/ Al Direttore

Al Direttore | 12 settembre 2020, 16:16

Ancora lettere sulla scuola. Renata Sorba: "Un tempo andare a scuola era provare gioia ed entusiasmo per la novità. Ora ci ritroviamo ad indossare un 'cappotto di piombo'"

La coordinatrice dell'Apri (Associazione Piemontesi Retinopatici e Ipovedenti) riflette su quanto il Covid abbia stravolto le vite dei ragazzi

Ancora lettere sulla scuola. Renata Sorba: "Un tempo andare a scuola era provare gioia ed entusiasmo per la novità. Ora ci ritroviamo ad indossare un 'cappotto di piombo'"

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni della coordinatrice dell'Apri, Renata Sorba sull'inizio dell'anno scolastico.

Proprio in questi giorni, con l'avvio dell'anno scolastico ci siamo resi conto di quanto, il covid-19 abbia completamente scombussolato e stravolto le nostre vite, in particolare quella dei nostri bambini e ragazzi che si cimentano ad iniziare un nuovo percorso scolastico.

Tanti sono i problemi legati alle regole e alle norme che bisogna assolutamente rispettare e promuovere per garantire una tutela alla salute e sicurezza di tutta la collettività che è coinvolta in questo momento.

Un tempo andare a scuola era provare gioia ed entusiasmo per la novità. Entrare in classe e scegliersi il banco e il compagno o la compagna era un rito che non ha risparmiato nessuno, anche le generazioni precedenti, ed è stata per tutti una grande fortuna ed opportunità.

Grande tensione, paura e ansia sta procurando questo avvio all'apertura delle scuole, dirigenti scolastici, insegnanti, genitori e tutti coloro che sono impegnati e ruotano intorno a questo mondo così meraviglioso ma che purtroppo viene inquinato da questo virus.

Ho pensato in questi giorni di creare una metafora: Tutti ci ritroviamo ad indossare un "cappotto di piombo", ovvero un indumento invisibile che pesa, che non ci permette di muoverci, di saltare, di avvicinarsi e di approcciarsi come vorremmo. Un simbolico indumento che ci frena, ci blocca e ci rallenta il tutto, non solo fisicamente ma anche mentalmente e psicologicamente.

Non sarà facile, ci vorrà tempo, ma se tutti ci uniamo e teniamo duro, forse riusciremo ad arrivare ad uno spiraglio di luce.

Abbiamo bisogno di uscire da questo tunnel, peccato che anche le persone più fragili, anziani, bambini e disabili pagheranno il prezzo più alto in tutto questo. Quando finirà, se mai finirà, potremo ritornare alla nostra tanto ambita libertà di azioni e di emozioni.

Occorre fare un grande lavoro di squadra, da un lato garantire una tutela fisica e dall'altro occorre creare in quel poco spazio che ci rimane, un coinvolgimento emotivo che venga però anche equilibrato da buoni propositi e soprattutto che ci sia anche molta positività.

Spiegare ai nostri bambini che è solo un momento di passaggio.. Che tutto tornerà come prima! Forse sarà un sogno ma mai come in questo momento abbiamo tutti bisogno di sognare...

Al direttore

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium