In merito alla grave situazione che coinvolge i call center di Mediacon e Tecnocall, Ambiente Asti ritiene necessario portare all'attenzione pubblica alcuni elementi finora non chiari. Secondo quanto appreso, una eventuale "boccata di ossigeno" da parte del committente Iren sarebbe subordinata al raggiungimento di specifici obiettivi commerciali legati alla produzione di lead, cioè vendite aggiuntive di luce e gas.
"Non si tratterebbe quindi di una misura strutturale di tutela occupazionale – si legge nella nota –, ma di un intervento condizionato a risultati che dipendono in larga parte da fattori non controllabili dagli operatori". Ambiente Asti precisa un punto centrale: il contratto di appalto non nasce per attività di vendita. Le lavoratrici e i lavoratori sono stati assunti per svolgere servizi di assistenza clienti inbound, non per attività commerciali né per il raggiungimento di target di vendita.
Le lead sono quasi impossibili
"Le lead (vendite) sono quasi impossibili perché quando un cliente chiama il servizio clienti è perché ha un problema con Iren per una sua fornitura e non ha di certo voglia di portare un’altra fornitura", spiega l'associazione. La richiesta di generare lead rappresenterebbe quindi un’estensione sostanziale delle attività previste, introdotta successivamente senza una reale ridefinizione contrattuale.
A questo si aggiunge un clima di forte pressione interna, con monitoraggi costanti delle percentuali di lead e richiami continui sull’andamento dei risultati. "Riteniamo inaccettabile che la continuità occupazionale venga di fatto collegata a obiettivi commerciali non previsti dal contratto originario e difficilmente raggiungibili".
Le richieste di Ambiente Asti
L'associazione chiede: piena trasparenza sui contenuti dell’appalto; il rispetto delle attività previste dal contratto originario; l’apertura di un confronto con le parti sociali; l’intervento delle istituzioni locali e regionali, anche in qualità di soci pubblici di Iren; la tutela dell’occupazione e della dignità professionale dei lavoratori.
"La crisi dei call center non può essere affrontata modificando unilateralmente la natura del lavoro né scaricando sui dipendenti responsabilità commerciali non previste. Il lavoro va difeso con scelte strutturali, non con condizioni imposte a posteriori".


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