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Economia e lavoro | 03 marzo 2021, 16:25

Luce in coda all'anno del Covid: Torino si rialza, ma l'economia piemontese resta fragile

Bene Asti, Novara la migliore. Coscia (Unioncamere): "Fondamentale la campagna vaccinale". Ravanelli: "Pronti a pagare le dosi per i nostri collaboratori, mettendo a disposizione le nostre aziende. Ma la Ue ha sbagliato a cercare di risparmiare"

L'economia piemontese

Immagine di archivio

Una sostanziale stabilità rispetto alla fine del 2019, ma un ultimo periodo dell'anno che lascia sperare per il meglio, dopo i grossi problemi dei primi nove mesi: lo dicono i risultati dell’indagine congiunturale sull’industria piemontese nel quarto trimestre 2020 di Unioncamere Piemonte.
Una fotografia che restituisce un'immagine meno sfocata rispetto al recente passato, quando la pandemia ha letteralmente sconvolto il mondo, ma ancora molto diversa tra un settore e l'altro e tra una provincia e l'altra. A tirare la volata sono infatti settori come l'aerospazio e l'elettronica, mentre altri comparti - e i rispettivi territori - pagano ancora il conto della crisi pandemica.

Le difficoltà in cifre, ma facciamo meglio di Lombardia e Veneto

Il conto che prosegue nel suo risultato negativo è quello sul numero di aziende presenti in Piemonte. Arrivati alla fine del 2020 se ne contano 784 in meno rispetto all'ultimo trimestre del 2019, ma il calcolo arriva addirittura a 8329 rispetto a 10 anni fa, non solo per quanto riguarda la manifattura, ma un po' per tutto il sistema.La produzione è ferma sullo 0%, a conferma appunto di una certa tenuta rispetto allo stesso trimestre del 2019 (anche se in tutto il 2020 il dato complessivo è di -5,9%), mentre gli ordinativi sono saliti dello 0,4% e addirittura del 17,3% gli ordinativi esteri (grazie appunto soprattutto all'aerospazio e all'elettronica). Anche il fatturato è in miglioramento di qualche punto percentuale (+0,4%), ma quel che stupisce (e conforta) di più sono i risultati del Piemonte messi a confronto con quelli delle altre regioni "concorrenti" come Lombardia e Veneto. Paragoni che spesso ci hanno visto in difetto, ma che invece in questo caso ci regalano un primato. Le produzioni delle due regioni sono infatti ancora in calo di oltre 2 punti percentuali, e sono negativi (intorno all'1%) gli ordinativi interni. Ancora più evidente il gap sugli ordinativi esteri, con la Lombardia che non arriva al +3%, mentre il Veneto è ancora in territorio negativo (-2,9%). Non si discosta il fatturato, che per le due regioni prese a paragone resta negativo.

Tra i settori, nell'arco di tutto il 2020 solo l'alimentare ha sempre avuto un andamento relativamente stabile, con cali limitati a pochi decimali, mentre altri come il tessile hanno sofferto di più, in tutti i 12 mesi. Crescita importante invece nell'ultima fetta di anno (come detto) per mezzi di trasporto ed elettronica, ma chiudono con un sorriso anche chimica, metalli e legno.

Di conseguenza, tra le province sono Biella e Vercelli a soffrire più di tutte (produzione al -14.3% e al -4,9%), mentre Alessandria paga il conto del settore orafo (-3%). Bene invece Torino (+1,1% grazie ai mezzi di trasporto), mentre Asti segna un risultato ancora migliore (+1,5%), soprattutto grazie alla chimica e alla gomma plastica. Rubinetteria e Valvolame soffiano nelle vele garantendo addirittura un +2,7% per Novara, performance al vertice regionale. Cuneo è sostanzialmente stabile, con un +0,1%.

La partita si gioca sul tavolo degli investimenti

Per quanto riguarda il fronte di investimenti e innovazione, circa il 29% delle aziende piemontesi ha speso per migliorare la propria attività nel corso del 2020, ma la fetta è scesa rispetto al 54,6% del 2019. Colpa della pandemia, per circa il 30% di coloro che non hanno investito, mentre il 41% non avrebbe comunque sostenuto costi di questo genere.
Qui però si apre la grande divisione all'interno del tessuto produttivo: a investire sono state soprattutto le grandi aziende (94,1%), mentre le micro imprese sono state poco più del 21%. Le spese si sono distribuite tra macchinari (76,3%), ma anche sistemi elettronici (26,3%) e ricerca e sviluppo (23,8%). C'è tuttavia una certa volontà di tornare a investire in maniera più massiccia nel corso del 2021.

Gli ostacoli all'innovazione, invece, considerati in un triennio che parte dal 2018, hanno riguardato la carenza di risorse finanziarie (33%), ma anche costi troppo elevati (18%) e mancanza di personale qualificato (9,7%).
Le imprese che hanno innovato, però, hanno avuto una resilienza superiore, tanto che la produzione è stata pari al +0,2% mentre chi non ha investito ha visto un calo del 9,8%.

"I dati fanno ben sperare - dire Teresio Testa, direttore regionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria di Intesa Sanpaolo - anche se bisogna riflettere sul fatto che sono soprattutto le grandi imprese riescono a innovare, questo vuol dire che sono loro a dover trainare la sua filiera. Mi piacerebbe però vedere predisposizioni all'investimento più pronunciate, perché l'economia è sana ed è qui che ci giochiamo la partita del futuro".

"Le dimensioni aziendali saranno un fattore strategico per il futuro - aggiunge Fabrizio Simonini, regional manager di Unicredit per il Nord Ovest -, dunque bisognerà ragionare sulle aggregazioni, ma anche sul fronte dell'innovazione. Ma è difficile individuare una ricetta unica, come dimostrano le differenze tra settori e, di conseguenza, anche tra i territori più legati a un comparto piuttosto che a un altro. E' importante che alle spalle di un capo filiera ci sia anche un tessuto vivace e completo di imprese, in grado di garantire tutti i passaggi della produzione".

Le attese per il futuro

Secondo le stime, a parità di condizioni, l'ufficio studi di Unioncamere prevede che nel 2021 i numeri dell'economia piemontese dovrebbero comunque tornare a crescere. A cominciare dalla produzione di valore aggiunto (+5,2%) seguita dalla domanda interna (+5,6%), i consumi delle famiglie (+4,8%), gli investimenti (+10,7%) e l'export, che potrebbe crescere dell'8,4%.

La sfida dei vaccini: "Pronti a pagarceli da soli, le aziende sono a disposizione"

Al di là delle cifre, tuttavia, è chiara la prospettiva da seguire per tornare davvero ad accelerare. "Un piano vaccinale che proceda in maniera sistematica e continuativa per garantire una ripresa dei consumi e delle attività in condizioni normali. E' l'unica arma che abbiamo a disposizione per superare questo momento", dice il presidente di Unioncamere Piemonte, Gian Paolo Coscia.

"Questa non è una crisi strutturale, ma congiunturale e legata alla pandemia - conclude Fabio Ravanelli, ex presidente di Confindustria Piemonte e ora presidente del nuovo ente camerale del nord Piemonte: Biella, Vercelli, Novara e Vco -. Ecco perché il tema principale è quello della vaccinazione, solo così potremmo cavalcare una ripresa immediata. Siamo pronti a mettere a disposizione al 100% le nostre imprese, anche pagando i vaccini, pur di mettere in sicurezza i nostri collaboratori. Ma su certi temi il Governo sembra poco attento. La Ue è stata improvvida a mercanteggiare sul centesimo e ora è chiaro a tutti quale sia la difficoltà: anche se una strada impervia, dobbiamo fare il possibile per reperire nuove dosi".

Massimiliano Sciullo

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