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Cronaca | 25 febbraio 2021, 11:08

"La 'ndrangheta continuerà a rivestire un ruolo di primo piano nello scenario criminale piemontese". Lo sostiene la DIA nella sua relazione semestrale al ministero dell'Interno

Alcuni importanti inchieste hanno evidenziato la stabile presenza, anche nell'Astigiano di strutturati gruppi criminali. Da Barbarossa a Riki Cod, un lungo filone di inchieste. Droga, usura, violenze ed estorsioni

Un momento della sentenza Barbarossa (MerfePhoto)

Un momento della sentenza Barbarossa (MerfePhoto)

Una relazione, quella realizzata dalla Direzione Investiva antimafia, inviata al Ministro dell' Interno per riferire in Parlamento, che riguarda il primo semestre 2020 e ripercorre scenari datati con fatti e circostanze oggetti di diverse indagini e processi.

"La n'drangheta rivestirà un ruolo di primo piano in Piemonte"

L'immagine che emerge, anche per il Piemonte e l'Astigiano è tutt'altro che rassicurante. Nel rapporto si evince che "Non si osservano nella regione segnali sintomatici di un ridimensionamento criminale della ‘ndrangheta che, invece, si ritiene continuerà a rivestire un ruolo di primissimo piano nello scenario criminale piemontese.

Indubbiamente le disposizioni governative adottate per contenere la pandemia hanno comportato, in linea generale, anche in Piemonte una diminuzione sia dei volumi d’affari produttivi e commerciali, sia degli eventi delittuosi e, la Procura della Repubblica di Torino ha costituito uno specifico pool di magistrati con il compito di mettere a punto una strategia di contrasto in grado di tener conto della capacità delle consorterie criminali di approfittare delle criticità del tessuto produttivo e commerciale.

Traffico di droga, usura, estorsioni"

A  questo riguardo, si conferma il radicamento in Piemonte di gruppi mafiosi, segnatamente della ‘ndrangheta, che ha costituito nel tempo locali analoghi a quelli presenti nelle rispettive aree d’origine.

"Si tratta  - si legge nella relazione - di sodalizi dediti principalmente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e alle azioni usurarie spesso finalizzate all’acquisizione di attività imprenditoriali, ma che hanno di recente privilegiato l’inserimento nel settore degli appalti pubblici, attraverso condotte corruttive".

Alcune importanti inchieste degli ultimi anni hanno contribuito non solo alla ricostruzione degli organigrammi ‘ndranghetisti, ma hanno rivelato la stabile presenza nella Regione di strutturati gruppi calabresi. Si tratta di aggregazioni criminali con una spiccata propensione affaristico­ imprenditoriale, che si avvalgono se del caso dei comportamenti violenti tipici mafiosi commessi sempre in sinergia con la casa madre reggina.

Parola d'ordine "massimizzare i profitti

Per la provincia di Asti, con l'operazione Barbarossa è emerso il locale di Asti, voluto da esponenti delle famiglie Emma, Stambè e Catarisano.

Le indagini hanno fatto emergere, alla stessa stregua di altre aree del Centro­Nord, come alcuni rappresentanti dell’imprenditoria piemontese "siano ricorsi a esponenti delle consorterie ‘ndranghetiste per massimizzare i profitti". A conferma, nel semestre di riferimento sono stati adottati alcuni provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di ditte operanti prevalentemente nella gestione del ciclo dei rifiuti.

Con riferimento ai tentativi di infiltrazione nei settori economici da parte di Cosa nostra valgono le stesse considerazioni. "Infatti, si legge ancora, in Piemonte, da tempo alcune famiglie mafiose sono riuscite ad inserirsi nei settori dell’edilizia e del movimento terra, nonché nella gestione delle attività connesse al gioco e alle scommesse".

"È doveroso, nel contesto, considerare che la geometria criminale della Regione favorisce l’operatività, tra gli altri, di gruppi delinquenziali di matrice straniera. Le compagini criminali di matrice africana (soprattutto nigeriana), albanese e romena confermano il dinamismo criminale sul territorio del Piemonte.

Riki cod e Fiore dell'est, contrasto allo spaccio e violenza

Sono emerse in diverse inchieste, in merito alla criminalità albanese,forme di collaborazione con italiani, come rivelato dagli esiti delle operazioni “Riki Cod”(7 febbraio 2020), emessa dal Tribunale di Asti ed eseguita dalla Polizia nei confronti di 20 appartenenti a un sodalizio criminale composto da cittadini italiani, albanesi, tunisini e nigeriani dediti allo spaccio di cocaina, eroina, hashish, marijuana e metadone, anche nei pressi di plessi scolastici della città e “Fiore dell’est”(12 giugno 2020), tutte incentrate sul contrasto allo spaccio di stupefacenti ed eseguita dalla Polizia nei confronti di 23 appartenenti ad un sodalizio italo­albanese dedito allo spaccio di cocaina e crack nell’Astigiano.

Uno degli arrestati era stato individuato come punto di contatto con i trafficanti in Albania, tramite i quali importava ingenti quantitativi di stupefacente. Agli indagati, inoltre, sono stati contestati svariati episodi di estorsione e lesioni a danno di clienti in ritardo con il pagamento della droga.

Estorsioni e usura con 'Game Over'

Una diversa collaborazione criminale tra italiani e albanesi risulta dagli esiti dell’operazione “Game over” (12 maggio 2020), sviluppata nel contrasto al racket delle estorsioni e dell’usura, con espressioni a tratti caratterizzate da particolare violenza.

Polizia e Guardia di Finanza hanno emesso diverse misure nei confronti di 10 persone (tra i quali quattro cittadini albanesi) ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione e di un articolato giro di usura gestito da personaggi di elevata caratura criminale, già noti alle cronache giudiziarie.

Spesso l'omertà ostacola le indagini

L’inchiesta è stata condotta con estrema difficoltà a causa del diffuso clima di omertà instauratosi nel particolare contesto nonostante fossero avvenuti, a danno delle vittime, episodi di particolare violenza ed efferatezza. Le indagini, infatti, sono iniziate proprio dall' omicidio di uno di loro e dall’esplosione di un colpo di pistola nei confronti dell’auto di un’altra.

Stabile presenza di criiminalità albanese

Dal rapporto emerge con chiarezza che la criminalità albanese costituisce una stabile presenza in Piemonte, in linea con il trend espresso su gran parte del territorio nazionale.

Gruppi capaci anche di interagire con criminali di altre nazionalità, nello sfruttamento della prostituzione e nei reati predatori in genere.

Criminalità romena, nigeriana e cinese

"Alla criminalità romena - si legge ancora nel rapporto, si riconosce un duplice livello di intervento, il primo rientrante nella microcriminalità riferibile a singoli soggetti, di norma dediti a reati predatori (furti e rapine), l’altro più strutturato, anche a connotazione mafiosa, come emerso da un’inchiesta del recente passato che per la prima volta in Italia ha riconosciuto per una compagine romena, con sentenza definitiva, le condotte di cui all’art. 416 bis c.p.51".

Inoltre, in Piemonte è presente, da tempo, un importante insediamento criminale di nigeriani, alcuni dei quali già condannati per associazione di tipo mafioso. "Le evidenze investigative relative a soggetti di origine cinese, invece, confermano l’interesse di questi ultimi per il settore della contraffazione dei marchi, del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dello sfruttamento della prostituzione di connazionali. Non si rilevano punti di contatto con gruppi mafiosi italiani".

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