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Cronaca | 19 novembre 2019, 19:19

Processo omicidio tabaccaio corso Alba: "Non doveva andare così". Antonio Piccolo ammette la propria responsabilità

La prossima udienza è stata fissata il 17 dicembre e potrebbe arrivare la sentenza

Processo omicidio tabaccaio corso Alba: "Non doveva andare così". Antonio Piccolo ammette la propria responsabilità

"Non doveva andare così" ha detto ieri, in aula, al giudice Federico Belli. Ha chiesto scusa alla famiglia della vittima e ha ammesso quello di cui mi è stato accusato: l'omicidio di Manuel Bacco, il tabaccaio di corso Alba morto nel suo negozio per una rapina il 19 dicembre 2014. 

Antonio Piccolo, il 27enne accusato con altri quattro della rapina finita in tragedia ha confessato la sua responsabilità. Fuori dall'aula, per un'udienza iniziata alle 9:30 di oggi 19 novembre e finita verso le 18, c'erano una ventina di parenti degli imputati. Tra i banchi era seduta anche la vedova, Cinzia. "Era serena" ha riferito il suo legale, Giovanni Vitello.

Il giudice Federico Belli ha ascoltato le dichiarazioni spontanee di altri due imputati. Jacopo Chiesi, il pizzaiolo ventenne di Castello d'Annone, ritenuto il braccio armato che uccise Manuel.

"Non c'entro nulla" ha detto, spiegando di aver saputo che la rapina la dovevano fare altri due. "Non avevo problemi economici e non avevo alcun motivo per farla". Anche Antonio Guastalegname ha reso dichiarazioni spontanee. "Ci sono due che non c'entrano nulla in questa vicenda" ha ammesso per scagionare il figlio Domenico e Jacopo.

L'avvocato di Chiesi, Roberto Caranzano ha chiesto l'assoluzione per il ragazzo, per non aver commesso il fatto. "Lui stava lavorando: lo aveva detto da subito, lo dicono tutti e proclama la sua innocenza".

"Più guardo gli atti - ha aggiunto - e più sostengo che sia innocente". Il legale ricorda che il giovane non ha modificato la sua quotidianità. "Non è un esperto di armi, come detto dal consulente del pm, non le sa maneggiare. Inoltre - prosegue - non corrisponde alla descrizione fatta dall'accusa". Nemmeno l'identikit sarebbe compatibile. "Ci sono tutta una serie di elementi che portano a dire che non era lui".

Il collega della difesa, Fabrizio Brignolo ha concentrato la sua discussione sulle perizie, esibendo fotogrammi dei video. "Emerge che le altezze degli esecutori non corrispondono. Chiesi porta gli occhiali, fondi di bottiglia secondo alcuni testimoni, e questi non ci sono". "Come avrebbero potuto - si domanda il legale - mandare il più sprovveduto e senza occhiali?". "C'è la prova che non era lui". L'arringa difensiva dell'avvocato Fabio Schembri, che insieme al collega Antonio Porcelli difende Domenico Guastalegname, è terminata con la richiesta di assoluzione, "perché il mio cliente non ha partecipato alla rapina".

"I capisaldi dell'accusa sono di cartapesta". Secondo il legale, alcuni imputati non trovano posto nel mosaico ricostruito dall'accusa. "Due persone sono di troppo e una è Domenico". 

La prossima udienza è stata fissata il 17 dicembre e potrebbe arrivare la sentenza. Il giudice ascolterà le arringhe difensive dei legali di Fabio Fernicola, Antonio Guastalegname e Antonio Piccolo (Patrizia Gambino; Roberto Caranzano, Antonio Porcelli e Fabio Schembri; Sergio Rotundo).

M.M.

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