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Scuola | 17 novembre 2020, 18:45

Il movimento "School for Future" bocciato da Asti. Terzo Intermezzo: "Non sarebbe saggio riaprire le scuole ora"

I flash mob no DAD non arriveranno ad Asti, nonostante si stiano diffondendo sempre più. "Mostriamo tutta la nostra solidarietà ai ragazzi di School for Future, ma ad Asti non organizzeremo nulla di tutto ciò. Giorno per giorno i rischi si moltiplicano"

Il movimento "School for Future" bocciato da Asti. Terzo Intermezzo: "Non sarebbe saggio riaprire le scuole ora"

"School for Future". Si chiama così il nuovo movimento studentesco contro la didattica a distanza, 'fondato' da Anita, dodicenne torinese spesso affiancata al nome dell'icononica Greta Thunberg.

I ragazzi che sposano la filosofia di Anita, quindi, seguono le lezioni online davanti alla loro scuola, al freddo di questi giorni, come Greta davanti al Parlamento.

Ogni giorno il movimento, che man mano si sta diffondendo in altre città, organizza flash mob davanti alle scuole, per chiederne la riapertura.

Ad Asti nulla di tutto ciò: non è saggio riaprire le scuole adesso

Non tutti gli studenti, però, si trovano perfettamente d'accordo con questa iniziativa. 

"In quanto studenti, sosteniamo queste proteste perché crediamo che lancino un bel messaggio: gli studenti hanno infatti compreso l’importanza e la forza che hanno le loro voci se si uniscono, questo anche grazie all’impatto culturale e sociale del movimento ambientalista Fridays for Future. Sebbene mostriamo tutta la nostra solidarietà ai ragazzi e alle ragazze di School for Future, ad Asti non organizzeremo nulla di tutto ciò. Non riteniamo una mossa saggia riaprire le scuole quando il numero dei contagi e dei morti continua a salire, giorno per giorno, e anche i rischi si moltiplicano", spiegano dal Collettivo studentesco Terzo Intermezzo di Asti. 

Gli studenti astigiani, poi, sono arrabbiati con la politica, che negli ultimi mesi "non ha fatto altro che promettere un rientro totale in sicurezza, che poi non ha garantito".

Sovraffolamento, classi pollaio. Storia e cronistoria di problemi pregressi, mai risolti

"Il sovraffollamento dei trasporti, le classi pollaio, la mancanza di docenti e di personale e la loro precarietà, nonostante fossero problematiche presenti già prima dell’emergenza sanitaria, sono stati ignorati. Così, dopo neanche due mesi di scuola, ci ritroviamo nella medesima situazione di marzo. Tutte le scuole sono state chiuse e noi studenti siamo stati lasciati a casa, a combattere nuovamente con il problema della didattica a distanza. La DAD continua a non essere accessibile a tutti e tutte e questo non fa altro che alimentare le disparità tra gli studenti", continuano dal Collettivo.

Questo, però, non è l’unico problema che caratterizza la DAD: quotidianamente uno studente deve svolgere almeno cinque ore davanti a uno schermo, il carico di lavoro e di studio è - a detta di molti - notevolmente aumentato. 

Sempre connessi. Forse troppo?

I professori, infatti, non solo utilizzano le loro regolari ore di lezione, ma fissano interrogazioni e lezioni a qualsiasi ora del giorno.

Non è tutto. Dal Collettivo si denuncia una situazione particolarmente grave, figlia di un periodo di precarietà e incertezza, che non fa altro che aumentare i disagi già presenti tra i ragazzi.

"Caro Governo, non vi sono bastati così tanti morti per agire?"

"Si pretende che uno studente rimanga sempre connesso e attaccato ai dispositivi elettronici e ciò è estremamente dannoso per la sua salute, sia fisica che mentale. Siamo completamente abbandonati a noi stessi. Evidentemente scuola e sanità sono priorità soltanto a parole. Gli ospedali, a differenza delle scuole, non possono essere chiusi. I medici si ritroveranno nuovamente a dover scegliere chi salvare, il personale sanitario nuovamente allo stremo, ma se sono veramente i nostri eroi, perché il Governo non li mette nelle condizioni di lavorare in sicurezza dando loro i mezzi per fare fronte a questa emergenza? Caro governo, non vi sono bastati così tanti morti per agire?", concludono gli studenti astigiani.

Elisabetta Testa

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