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Sanità | 07 febbraio 2021, 15:32

Il colore di un silenzio assordante: ancora nessuna certezza sulla vaccinazione delle persone disabili

La denuncia dei ragazzi della Residenza Il Borgo insieme a famiglie e operatori. Intervento nell'ambito della rubrica "I colori delle abilità" a cura di Nuovi Orizzonti coop. sociale

vaccino anti Covid

Un silenzio assordante: ancora nessuna certezza sulla vaccinazione delle persone disabili

I ragazzi della Residenza Il Borgo, insieme alle famiglie e agli operatori, denunciano il ritardo e l'assordante silenzio attorno alla questione della campagna di vaccinazione anti Covid delle persone diversamente abili.

"La gente non lo sa e, quando glielo raccontiamo, tutti si stupiscono. Le persone disabili, anche coloro che presentano problemi di salute, non sono ancora state vaccinate e non ci è stata comunicata ad oggi pianificazione al riguardo", viene sottolineato con rammarico.

"Conoscendo da vicino le difficoltà e i drammi quotidiani delle persone disabili e delle loro famiglie, la fatica ma anche la creatività e la determinazione degli operatori, proviamo a dare voce a chi non riesce ad esprimersi, immaginando un loro sfogo": sfogo che non è difficile comprendere e condividere.

Ci hanno detto che non siamo abbastanza fragili per avere diritto ad entrare nella prima fase dei vaccini anti covid, forse neanche nella seconda…

Che cos'è allora la fragilità?

Non è forse fragilità la dis-abilità?

Non è forse fragilità non avere gli strumenti per capire fino in fondo tutto quello che sta succedendo intorno a noi? Tutto quello che un virus cattivo sta portando nel mondo intero?

Non è forse fragilità dover stare isolati, in un lunghissimo lockdown da fine febbraio a tutt'oggi? Stare lontani dalle nostre famiglie e non poter uscire per andare a casa neanche un giorno in 11 mesi?

Non è forse fragilità dipendere dagli altri per tutto, tutti i giorni della nostra vita?

Non è forse fragilità non essere in grado di spiegare se abbiamo male da qualche parte?

Non è forse fragilità non riuscire a dire, a raccontare, a parlare, a camminare, a fare come gli altri?

Non è forse fragilità aver perso tutto un mondo comunicativo dal momento in cui le mascherine hanno nascosto il viso delle persone che si occupano di noi e delle quali non riusciamo a vedere il sorriso? Ci sono alcuni di noi che comunicano solo con il contatto fisico...immaginate che cosa vuole dire all'improvviso essere in un mondo nuovo e in un linguaggio sconosciuto che si svela attraverso mascherina e distanza?

Non è forse fragilità non trovare più l'equilibrio tra le cose, per un soggetto con autismo non riuscire più ad uscire di casa, riempire la giornata sempre degli stessi gesti rassicuranti?

Immaginate quanta fragilità nel caso in cui dovessimo essere ricoverati all'ospedale, da soli, in un posto in cui nessuno conosce il nostro modo di "funzionare"...

Non è forse fragilità svegliarsi tutte le mattine e rifare la stessa domanda agli educatori: "Quando finisce il virus?". E per gli educatori, non avere risposta.

redazione

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