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Cultura e tempo libero | 07 marzo 2020, 09:00

Tre domande a Marta Barone, autrice del libro "Città sommersa"

Abbiamo fatto due chiacchiere con Marta Barone, autrice torinese che ha da poco pubblicato il libro "Città sommersa", oggetto di recensione per la nostra rubrica "In un mondo di libri", nonché tra i candidati al Premio Strega

Foto tratta dal profilo Facebook dell'autrice

Foto tratta dal profilo Facebook dell'autrice

Abbiamo fatto due chiacchiere con Marta Barone, autrice torinese che ha da poco pubblicato il libro "Città sommersa", oggetto di recensione per la nostra rubrica "In un mondo di libri", nonché tra i candidati al Premio Strega.

Nel tuo libro, Città sommersa, colgo degli aspetti intimistici che mi ricordano altre celebri opere come “Gli anni” di Annie Ernaux e “La storia” di Elsa Morante. 

Pensi che in Città sommersa parte della tua ricerca, della tua storia individuale, si fonda con la storia collettiva? 

Non era una mia intenzione programmatica: a me interessava raccontare una storia individuale che, accidentalmente, andava a toccare anche parte della storia collettiva. Non a caso ho selezionato molto di quello che del mondo esterno, diciamo così, doveva entrare nel racconto: non ho parlato di tutte le stragi fasciste, né di tutti i crimini di brigatisti e piellini, né della grande politica italiana del periodo, ma solo ciò che sfiorava o riguardava più strettamente quello che raccontavo. Inaspettatamente, però, ho avuto una ricezione molto generosa anche e soprattutto dalle persone che hanno vissuto quegli anni, che mi hanno detto di aver rivisto se stessi, i loro dolori e le loro gioie, e di aver riprovato quell'intensità, ringraziandomi per il "dono" che avevo loro fatto. Quindi, inaspettatamente, ho scoperto di aver scritto un libro che è anche di memoria collettiva.

Esiste secondo te un pregiudizio verso gli scrittori di libri per ragazzi? Tu hai tradotto un’interessante edizione di Mary Poppins oltre ad aver pubblicato opere tue appartenenti a questo genere letterario. Cosa ne pensi? Esistono scrittori di serie A e di serie B o è un pregiudizio tutto italiano?

Naturalmente c'è un pregiudizio verso gli scrittori per ragazzi, soprattutto in Italia: per quanti anni mi sono sentita chiedere quando avrei infine scritto un libro "vero"... Va detto che c'è anche un'ignoranza diffusa su cosa sia la buona narrativa per ragazzi, e ben pochi provano a rimediare. A questo proposito, esce ora per Rizzoli tradotto da Stefania Di Mella un libro di Katherine Rundell, oxfordiana e autrice per ragazzi, che s'intitola "Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio". Direi che lo consiglio caldamente.

Per quanto riguarda il mio passaggio, è stato lungo e laborioso perché ha coinciso anche con una maturazione personale dello stile che non aveva a che fare solo con il pubblico a cui rivolgermi. Cinque anni fa non sarei stata in grado di scrivere al livello a cui ho scritto più tardi. La separazione è stata quindi soprattutto temporale e di crescita della mia capacità di condurre la mia prosa dove volevo io, o quasi, e alla difficoltà che volevo - o quasi. Questo significa che d'ora in poi, se scriverò altri libri per ragazzi oltre a quelli "per adulti", scriverò meglio anche quelli per ragazzi, e si spera via via sempre meglio man mano che passa il tempo.

Se hai già in progetto un nuovo lavoro pensi che ci sarà una componente autobiografica oppure le nuove idee saranno pura invenzione? 

La gestazione di Città sommersa è stata troppo lunga, faticosa e laboriosa, e la scrittura è finita da troppo poco tempo, per avere altre idee in testa. Adesso so che verranno quando verranno, nel modo più impensato, proprio com'è successo per questa storia.

Paride Candelaresi

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