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Sanità | 29 gennaio 2021, 14:58

Nel 2020 diecimila trapianti in Piemonte, con 147 donatori: "Eccellenza in Italia"

Inversione di tendenza in positivo rispetto al calo del 10% della nazione. Città della Salute si conferma primo centro. Cirio: "Gratifichiamo il nostro personale sanitario"

Conferenza stampa trapianti in Piemonte

Un momento della conferenza stampa, cui hanno partecipato il presidente della Regione Alberto Cirio e l'assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi

Un’inversione di tendenza in positivo rispetto alla media nazionale, con 10 mila trapianti realizzati e 147 donatori, nonostante la pandemia e lockdown. È quanto emerge osservando i dati del 2020 sull’attività di donazione e trapianti in Piemonte, cresciuta del 6%. Se è vero che l’Italia, durante la pandemia, ha ridotto del 10% l’attività di trapianto (registrando comunque un buon risultato rispetto al -25% della Francia e al 18% della Spagna), la nostra regione ha mantenuto una posizione d’eccellenza, coprendo il 12% di tutte le operazioni su territorio nazionale.

“Con l’arrivo del Covid - ha spiegato Anna Guermani, coordinatore del Centro regionale Donazioni e Prelievi di organi e tessuti - gran parte delle risorse sono state rivolte alla cura dei pazienti positivi. Questo poteva far sì che, sul versante donativo, le persone, intimorite, perdessero fiducia nel sistema, mentre, sul versante sanitario, non si avessero risorse sufficienti. Invece questo in Piemonte non è avvenuto. I donatori l’anno scorso sono stati 32,8 per milione di popolazione. È il secondo dato migliore negli ultimi dieci anni, decisamente superiore a quello nazionale, che è sceso al 20,5

In particolare, il programma di donazione di organi a cuore fermo ha avuto un notevole sviluppo, nel 2020, con 52 interventi in Italia, di cui 16 in Piemonte. “Abbiamo una popolazione molto sensibile - ha aggiunto Guermani -, che sa che donare vuol dire aiutare. Spesso i familiari hanno dovuto scegliere se donare o non donare a telefono, non potendo recarsi in ospedale. Hanno fatto uno sforzo enorme, e i nostri sanitari stati in grado di seguirli anche a distanza”. 

“Dei 10.550 organi trapiantati - ha riferito Antonio Amoroso, direttore del Centro regionale -, in alcune occasioni si è trattato di trapianti combinati: otto rene-fegato, quattro rene-pancreas, due rene-fegato-polmone. Per i trapianti da vivente, la Molinette ha aumentato l’indice del 9%, effettuando anche il primo trapianto di fegato da donatore Covid”. 

È infatti la Città della Salute a confermarsi, con i suoi 388 trapianti (di cui 200 di rene alle Molinette, risultato mai raggiunto da nessun altro centro), primo ospedale in Italia. 

“Dietro ai risultati ci sono sempre le persone - ha commentato il governatore Alberto Cirio -, e la nostra sanità è fatta di professionisti eccellenti e di grande valore, che dobbiamo conservare gelosamente e gratificare più di quanto non sia stato fatto in passato. Come Regione, continuiamo a garantire supporto all’eccellenza ospedaliera, riservando maggiore attenzione alle persone e consolidando un nuovo rapporto tra ospedale e territorio”.

Manuela Marascio

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