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Cultura e tempo libero | 19 giugno 2019, 16:04

Vittorio Sgarbi ha “tenuto a battesimo” la presentazione della mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia” [VIDEO]

Nel corso del suo intervento, il celebre critico d’arte, autodefinitosi “Patrono” dell’importante evento, ha illustrato origini e sviluppo della celebre corrente artistica

Vittorio Sgarbi con Mario Sacco e Maurizio Rasero

Vittorio Sgarbi con Mario Sacco e Maurizio Rasero

Come già preannunciato, dal 13 settembre al 16 febbraio, il centralissimo palazzo Mazzetti ospiterà – dopo il successo della grande mostra “Chagall. Colore e magia”, conclusasi lo scorso febbraio con un computo finale di ben 46.908 visitatori – un nuovo ed importante evento culturale. Ovvero la mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia”, esposizione che vedrà la presenza di 75 opere di maestri quali Monet, Renoir, Delacroix e Courbet e che “racconterà” il movimento impressionista e i suoi stretti legami con la Normandia.

La mostra, curata da Alain Tapié, ripercorre le tappe salienti della corrente artistica: opere come “Falesie a Dieppe” (1834) di Delacroix, “La spiaggia a Trouville” (1865) di Courbet, “Camille sulla spiaggia” (1870) e “Barche sulla spiaggia di Étretat” (1883) di Monet, “Tramonto, veduta di Guemesey” (1893) di Renoir e altri capolavori che illustreranno gli scambi, i confronti e le collaborazioni tra i più grandi dell’epoca che immersi in una natura folgorante dai colori intensi e dai panorami scintillanti hanno conferito alla Normandia l’immagine emblematica della felicità del dipingere.

Un progetto espositivo che si concentra sul patrimonio della Collezione Peindre en Normandie, una delle collezioni più rappresentative del periodo impressionista, accanto a opere provenienti dal Musée Alphonse-Georges-Poulain di Vernon, dal Musée Marmottan Monet di Parigi e dalla Fondazione Bemberg di Tolosa.

Furono gli acquarellisti inglesi come Turner e Parkes che, attraversata la Manica per abbandonarsi allo studio di paesaggi, trasmisero la loro capacità di tradurre la verità e la vitalità naturale ai pittori francesi: gli inglesi parlano della Normandia, della sua luce, delle sue forme ricche che esaltano i sensi e l’esperienza visiva. Luoghi come Dieppe, l’estuario della Senna, Le Havre, la spiaggia di Trouvme, il litorale da Honfleur a Deauville, il porto di Fécamp, tutti rappresentati nelle opere in mostra a Palazzo Mazzetti, diventano fonte di espressioni artistiche di grande potenza, dove i microcosmi generati dal vento, dal mare e dalla bruma possiedono una personalità fisica, intensa ed espressiva, che i pittori francesi giungono ad afferrare dipingendo en plein air dando il via cosi al movimento impressionista.

“La città, per tramite della Fondazione Asti Musei, prosegue il proprio percorso, unitamente al Comune di Asti e alla Regione Piemonte, volto a farla ergere quale città internazionale della cultura – ha affermato Mario Sacco, presidente della Fondazione Asti Muse – La mostra “Monet e gli impressionisti in Normandia”, approda a Palazzo Mazzetti, dopo aver sostato a Memphis (USA), in Giappone, in Croazia, in Slovenia, in Polonia, a Mù'nster in Germania e nei Paesi scandinavi e baltici: è un onore e un orgoglio per la nostra città poter ospitare un'esposizione di altissimo valore artistico e culturale. Il progetto, condiviso con il prof. Vittorio Sgarbi, consta di 75 opere che provengono in gran parte dalla Collezione Peindre en Normandie, ma anche dal Musée AIphonse-Georges-Poulain di Vernon, dal Musée Marmottan di Parigi e dalla Fondazione Bemberg di Tolosa e sono state armoniosamente amalgamate dal curatore Alain Tapié”.

Pertanto, grazie all’operato di tutti i protagonisti del progetto, per la prima volta ad Asti sarà possibile ammirare tele di Monet, Renoir. Courbet, Bonnard, Morisot. “Sono certo – ha aggiunto il presidente Sacco – che la grande affluenza di pubblico che giungerà nel nostro territorio, oltre ad essere motivo di lustro per gli astigiani, sarà elemento di sviluppo e di incremento per il turismo. Favorendo, così, la crescita dell’intero sistema Langhe. Monferrato e Roero”.

“Desidero porgere un sentito ringraziamento al Gruppo Cassa di Risparmio di Asti – ha concluso Sacco – che ha deciso di unirsi e dì accompagnarci in questo percorso impegnativo ed ambizioso che trascinerà Asti e le nostre meravigliose colline in giro per il mondo”.

“Questo evento – ha aggiunto Maurizio Rasero, sindaco di Asti – costituisce un altro appuntamento straordinario con l’arte e ribadisce l’importanza della nostra città nel circuito delle grandi esposizioni internazionali. Approdando ad Asti dopo quella dedicata a Marc Chagall, che ha riscosso grande successo nei mesi scorsi. L’esposizione racconta la nascita e i fasti della pittura impressionista, partendo dai luoghi d’incontro dei celebri artisti, soffermandosi sulla vita ai bordi del mare, sulla villeggiatura per proseguire lungo Ia Senna e all'interno della regione francese”.

“A nome dell’Amminìstrazione cittadina e degli astigiani – ha chiosato – voglio ringraziare in particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con Ia quale il Comune condivide un forte impegno nel settore arte e cultura che ha già dato risultati significativi nell’ambito del progetto di valorizzazione dei beni culturali che ha dato origine alla Fondazione Asti Musei. Sono certo che anche questa esposizione sarà. di nuovo, motore per Io sviluppo turistico, per Ia promozione della città e dei suoi musei”.

In ultimo – dopo un dotto intervento (in ottimo italiano) di Alain Tapiè curatore dell’evento – la parola è passata al prof. Vittorio Sgarbi, ospite certamente più atteso della mattinata, che nel corso di un appassionante e appassionato intervento ha ripercorso le varie fasi che hanno portato alla nascita e allo sviluppo di questa importantissima corrente pittorica. Senza rinunciare, da consumato “uomo di spettacolo” qual è da anni, a una chiusura tutta dedicata al suo rapporto con la città (“L’edizione di Asti Teatro che ho diretto – ha ricordato – è stata quella di maggior successo di sempre. Quindi mi aspetto una telefonata del sindaco che mi richiami ad occuparmene”) e con la stessa Fondazione Asti Musei che, proprio un anno fa, ha tenuto a battesimo.

“Questa volta invece –
ha scherzosamente affermato – faccio da padrino, nell’accezione più nordica del termine. Anzi, visto che il vescovo non c’è, faccio da Patrono”. Proseguendo con altre affermazioni sarcastiche – come ad esempio autodefinirsi “elettricista” del palazzo, poiché in seguito a un suo consiglio è stata variata l’illuminazione di alcune delle opere esposte in modo permanente – che hanno molto divertito i numerosi presenti.

Redazione

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