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Cronaca | 12 novembre 2020, 20:06

Lo spirito che animava il Sottotenente Cavallaro e gli altri martiri di Nassiriya rivive ancora nell’animo dei colleghi impegnati all’estero

Figure come quella del Maresciallo Roberto Ronco, vicecomandante della Stazione Carabinieri di Villafranca d’Asti, reduce da una missione in Iraq: ecco la sua storia

Il Maresciallo Roberto Ronco

Il Maresciallo Roberto Ronco

Quest’oggi, così come accade il 12 novembre di ogni anno, il Paese ha ricordato la strage avvenuta a Nassiriya (Iraq) il 12 novembre del 2003, quando un vile attentato terroristico costò la vita a 19 italiano: 12 Carabinieri, 5 militari dell’Esercito e due civili. Tra le vittime, anche il nicese Giovanni Cavallaro – Luogotenente dell’Arma, promosso a Sottotenente dopo la sua tragica scomparsa –, la cui memoria viene omaggiata ogni anno in occasione della ricorrenza della strage.

Cerimonia che, sia pur con tutte le limitazioni conseguenti le norme anti covid, si è svolta anche questa mattina, quando la vedova Sabrina Brancato e il comandante provinciale dell’Arma, Tenente Colonnello Pierantonio Breda, hanno deposto un mazzo di fiori sulla tomba del Luogotenente.

L'IMPEGNO DELL'ARMA ASTIGIANA IN CONTESTI INTERNAZIONALI

Ho un forte ricordo personale di quanto accadutoha successivamente spiegato il comandante Breda – perché in quel periodo ero a piazza Venezia (dove è stata allestita, nel Sacrario delle Bandiere del Vittoriano, la camera ardente, ndr.) e da quando sono comandante qui ad Asti ho sempre cercato di riattualizzare quei fatti all’esperienza attuale del Comando. Il primo anno ho voluto sottolineare che oltre al Sottotenente Cavallaro vi erano altri 40 carabinieri del Comando provinciale impegnati in missioni all’estero, mentre l’anno scorso abbiamo posto l’attenzione sul capitano Alessandro Guglielmo e il maresciallo Luca Solari (rispettivamente ex comandante della Compagnia Carabinieri di Asti e già comandante della Stazione Carabinieri di Canelli, ndr.) rientranti da una missione internazionale in Kosovo”.

“Quest’anno – ha proseguito l’alto ufficiale vorrei sottolineare l’impegno del maresciallo Roberto Ronco, vicecomandante della Stazione di Villafranca d’Asti che ha svolto servizio come istruttore della Polizia irachena. Questo perché credo sia importante sottolineare, nel giorno in cui ricordiamo quel tragico fatto e tutti i caduti, che lo spirito che li animava rivive ancora in tanti colleghi che svolgono servizio sul territorio, dando il loro contributo di esperienza per ricostruire le Polizie di quei Paesi o sono impegnati in missioni di peacekeeping”.

QUATTRO MESI IN IRAQ, LONTANO DA CASA E DAGLI AFFETTI 

Sposato e padre di quattro figli e di un quinto in affido, il Maresciallo Ronco ha dovuto forzatamente passare quattro mesi lontano dai suoi affetti, senza poter far rientro in Italia. Un’esperienza professionale che – come del resto tutte quelle che lo hanno visto protagonista nel corso della sua brillante carriera, iniziata da carabiniere ausiliario poi diventato effettivo, quindi Brigadiere e ora Maresciallo – evidenzia la sua dedizione allo spendersi in favore del prossimo.

Maresciallo, in quale missione, quando e con quale incarico è stato impiegato?
Sono stato impiegato in Iraq nell’ambito dell’Operazione Inherent Resolve - Prima Partica, nata nel 2014, da un'alleanza internazionale per fronteggiare l'occupazione dell'autoproclamato stato islamico in Iraq e Siria. Ho operato da settembre 2019 a febbraio 2020, come istruttore.

Quali attività svolgeva sul territorio?
Insieme ad altri Carabinieri e a componenti di altre Polizie europee, tenevamo dei corsi di tecnica professionale ai vari gradi della Polizia iraqena, insegnando come effettuare le perquisizioni, le irruzioni, come svolgere i posti di blocco, come raccogliere informazioni, veniva spiegato il concetto di polizia di prossimità e molto spazio veniva dato al diritto umanitario; venivano anche studiate le armi e gli ordigni esplosivi.

Come sono considerati i Carabinieri dalla Polizia Irachena?
La Polizia irachena ha un'alta considerazione dei Carabinieri, sono molto interessati a ciò che insegniamo loro, specie per la nostra poliedricità nelle varie specialità. Il nostro lavoro era esclusivamente focalizzato alla loro formazione all'interno dell'Accademia della Polizia federale dell'Iraq.

Quale contributo professionale ha portato ad Asti dalla sua esperienza?
Ho portato con me l'importanza della prossimità, della vicinanza alla gente e la capacità di infondere sicurezza con la sola presenza tra la popolazione. E trent'anni di servizio mi hanno dato l'opportunità di insegnare qualche buona norma nell'approccio a una scena del crimine o su un intervento a rischio.

Che cosa ha imparato da questa missione?
Mi ha fatto capire quanto siamo stati fortunati a nascere in un contesto come il nostro e l’importanza di dare, ognuno di noi, un contributo per il bene comune.

Ha sofferto la mancanza dei suoi familiari?
Sì, ne ho sentito la mancanza. Ho quattro figli miei e uno in affido e una super-moglie che mi ha permesso di fare anche questa bella e profonda esperienza umana e professionale.

Redazione

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