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Eventi | 08 agosto 2019, 18:12

Baccini racconta Faber e festeggia i 30 anni di carriera a Tonco per Monferrato on Stage [INTERVISTA]

Il "cantattore" genovese racconta il suo essere anticonformista e l'amicizia con De Andrè. "Vieni a Sanremo con me che mi rompo..."

Baccini racconta Faber e festeggia i 30 anni di carriera a Tonco per Monferrato on Stage [INTERVISTA]

Trent’anni di carriera e ancora una gran voglia di sorridere, di ironizzare e guardare con occhio acuto il mondo che offre continuamente spunti di riflessioni. Un artista che ha sempre preferito essere una voce fuori dal coro e raccontare ciò che più gli piaceva senza sottostare troppo alle convenzioni della discografia che spesso non ha saputo capirlo.

Francesco Baccini festeggia i “30 anni in tour” sui palchi di tutta Italia e. sul palco di Tonco per Monferrato on Stage avremo l’onore di vederlo con “Amico Faber, De Andrè visto e cantato da chi l’ha conosciuto bene” spettacolo di musica e parole a cura di Ezio Guaitamacchi, il 13 agosto alle 21.30 in piazza del Municipio.

Con Baccini, Vittorio De Scalzi dei New Trolls ed Enzo Gentile, autore del libro “Amico Faber” (Hoepli, 2019), Ezio Guaitamacchi racconterà aneddoti sconosciuti sul grande cantautore scomparso nel 1999, e sul palco prenderanno vita le melodie e i versi di uno dei più grandi artisti italiani.


Quest’anno festeggi sul palco i trent’anni della tua carriera, vogliamo fare un piccolo bilancio/bilancia?

Nella vita ho sempre fatto quello che volevo fare e, come disse il mio amico “Mago Merlino” De Andrè che era un esperto astrologo, non avrei potuto fare nient’altro. Una notte mi ha fatto una pergamena con il mio piano astrale. Mi disse anche che ero una bilancia per modo di dire, più uno scorpione. Sono determinatissimo e idealista. In tanti hanno cercato di farmi cambiare il mio modo di essere. “Sei genovese, devi fare canzoni tristi”. Per me invece ironia e sarcasmo erano prioritari. I discografici non lo capivano mi ritenevano un tipo strano.

Mi piace quello che faccio. Non mi piacciono le omologazioni, oggi i giovani che escono dai talent sono tutti uguali, devono rispettare dei canoni.

La musica ti deve divertire, non devi pensare al successo. Oggi tutti i ragazzi vogliono fare i dj, i trapper, si punta ad un successo fulminante ma che finisce presto. Bisogna saper tornare alle origini, una volta i blogger erano quelli che al bar sparavano ca*****, oggi hanno milioni di seguaci senza saper fare nulla di particolare. Non è questo il mondo reale. Bisogna tornare alle origini e cercare di uscire dal virtuale.

 

Il tuo tributo a Luigi Tenco è stato un grandissimo successo teatrale e Baccini canta Tenco ti ha fatto vincere la tua seconda Targa Tenco. A distanza di 8 anni ti emoziona ancora? La tua somiglianza con Tenco ti ha influenzato?

Certo, per un cantautore il premio Tenco era tutto, da bambino seguivo il Tenco, mica Sanremo. Influenzato no, ma all’inizio della carriera mi ha aiutato. Sono diventato amico di De Andrè, Dalla e Arbore anche perché somigliavo a Tenco. Tutti e tre mi hanno confessato di essere rimasti colpiti per quello. Ogni tanto durante le nostre “nottate” De Andrè mi chiamava Luigi. Quando poi l’ho interpretato, a volte era proprio un gioco di specchi. Come se lui fosse lì con me.


La tua carriera di attore è legata anche all’astigiano con il film Zoè del regista astigiano, appunto, Giuseppe Varlotta. Com’è stata l’esperienza? Tra l’altro è stato anche l’inizio di una collaborazione in quanto Varlotta ha firmato i videoclib del progetto Uniti.

Un’esperienza bellissima che mi ha aperto un mondo che mi piace davvero molto. Il cinema è il mio amore numero uno, di recente ho recitato nel film “Credo in un solo padre” di Luca Guardabascio, curandone anche la colonna sonora. Sono un cantattore.

 

A Tonco il 13 agosto porti Amico Faber. Quali ricordi in musica di Faber porterai?

Ci saranno i ricordi, gli aneddoti, le canzoni. Uno dei ricordi che mi diverte di più è la telefonata di Fabrizio:”Francesco ti prego, pago tutto io, vieni con me a Sanremo. Dori è in gara e io mi rompo i *****. È stata una settimana pazzesca, ne abbiamo fatte di tutti i colori”.

Se dovessi scrivere oggi Nomi e Cognomi, come sarebbe il tuo lavoro? Contro chi ti scaglieresti?

Sarebbe un album quadruplo (ride), ma oggi i personaggi durano poco.

FRANCESCO BACCINI

Francesco Baccini, cantautore genovese classe 1960, è di scena in tutta Italia con il suo spettacolo «30 anni in tour»

La musica

L’album d’esordio “Cartoons”, risale al 1989, premiato come rivelazione a Saint Vincent e vincitore della Targa Tenco come migliore opera prima; nello stesso anno vince Un disco per l'estate con “Figlio unico”, canzone tratta da questo album. Nel secondo album, “Il pianoforte non è il mio forte” è contenuto il singolo “Le donne di Modena” e la presenza del duetto “Genova blues” con Fabrizio De André (suo amico, conosciuto proprio alla presentazione del suo primo album a Milano e del quale era sempre stato grande ammiratore), segna l'inizio di una serie di collaborazioni con altri artisti. Infatti, nel 1990, vince il Festivalbar con il brano “Sotto questo sole”, in coppia con Paolo Belli e i “Ladri di Biciclette”. È poi con l'album “Nomi e cognomi” del 1992 che ottiene il maggiore successo commerciale, affermandosi definitivamente come erede della tradizione dei cantautori liguri. A seguire Baccini pubblicherà altri 11 album (incluso due raccolte), compreso il prezioso lavoro “Baccini canta Tenco” nel 2011, fino ad arrivare all’ultimo “Chewingum Blues” in coppia con Sergio Caputo (2017).


Il Cinema, la recitazione e le colonne sonore

Baccini ha debuttato nelle vesti di attore nel 2008 nel film “Zoé” ed ha partecipato a diversi cortometraggi. Di recente ha recitato nel film “Credo in un solo padre” di Luca Guardabascio, curandone anche la colonna sonora. La pellicola affronta il delicato tema della violenza sulle donne.

Betty Martinelli

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