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Economia e lavoro | 02 luglio 2021, 10:42

La bioeconomia resiste alla pandemia e da lavoro a 2 mln di persone, ma in Piemonte non sfonda

La nostra regione si colloca in basso, sia per occupazione che per utili, generati dal sistema che utilizza scarti per la produzione di beni ed energia

La bioeconomia resiste alla pandemia e da lavoro a 2 mln di persone, ma in Piemonte non sfonda

Nel 2020 la Bioeconomia in Italia - il sistema che utilizza le risorse biologiche e scarti per la produzione di beni ed energia - ha generato un profitto di 317 miliardi di euro, occupando poco meno di due milioni di persone.  Dopo aver chiuso il 2019 con un incremento dell’1,4%, nel 2020 il settore ha perso il 6,5% del valore della produzione, un calo inferiore rispetto a quanto segnato dall’intera economia (-8,8%).

Settore dinamico, con 830 realtà da aziende e Università

Dati contenuti nel 7° Rapporto sulla Bioeconomia, redatto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Cluster SPRING e ASSOBIOTEC – Federchimica, che mette in luce un sistema dinamico e complesso, con più di 830 soggetti, dalle 84 Università e centri di Ricerca (pubblici e privati) alle circa 730 imprese (con più di 500 start-up), a cui si affiancano altre istituzioni ed associazioni con ruolo di supporto e promozione.

Ambito trainante al Nord-Est e Mezzogiorno: Piemonte sotto la media

In tutti i paesi europei il valore della Bioeconomia, ha registrato un calo meno rilevante rispetto al totale dell’economia, evidenziando una maggiore resilienza allo shock pandemico. A livello italiano questo ambito risulta trainante soprattutto al Nord Est e nel Mezzogiorno, molto meno al Nord Ovest e Centro.  Basilicata e Trentino-Alto Adige, con un’incidenza del 9,3%, si posizionano ai primi posti per valore aggiunto della Bioeconomia sull’economia regionale. Seguono Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna, con un peso compreso tra l’8% e l’8,7%. Si colloca sotto la media nazionale invece la Lombardia (5,4%), che sconta una maggiore diversificazione produttiva. Sotto la media anche Piemonte, Campania e Sicilia.

Al Sud il più alto tasso di occupazione

Le regioni del Mezzogiorno spiccano nella graduatoria nazionale in termini di occupazione: si posizionano ai primi posti Calabria (15,8%), Basilicata (15,1%), Puglia (13,2%) e Molise (11,6%). Nel NordEst, con un peso dell’8,8%, emerge il Trentino-Alto Adige, mentre nelle regioni del Centro (6,8%) spicca il peso delle Marche (10,8%), seguito da Toscana (9,5%) e Umbria (9,5%). Sotto la media italiana invece tutte le regioni de Nord-Ovest (5,6%).

Al Nord Ovest spiccano farmaceutica e chimica bio-based

La filiera agro-alimentare riveste un ruolo di primo piano nella Bioeconomia di tutte le aree geografiche, con un peso che varia da circa il 50% nelle regioni del Centro, a quasi l’80% nelle regioni meridionali. Anche il sistema moda bio-based incide sensibilmente sulla Bioeconomia delle diverse aree geografiche, con una crescente attenzione ai temi della sostenibilità che sta coinvolgendo tutta la filiera produttiva, lungo tutta la penisola. Emergono altre rilevanti specializzazioni territoriali: nel Nord-Ovest spiccano ad esempio i settori a più elevato contenuto tecnologico, come la farmaceutica e la chimica bio-based. Nelle regioni del Nord-Est emerge anche la rilevanza della filiera del legno e dei mobili, mentre nel Centro spicca soprattutto il peso della filiera della carta e della farmaceutica. Nel Mezzogiorno la filiera agro-alimentare rappresenta quasi la totalità della Bioeconomia, ma non mancano anche esperienze nei settori a più alto contenuto tecnologico, come conferma la specializzazione di alcune province nel settore farmaceutico.

Redazione

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