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Agricoltura | 22 maggio 2020, 13:35

Cinghiali e caprioli “padroni” delle campagne astigiane durante il lockdown

Secondo la Cia, nei primi cinque mesi del 2020 i danni provocati dalla fauna selvatica sono aumentati del 50%

Cinghiali e caprioli “padroni” delle campagne astigiane durante il lockdown

Da gennaio a maggio, nell’Astigiano i danni all’agricoltura provocati dalla fauna selvatica sono cresciuti del 50% rispetto al 2019. “Ogni giorno riceviamo decine segnalazioni di caprioli che devastano vigne e di cinghiali che distruggono campi di mais – dichiara Marco Pippione, direttore della Cia – i numeri confermano che il problema è serio e richiede interventi rapidi”.

Dall’analisi effettuata dai tecnici della Confederazione Italiana Agricoltori sui dati dell’ATC (Ambito Territoriale di Caccia della Provincia di Asti) – ente che per conto della Regione gestisce la fauna selvatica (prelievi e immissioni) e risarcisce i danni provocati dagli animali selvatici – si apprende che l’anno scorso gli agricoltori si sono visti riconoscere indennizzi per circa 219 mila euro, di cui 121 mila euro per danni procurati dai cinghiali e 55 mila euro per danni dai caprioli; nel primo semestre i danni periziati ammontavano a 29 mila euro mentre all’inizio di questo mese di maggio la somma era già salita a 43 mila euro. “Parliamo di cifre poco più che simboliche – commenta Pippione – in quanto vengono ripagate solo in minima le ore effettive di lavoro impiegate per la semina o per l’allevamento delle piante e delle viti”.

CINGHIALI NEL NORD DELLA PROVINCIA, CAPRIOLI NEL SUD

A livello territoriale, è il nord della provincia la zona che risulta maggiormente colpita dalle scorribande di cinghiali. Lo confermano i dati dell’ultima stagione venatoria, che ha registrato 1.689 abbattimenti, di cui 1.111 a nord del capoluogo (il doppio dell’anno scorso) e 578 a sud. “Negli ultimi due mesi – prosegue Pippione - con il blocco degli spostamenti e delle attività non strettamente necessarie, tra cui la caccia di selezione, il problema è cresciuto in modo esponenziale”.

Il problema dei caprioli è invece molto più rilevante nel Sud dell’Astigiano, dove gli ungulati nella quiete del lockdown, hanno fatto scorpacciate di germogli della vite. “Durante l’emergenza Covid anche la fauna selvatica ha perso il suo equilibrio naturale ed è necessario intervenire per ripristinarlo – segnala Alessandro Durando, presidente Cia Asti e vice presidente di Cia Piemonte – abbiamo chiesto alla Regione di potenziare controlli e abbattimenti, semplificando il più possibile gli adempimenti burocratici che limitano la caccia di selezione facendo lievitare i costi anche per gli ATC”.

Redazione

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