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Cultura e tempo libero | 21 marzo 2020, 15:12

Una lettura al giorno, fino al 3 aprile, per ‘spendere bene’ le ore passate a casa

Paride Candelaresi al suo nono consiglio letterario riflette sulla difficile situazione del nostro Paese

Una lettura al giorno, fino al 3 aprile, per ‘spendere bene’ le ore passate a casa

Succede di colpo. Improvvisamente. Ci si sveglia una mattina e si comprende che tutto è cambiato, che il mondo fino a ieri conosciuto ora non ti appartiene più. Apri il giornale, leggi i titoli con vorace ansia da informazione. Quei titoli, oggi, sono tutti scritti in grande, in maiuscolo e riempiono la carta stampata. Sembrano urlare e uscire dalla pagina a urlarti le peggiori atrocità propria a pochi centimetri dal tuo viso.

Si torna a casa, velocemente, delusi, arrabbiati, confinati fra i muri della proprie abitazioni. I confini, quanto si è parlato di confini negli ultimi decenni, negli ultimi mesi e, ora, negli ultimi giorni. Quando si parla di confino l’immagine più immediata che ci viene alla mente è quella di tutti i deportati nei lager di cui tanto nel corso dei decenni si è parlato. E aggiungo che, a dispetto di quello che alcuni “intellettuali” del nostro tempo sostengono, questo tipo di letteratura non ha ancora esaurito storie ed argomentazioni, né stancato i lettori. 

La prima norma che stabilì in Italia il domicilio coatto, uno strumento visto però solo come temporaneo ed eccezionale , è una legge del 1863, la legge Pica. La misura era volta a combattere il brigantaggio. Sono passati esattamente 157 anni e oggi, un decreto nazionale, impone pesanti divieti e restrizioni alla libertà personale. Proprio in questi giorni, il professor Zagrebelsky ha spiegato che queste misure restrittive adottate dal nostro governo sono giuste poiché tutelano il diritto alla vita. Altri professori, seppur in campo diverso hanno declinato e riflettuto su questo concentrato di emozioni in altro modo.

Lo ha fatto, ad esempio, l’eminente psicanalista Massimo Recalcati pochi giorni fa in televisione spiegando (qui in breve), come la solitudine di questi nuovi confini spaziali cui siamo costretti ad adattarci porti ad una nuova, più autentica socialità. Lo psicanalista milanese ha spiegato che il virus può e deve insegnarci qualcosa. Il virus ci sta insegnando che “nessuno si salva da solo” e che oggi possiamo intravedere uno spiraglio di luce in questa cupa situazione del nostro Paese in cui è precipitato. 

 

Il consiglio letterario del giorno vede come protagonisti principali il tema del confino e quello dell’amicizia. Il libro in oggetto è “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, edito da Feltrinelli.

Si tratta di un romanzo breve pubblicato per la prima volta nel 1971 che racconta l’amicizia tra Hans, un adolescente ebreo e il coetaneo Konradin appartenente all'alta aristocrazia germanica. Il libro è ambientato a Stoccarda (Germania) negli anni 1932 e 1933 durante la salita al potere di Hitler. L'amicizia tra i due ragazzi è messa a dura prova dalle leggi razziali, tanto che Hans dovrà fuggire negli USA. Scoprirà la verità sul destino dell’amico solo alla fine della seconda guerra mondiale. L’amicizia fra i due ragazzi riuscirà a non essere spezzata dalla Storia? La risposta il lettore potrà trovarla fra le pagine del libro, piccolo per dimensioni e numero di pagine, ma enorme per il valore storico e letterario che posta con sé.

Arthur Koestler nel giugno del 1976 ha curato un’importante e significativa introduzione al libro che ritengo essenziale e desidero riportare: “Qualche anno fa, quando lessi per la prima volta "L’amico ritrovato" di Fred Uhlman, scrissi all’autore (che allora conoscevo solo come pittore) dicendogli che consideravo il suo libro un capolavoro minore. Quest’aggettivo richiede forse qualche parola di spiegazione. Esso, infatti, si riferisce alle dimensioni ridotte dell’opera e all’impressione che, nonostante tratti della più atroce tragedia della storia umana, è scritta in un tono minore, pieno di nostalgia.

Dal punto di vista del formato, “L’amico ritrovato” non è né un romanzo né un racconto, ma una novella, forma letteraria più apprezzata sul continente che qui. Pur essendo priva della complessità strutturale e delle qualità panoramiche del romanzo, differisce dal racconto, in quanto quest’ultimo si articola generalmente attorno a un unico episodio, a un frammento di vita, mentre la novella aspira ad essere qualcosa di più completo: un romanzo in miniatura. 

Fred Uhlman raggiunge mirabilmente il suo scopo, forse perché i pittori sanno adattare la composizione alle dimensioni della tela, mentre gli scrittori, sfortunatamente, dispongono di una quantità illimitata di carta. Uhlman riesce anche a dare alla narrazione una qualità musicale che è al tempo stesso lirica e ossessiva. “Le mie ferite” dice Hans Schwarz, il protagonista, “non sono guarite e ogni volta che ripensa alla Germania è come se venissero sfregate con del sale.”


Tuttavia i suoi ricordi sono intrisi di desiderio: il desiderio di “colli azzurrini di Svevia, pieni di dolcezza e di serenità, coperti di vigneti e incoronati di castelli” e della “Foresta Nera, dove i boschi scuri, odorosi di funghi e di resina, che colava dai tronchi in lacrime ambrate, erano intersecati da torrenti ricchi di trote, sulle cui rive sorgevano le segherie.” Il personaggio è costretto a fuggire dalla Germania, i suoi genitori sono spinti al suicidio, e tuttavia il gusto che resta, dopo la lettura della novella, è la fragranza del vino locale, assaporato nelle locande di legno scuro situate sulle rive del Neckar e del Reno. Non c’è nulla del furore wagneriano, qui; anzi, è come se Mozart avesse riscritto Il crepuscolo degli dei. Centinaia di grossi volumi sono stati scritti sul tempo in cui i corpi venivano trasformati in sapone per mantenere pura la razza ariana, tuttavia credo sinceramente che questo smilzo volumetto troverà una sua collocazione duratura negli scaffali delle librerie”.

“L’amico ritrovato” riesce a descrivere un periodo crudele della storia attraverso uno sguardo giovane e disincantato e sono certo che porterà un raggio di sole e positività nelle vostre vite. Anche il più buio dei momenti può insegnarci qualcosa. Uhlman lo ha fatto. Ora tocca a noi imparare.

Note: Anna Foa, Andare per luoghi di confino, Il Mulino, 2018

Traduttore: Marialuigia Castagnone

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica

Anno edizione: 2013

Formato: Tascabile

Pagine: 92 p., Brossura

Paride Candelaresi

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