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Al Direttore | 14 giugno 2021, 17:50

"Perchè non è stato consegnato il Sigillo della città al procuratore Nicola Gratteri?"

A chiederselo in una nota stampa è il Partito Democratico di Asti

"Perchè non è stato consegnato il Sigillo della città al procuratore Nicola Gratteri?"

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del Partito Democratico Asti e del Gruppo PD nel consiglio comunale di Asti, in merito alla mancata consegna del Sigillo della Città al procuratore Nicola Gratteri.

Ieri sera, si è chiusa la bella rassegna di Passepartout con un ospite di eccezione, Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Catanzaro e tra i magistrati più esposti contro la criminalità organizzata.

Ad accoglierlo molte autorità cittadine, un folto pubblico, diversi esponenti della minoranza in consiglio comunale, ma nessuno, proprio nessuno, dell’Amministrazione Comunale. Eppure, nell’Amministrazione, c’è addirittura un assessore con deleghe alla sicurezza, c’è un vicesindaco pronto a (stra)parlare di legalità e sicurezza ad ogni occasione e c’è un sindaco che presenzia ovunque. Ieri sera, evidentemente, avevano tutti di meglio da fare.

Sarebbe stata l’occasione per consegnare al procuratore Gratteri il sigillo della città, in segno di solidarietà e vicinanza con l’operato di tutte le donne e gli uomini che insieme a lui, ogni giorno, lottano contro le mafie. Sarebbe stato un segnale chiaro e inequivocabile per ribadire che Asti ripudia le mafie e che la politica astigiana sa bene da che parte stare.

Le numerose inchieste degli ultimi dieci anni dimostrano che l’Astigiano non è purtroppo immune dalla presenza della ’ndrangheta, che si infiltra sul territorio, contamina l’economia legale, soprattutto ora che la pandemia ha portato ad un aggravamento della situazione economica.

Le assenze della giunta comunale non ci stupiscono, è la stessa giunta che voleva far uscire Asti da Avviso Pubblico, la rete di comuni contro le mafie e la corruzione; è la stessa giunta che si schiera contro la legge regionale sul gioco d’azzardo patologico, piaga sociale che crea nuove povertà e terreno fertile per l’usura, attività svolta anche dal crimine organizzato; è la stessa giunta che ora, per bocca del vicesindaco Coppo, ricorda di aver ripristinato i controlli anticorruzione , dimenticandosi che quei controlli sono un obbligo di legge (l. 190/2012) e che dunque la Giunta si è limitata ad applicare una norma.

Quel sigillo che Gratteri avrebbe potuto ricevere in dono dalla città è di certo “solo” un simbolo, ma testimone della “credibilità” con cui un’Amministrazione lotta contro le mafie. Rosario Livatino, giovane magistrato ucciso dalla mafia nel 1990, ricordava infatti «Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili».

Pd Asti e Gruppo consiliare PD Asti

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