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Cronaca | 06 agosto 2019, 13:09

Anche alcuni investitori astigiani tra i truffati dal portale “Amicopolis”

Promettendo mirabolanti guadagni, i responsabili del sito e dell’omonima società hanno raccimolato oltre mezzo milione di euro

Il logo del portale utilizzato per attuare le truffe

Il logo del portale utilizzato per attuare le truffe

Figurano anche alcuni astigiani tra le diciannove persone (residenti nelle province di Caltanissetta, Trapani, Reggio Calabria, Lucca e appunto Asti) che, irretite dalla promessa di facili e laudi guadagni, hanno investito oltre mezzo milione di euro per tramite della piattaforma web “Amicopolis”, riconducibile ad un’omonima società con sede a Caltanisetta.

“AmicoPolis è il primo social etico con la mission di offrire ai propri Iscritti la possibilità di guadagnare socializzando e condividendo ciò che più amano. Ogni Iscritto della Community viene ricompensato per le sue attività sul social e per le ricerche sul motore di ricerca Poolis”. Così veniva fraudolentamente presentato sul web il portale, che consentiva di acquistare pacchetti d’investimento non autorizzati e con rendite eccessive rispetto ai valori di mercato, oltre ad effettuare compravendite di beni sfruttando la buona fede dei commercianti accreditati alla piattaforma.

Oltre che, sempre attenendosi alle promesse riportate sul portale, realizzare guadagni con la semplice condivisione di immagini e video oltre che con l’attiva partecipazione alla “vita” del social network stesso.

Attiva dal febbraio del 2017 e sulla quale i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caltanissetta, coordinati dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta, avevano da tempo accentrato le proprie attenzioni, culminate nella serie di perquisizioni e sequestri, attuati su tutto il territorio nazionale, in corso in queste ore.

Nell’ambito dell’indagine, le Fiamme Gialle siciliane hanno appurato come i tre soci della società – tutti denunciati per esercizio abusivo dell'intermediazione finanziaria (in quanto mai autorizzati dalla Consob) finalizzata alla commercializzazione di strumenti finanziari e autoriciclaggio, in quanto il profitto delle truffe veniva in gran parte reinvestito nella società – attuassero l’arcinoto “schema Ponzi” che, al netto dei mirabolanti investimenti promessi, in realtà consente di ottenere rendimenti soltanto mediante l’ingresso di nuovi affiliati.

Inoltre i finanzieri hanno appurato come i tre avessero anche coniato, ovviamente senza alcuna autorizzazione da parte della Banca d’Italia, una “moneta parallela”, completamente in oro, utilizzata per effettuare acquisiti sulla piattaforma e per remunerare gli investimenti. Probabilmente il sito, che attualmente risulta “in manutenzione”, nelle prossime ore verrà oscurato su disposizione della Procura della Repubblica di Caltanisetta.

 

Lo schema Ponzi, un “classico” della truffa destinato a sicuro fallimento (di  chi vi aderisce)

Lo schema deve il nome a Charles Ponzi, immigrato italiano negli USA di inizio ‘900 che, pur non essendo stato il primo in assoluto ad attuarlo, lo ha fatto su così larga scala – prima tra i connazionali immigrati e successivamente su tutta la nazione, arrivando a raccogliere 15 milioni di dollari – da “meritarsi” di dargli il nome.

Tale schema truffaldino consente ingenti rendimenti, ottenuti in breve tempo, solo a chi comincia la catena poiché i guadagni derivano esclusivamente dalle quote immesse dai nuovi investitori. Conseguentemente è inevitabilmente destinato a chiudersi in perdita per la gran parte dei nuovi partecipanti, in quanto con l’inevitabile esaurirsi di nuovi iscritti verranno meno anche i fondi da suddividere tra chi è già presente. In sostanza, se non scoperto da inchieste della magistratura e delle Forze dell’Ordine, questo schema è in ogni caso destinato a collassare.

 

G.M.

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