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Al Direttore | 20 marzo 2020, 18:44

"Lavoriamo insieme, nessuno di noi ha risposte definitive, ciascuno di noi deve fare il proprio meglio"

Accorato appello di Michela Giberti, amministratore delegato della Kivi di Vigliano d'asti

"Lavoriamo insieme, nessuno di noi ha risposte definitive, ciascuno di noi deve fare il proprio meglio"

Riceviamo e pubblichiamo l'accorata lettera di Michela Giberti, amministratore delegato di Kivi srl, un’azienda che si occupa della fabbricazione e commercializzazione worldwide di adattamenti di guida e trasporto per persone disabili.

Vorrei condividere con voi un mio pensiero riguardo ad alcuni temi che toccano da vicino me e la mia azienda.
In questi giorni così difficili, immersi tra la paura e speranza, tra la voglia di fare e l’ansia di non riuscire a farcela, la mia azienda ha ricevuto in dono 100 mascherine protettive dall’azienda cinese Shanghai Sito Motor Co.,Ltd., nostro fornitore.
E’ stato un regalo del tutto inaspettato, ma per noi di grande valore che ci ha fatto sentire meno soli. Sono rimasta, inoltre, molto colpita dalla semplicità, ma al contempo anche dalla profondità della loro risposta alla mia mail di ringraziamento: “tutti devono indossare le mascherine ogni giorno, perché dobbiamo essere responsabili di noi stessi e degli altri, non possiamo lasciare che gli sforzi del governo vengano sprecati.”
“Gli sforzi del governo non devono venire sprecati”: un messaggio di rispetto per le istituzioni che proviene da un Paese spesso accusato di totalitarismo, dove, però, le decisioni sono state condivise da un popolo che, andando nella stessa direzione ogni giorno, è riuscito, tutto insieme, a ripartire.
Se mi permettete, mi viene spontaneo un paragone con il nostro, dove, anche in questa situazione, siamo tutti contro tutti.


Io sono un imprenditore, e, in quanto tale, ho la possibilità di entrare in contatto con diversi stati d’animo e punti di vista.
I lavoratori hanno mille domande (legittime, tra l’altro): perché devo lavorare mentre alcuni miei colleghi stanno a casa? Perché ad alcuni è permesso lo smart working mentre io devo venire in azienda, rischiando la mia salute o stare a casa consumandomi le ferie arretrate? Perché non mi mettete in cassa integrazione, visto che la televisione dice che è stata estesa a tutti, perché ci dobbiamo rimettere noi, visto che il Governo ha stanziato degli aiuti alle imprese?
Quello che passa inosservato è che ciò che normalmente si sente in televisione, altro non è che la prima espressione di concetti generali che, per essere applicati alla realtà, richiedono attività di interpretazione o attuazione che coinvolge diverse parti sociali ed organismi, e che, quindi, necessita tempo.
Vi faccio un esempio concreto che chiarisce meglio il mio pensiero: fino ad oggi (ovvero fino all’entrata in vigore del decreto “salva economia”) un lavoratore, per poter accedere alla cassa integrazione, doveva aver esaurito le ferie arretrate (2019). Questa era la risposta che noi imprenditori avevamo e che dovevamo, a nostra volta, dare, anche se questa norma metteva in difficoltà anche noi, perché le ferie e i permessi sono a carico dell’azienda, mentre la cassa integrazione è a carico della Previdenza Sociale.
Ad oggi sembra che le cose stiano cambiando, in seguito ai disposti di questo decreto e alle sue direttive applicative, che arriveranno nei prossimi giorni.
D’altra parte, colleghi imprenditori, avevamo bisogno di un atto legislativo (in questo caso un’intesa governo/sindacati) che ci obbligasse a far astenere dal lavoro i nostri collaboratori che non si sentono bene o che hanno la febbre, a fornire loro liquido detergente o, se lavorano a distanza inferiore ad un metro uno dall’altro, ad obbligarli ad usare la mascherina?
Quel protocollo non contiene nessuna prescrizione particolarmente gravosa per le aziende, contiene solo comuni norme di buon senso.


Eppure si, avevamo bisogno che qualcuno ci imponesse l’osservanza di queste norme elementari. Perché ci sono aziende dove ancora oggi, con più di 400 morti al giorno solo in Italia, si lavora a distanza inferiore di un metro uno dall’altro, e fino a ieri, evidentemente, anche con protezioni di sicurezza insufficienti.
“Non possiamo lasciare che gli sforzi del governo vengano sprecati”: mi piace qui intendere la parola “governo” come l’insieme di persone, che, indipendentemente dal loro ruolo, giornalmente fanno la loro parte per aiutare la collettività ad uscire da questa emergenza, e spesso lo fanno a rischio della loro stessa salute, in silenzio, per far sì che quando l’emergenza sanitaria passerà, il Paese avrà qualche minima possibilità di ripartire. Ma facciamo in modo che gli sforzi, di tutti, non vengano sprecati.

Ognuno di noi ha risorse e conoscenze limitate. Ognuno di noi ha un campo di azione circoscritto e punti di vista quasi completamente determinati dalla propria esperienza: pertanto smettiamola di commentare, perché tutti i nostri commenti non riflettono la situazione globale e non fanno altro che aumentare il conflitto e l’odio sociale.
Lavoriamo insieme, invece.
Nessuno di noi ha risposte definitive: nessuno. Le risposte che noi imprenditori possiamo dare su come gestire le ferie, i permessi, la cassa integrazione, ecc., possono variare da giorno in giorno, analogamente alle risposte che possono dare i medici, gli amministratori comunali e i nostri rappresentanti politici. Diamocele insieme, invece, le risposte, perché la soluzione si trova, sempre, insieme.
Sostituiamo la rabbia che proviamo quando sembra che tutti siano estranei e distaccati dalle nostre difficoltà, con la comprensione della situazione e la consapevolezza che tutti stiamo facendo del nostro meglio. Ma, ricordiamoci, ciascuno di noi ha l’obbligo di farlo, il proprio meglio.
Un’ultima nota: sono astigiana, e nelle serate dei primi giorni di questa emergenza, quelle forse un po’ più incerte per noi imprenditori, perché, davvero, si aspettavano fino a notte inoltrata le comunicazioni delle Autorità sulla possibilità di aprire l’azienda il giorno dopo, è stato veramente confortante sentire le dirette sui social del nostro sindaco Rasero: la sua partecipazione, la sua preoccupazione, la sua foga, al di là di ogni convenzionale discorso politico, sicuramente, mi ha fatto sentire meno sola.

Michela Giberti

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