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Cultura e tempo libero | 23 luglio 2020, 18:30

Viaggio alla scoperta degli itinerari dell'Astigiano: ricchezze medievali in Asti

Nuova puntata a celebrare le nostre bellezze; raccontate, sarebbero motivo certo per avere frotte di turisti, conquistati da tanta storia, arte e cultura

L'antica Torre Rossa

L'antica Torre Rossa

Quarta puntata di questo appuntamento settimanale, dedicato al nostro bellissimo territorio, seconda sul capoluogo. Suggerimenti di riscoperta e di orgoglio per i residenti oltre che di partecipazione, condividendo sui propri profili social, per provare ad ovviare alla continua assenza di promozione turistica.

Quasi imbarazzante provare a raccontare un percorso medievale in Asti, troppa roba… Partiamo dal capirne il perché: alla base di tutto una città e persone che riuscirono a distinguersi, rispetto ad altre realtà piemontesi, per vivacità economica e precocità politica. Prima comunità urbana subalpina ad organizzarsi in forma di Comune nel 1095, dopo aver ottenuto dall’imperatore, prima il libero transito su tutti i valichi e le strade del regno, e poco dopo quello di battere moneta, fondamenti della prosperità economica di molte famiglie locali.

E ancora la città di Asti è ornata da sapienti e nobili cittadini. E ancora la città di Asti è ornata di un popolo sapiente e buono e pieno di ricchezze, il quale custodisce di buona voglia i beni e l’onore del Comune astese […].” Così il notaio Ogerio Alfieri, alto funzionario dell’antico Comune di Asti, descrive la situazione di una città che, sul finire del Duecento, aveva raggiunto il culmine della potenza economica e politica.

Ecco allora lo svilupparsi di torri e palazzi sia ad ostentare il benessere conquistato che a ritornarne parte alla città con cospicui segni architettonici e testimonianze artistiche.

Primo simbolo rappresentativo della potenza astigiana medioevale sono certamente le torri, edificate dalle famiglie eminenti come segno di prestigio. Delle 125 torri ancora esistenti nel 1682 ne sopravvivono una dozzina, da vedere e rivedere tutte. Basta girare per il centro storico cittadino ed alzare ogni tanto lo sguardo. Dalla imponente Torre Rossa, una delle più antiche e ben conservate della città, fino a quella De Regibus, all’angolo tra via Roero e corso Alfieri, unico esempio di torre a pianta ottagonale, o la torre dei Guttuari, che caratterizza la piacevole piazza Statuto; costruzione erroneamente chiamata da tempo dei Guttuari, edificata tra il 1230 ed il 1240, quando il Comune, visto l’eccesso di torri, in quantità e dimensioni fino a minare l'illuminazione naturale cittadina, decise di limitarne almeno l'altezza, obbligando a livellare quelle a venire alla torre Beltramenga Scarampa; Beltrame e Scarampi, non Guttuari, ma cambia poco, è comunque bellissima. E ancora l’esperienza di poter salire in cima ai 44 metri della torre Troyana, a godere del grandioso panorama a 360° sulla città.

A lato ed attorno i palazzi; e di questi ne abbiamo da vedere e far vedere veramente una cifra. Raccontano delle grandi famiglie mercatali, fondamentali per lo sviluppo cittadino. Ne trovate un po’ ovunque camminando per le vie del centro storico, al tempo chiamato Recinto dei Nobili. Solaro, Asinari, Roero, Pelletta, Ponte, Natta o Verasis: nomi, stemmi, storie che si rincorrono ancora oggi in tutta Asti. Storie che aspettano solo di essere viste ed immaginate.

Per concludere, pur avendo appena iniziato l’elencazione, impossibile non citare un libro, anzi, il libro: il Codex Astensis, custodito nell’Archivio Storico comunale di Palazzo Mazzola, lo stesso del museo del Palio. Documento eccezionale, di valore internazionale, fotografia del nostro vivace e ricco medioevo, manifesto dell’astigianità. Capolavoro unico per contenuti, riccamente ornato ed arricchito da 105 incredibili miniature, attribuite a Giovannino de’ Grassi, uno dei massimi esponenti del tardo gotico italiano, a descrivere diritti, privilegi e territori intorno alla città e sotto sua giurisdizione o controllo. Oggi li chiamiamo Astigiano.

Davide Palazzetti

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