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Attualità | 23 ottobre 2020, 16:26

Ancora una volta i volontari del Coordinamento di Libera Asti all'udienza del processo Barbarossa

"In attesa della sentenza di primo grado riteniamo urgente che la società civile prenda coscienza della pericolosità del sistema mafioso e criminale"

Ancora una volta i volontari del Coordinamento di Libera Asti all'udienza del processo Barbarossa

Giovedì 22 ottobre i volontari del Coordinamento di Libera Asti, insieme a rappresentanti della segreteria di Libera Piemonte hanno assistito all’udienza del processo scaturito dall’operazione Barbarossa.

"Come accade dall’inizio del processo che ha preso l’avvio poco più di un anno fa, come Libera eravamo lì in piedi, nell’aula del Tribunale di Asti ad assistere all’udienza, silenziosamente attenti, per comprendere i fatti e testimoniare il nostro schierarci sempre e comunque contro le mafie ed al fianco della Giustizia", spiegano da Libera.

Il processo si avvia alla fase finale e l'associazione da sempre in prima linea contro la mafia, sottolinea l’importanza della giornata di ieri, dove nell’aula 6 del Tribunale di Asti erano presenti importanti istituzioni e magistrati della DDA di Torino, coordinati dalla Procuratrice Capo di Torino Dott.ssa Anna Maria Loreto.

Il Pubblico Ministero Dott. Stefano Castellani nella sua requisitoria analizzando eventi oggettivi uno ad uno, ha dimostrato in modo inequivocabile "come la ‘ndrangheta sia presente e radicata in Piemonte. In particolare nell’astigiano essa dal 2010 è sotto il controllo di tre ‘ndrine composte dalle relative tre famiglie Stambè, Emma e Catarisano, al centro dei reati contestati nel processo Barbarossa".

"Abbiamo assistito, continua Libera, ad una requisitoria chiara e lineare terminata dal secondo Pubblico Ministero dott. Paolo Cappelli, che ha condotto con determinazione e rigore tutta la fase dibattimentale, che non lascia spazio a molte interpretazioni. In attesa della sentenza di primo grado riteniamo urgente che la società civile prenda coscienza della pericolosità del sistema mafioso e criminale e che si racconti con chiarezza alla cittadinanza ciò che accaduto e ciò che sta accadendo in quell’aula di tribunale. Libera lo sta facendo in solitudine, con serietà e precisione sin dall’indagine Barbarossa".

"Ieri lo Stato ha dimostrato di essere presente, la magistratura ha dimostrato di esserci, ora spetta alla Cittadinanza ed alle Istituzioni del territorio mettere fine al tempo della grigia indifferenza sui segnali della presenza delle mafie sul nostro territorio,perché proprio questa zona grigia ha permesso alla’ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto economico e politico del nostro Piemonte.

Come Libera crediamo che conoscere i fatti, analizzarne le cause ed approfondire le strategie di prevenzione e di contrasto alle mafie siano passi fondamentali per sconfiggere la criminalità organizzata; questi passi vanno compiuti in modo collettivo e condiviso dalle Istituzioni e dalla cittadinanza attiva del nostro territorio".

L'associazione sottolinea come servano con urgenza azioni concrete di formazione e di informazione precisa e puntuale sul territorio, "bisogna coraggiosamente testimoniare impegno e volontà di rafforzare una cultura antimafia, perché non basta costituirsi parte civile in un processo per dire no alle mafie".

Redazione

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