” e appoggiato su un tovagliolo, c’è poi l’agnolotto, di maggiori dimensioni, che si serve nel piatto e può essere condito con un sugo o più semplicemente con burro e salvia; da paese a paese del comprensorio la ricetta varia, e con essa il ripieno: quasi sempre di carne, può essere farcito con un trito bovino, oppure con il coniglio o addirittura con l’asino.

Quella delle paste ripiene è una tradizione in uso più al Nord Italia che al Sud, ma comunque diffusa un po’ dappertutto. Oltre ai plin e agli agnolotti, che si fanno in quasi tutto il Piemonte, come dimenticare in Liguria i ravieui, cioè i ravioli, in genere farciti “cu e buraxe” (con le boraggini) o con il “preboggion” (un misto di erbe spontanee), o in veneto gli anolini (parola che nasce dalla stessa matrice semantica di agnolotti), in Emilia Romagna i “turt’len”, cioè i tortellini, mangiati soprattutto al ragù o in brodo, e nel Mantovano i famosi “turtei cu a succa”, i tortelli di zucca dal bizzarro gusto agrodolce, frutto di un ripieno nel quale si usa anche l’amaretto.

Insomma, questa varietà di sapori ci dimostra che in Italia la cucina è soprattutto fantasia. E anche nell’astigiano, così come in altre zone della nostra nazione, sta prendendo piede l’uso di realizzare ricette con i fiori eduli.

In realtà, come dicevamo all’inizio, anche questa non è una novità, ma semplicemente un ennesimo attestato dell’amore e della devozione che i nostri cuochi hanno per le famose 3T (Terra, Territorio, Tradizione). Le qualità di fiori che si possono mangiare infatti sono tantissime e, se un tempo lo si faceva per necessità, oggi la riscoperta è dettata soprattutto dal desiderio di varare una cucina innovativa ma, al tempo stesso, rispettosa di una sua continuità.

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