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Cultura e tempo libero | 02 gennaio 2021, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo dove tutti siamo capitani

Puntata di inizio anno dedicata ai buoni propositi, al valore dell’agire, all’importanza dell’osare e alla consapevolezza del nostro ruolo

Mandela festeggia con il capitano Pienaar

Mandela festeggia con il capitano Pienaar

La vita è una partita. La somma di tante partite: con noi stessi, con e per i nostri cari, la società che ci sta attorno, il Mondo. L’ultima è stata proprio dura, ha sconquassato tutto e tutti; ora che pare stia girando al meglio è il momento di tirar fuori le ultime energie per chiuderla presto e bene. Ho giocato troppi anni, ahimè un mucchio di tempo fa, a rugby, per non vederne metafora, stimolo e supporto a molto quotidiano. Il bel punto di partenza è la squadra, l’arrivo la consapevolezza di un ruolo. Imprescindibile e bellissimo.

Per capirci meglio andiamo al cinema. Era il 2009 quando Morgan Freeman impersonava Nelson Mandela nel film Invictus. Prima della finale della Coppa del Mondo del 1995, contro i favoritissimi e fortissimi All Black, convoca il capitano della sua nazionale, Francois Pienaar, e gli legge una poesia: Rendo grazie alla mia anima invincibile. Il testo sarà pure maledettamente retorico, inserito in un film mediocre, rugbysticamente parlando, ma troppo adatto al momento.

Per inciso, nella realtà dei fatti Mandela parlo veramente a Pienaar prima di quella partita, citando però un estratto del discorso del presidente americano Theodore Roosevelt, del 1910, sul valore dell’agire, di entusiasmo e dell’importanza d’osare. Nella sceneggiatura del film si è preferita una poesia del 1888, composta dallo scrittore e giornalista inglese William Hernest Henley.

Dalla notte che mi avvolge,
nera come la fossa dell'Inferno,
rendo grazie a qualunque dio ci sia
per la mia anima invincibile.
La morsa feroce degli eventi
non m'ha tratto smorfia o grido.
Sferzata a sangue dalla sorte
non s'è piegata la mia testa.
Di là da questo luogo d'ira e di lacrime
si staglia solo l'orrore della fine.
Ma in faccia agli anni che minacciano,
sono e sarò sempre imperturbato.
Non importa quanto angusta sia la porta,
quanto impietosa la sentenza,
sono il padrone del mio destino,
il capitano della mia anima.

Eccolo il ruolo: capitani della nostra anima, capaci di pensare, liberi di agire e felicemente consapevoli di quanto sia preziosa la vita. Meglio se con la palla in mano.

Davide Palazzetti

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