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Cultura e tempo libero | 01 febbraio 2026, 12:30

Candelaresi: "Asti Musica sarà una grande festa. Investiti oltre un milione di euro. AstiTeatro va protetto"

L'assessore alla cultura annuncia nuove sorprese per la rassegna estiva e conferma il ritorno del "Sanremo collettivo" in Sala Pastrone: "La musica mette insieme le persone"

Paride Candelaresi (Merphefoto)

Paride Candelaresi (Merphefoto)

Paride Candelaresi, assessore alla cultura del Comune di Asti, traccia il bilancio per un'annata che ha puntato sull'ampliamento dei pubblici senza rinunciare alla qualità culturale. Tra gli annunci più attesi, i prossimi nomi di Asti Musica 2026 - che ha già visto confermate star internazionali come One Republic, Anastacia e i Pooh - e la conferma delle iniziative che hanno animato la città negli ultimi anni, dal Sanremo collettivo in Sala Pastrone al Festival del Medioevo Astese. In vista del cinquantesimo compleanno di Asti Teatro e delle sfide legate ai finanziamenti ministeriali, l'assessore rivendica una visione chiara: "Proteggere il valore culturale della città, ampliando le proposte senza sostituire i pubblici tradizionali".

Assessore, una domanda prima di parlare di cultura. In questi momenti il dibattito pubblico è incentrato sui fatti di Torino. Anche lei, come altri amministratori, è intervenuto sulla questione.

Sì è una cosa di cui ho sentito il bisogno di esprimere. Chi sceglie la violenza, anche quando si proclama dalla parte del giusto, tradisce le ragioni che dice di difendere. È doveroso condannare senza ambiguità quanto successo: manifestare è un diritto, la violenza non lo è mai.

Partiamo da Asti Musica. One Republic, Anastacia, i Pooh, solo per citarne alcuni. Quanto vale questa edizione 2026? Cosa si aspetta?

AstiMusica 2026 per me sarà una grande festa della città.
Una di quelle cose che quando le vivi dici: “Ecco, questa è Asti quando decide di brillare”. Le date annunciate finora sono di artisti importantissimi nei loro mondi musicali, ma la cosa che conta davvero è il disegno complessivo: una proposta eterogenea, capace di parlare a pubblici diversi, rispettando la storia straordinaria di AstiMusica e andando oltre! Il cartellone non è ancora del tutto chiuso: ci saranno altri annunci e soprattutto due grandi serate gratuite, forse tre, pensate come vere feste popolari, aperte a tutti, intergenerazionali. L’anno scorso, con TrigNO e Vita Trent’anni, abbiamo visto una piazza piena ed entusiasta: quella energia lì è il cuore di questa manifestazione. Accanto all’impegno dell’amministrazione, c’è il lavoro straordinario dei promoter, realtà fatte di persone straordinarie che hanno scelto di investire su Asti oltre un milione di euro. Non è infatti il Comune a mettere queste risorse per i cachet. Non era scontato lo facessero: avrebbero potuto scegliere città più grandi. E invece hanno creduto in questo progetto. Portare la città e la manifestazione a questo livello era un sogno che sono stato in grado di raccontare con entusiasmo, e poco per volte hanno cominciato a crederci anche loro con passione e metodo. Perché Asti è un diamante grezzo: ha una bellezza  autentica che va solo messa nella luce giusta. Io credo profondamente in questa città e nella voglia di stare insieme.

Il nostro sondaggio ha animato il dibattito sul toto - nome dei prossimi protagonisti della rassegna. Lei da assessore - che ha le carte (coperte) in mano, come lo vive? È difficile accontentare tutti.

Fra molto meno di quanto immaginate svelerò un’altra data a cui tengo particolarmente In realtà tengo a tutte, come se ogni volta fosse la più bella. Ma questa volta, sul palco di Asti Musica in Piazza Alfieri, sarà protagonista una delle voci più belle che io ricordi. E nelle prossime settimane, credo di avere ancora qualche coniglio da tirare fuori dal cilindro… non posso dire di più.

Sempre in tema musicale, si avvicina Sanremo. Dopo l'esordio dello scorso anno, si torna alla serata finale da vivere insieme in Sala Pastrone? E ci saranno novità?

La serata di Sanremo in Sala Pastrone ha dimostrato una cosa semplice: la musica mette insieme le persone. Guardare la finale tutti insieme, in uno spazio condiviso, significa condividere non solo lo spettacolo ma anche opinioni, battute, reazioni, come si faceva una volta nelle case di amici e parenti negli anni d’oro della televisione e si stava tutti insieme. 

Sanremo resta un festival nazionale e popolare capace di unire generazioni e sensibilità diverse. L’idea è dire: “non stiamocene a casa da soli, ma passiamo una serata insieme”. È un’iniziativa gratuita, aperta a tutti, con qualcosa da bere e da mangiare, ma soprattutto con il piacere di stare insieme. Costruire comunità fa bene.

La musica ha fatto ingresso anche al teatro Alfieri, operazione non facile. MJ, gli Abba, ora i Queen. Possiamo vederla come una grande operazione pop per avvicinare altre fasce di pubblico tra i velluti del proscenio. Come valuta questa scommessa?

In questi anni ho lavorato per ampliare i pubblici, non per sostituirli. Portare a teatro e negli spazi cittadini linguaggi super pop, dalla musica ai tributi, dalla comicità a nuove forme di spettacolo,  ha permesso di intercettare persone che prima vivevano la cultura come qualcosa di distante o inaccessibile: giovani, famiglie, ma anche adulti che non erano mai entrati a teatro. Questo approccio ha funzionato e ha prodotto un vero lavoro culturale, senza andare a discapito della prosa, della classica o della lirica.

 Al contrario, il programma negli ultimi anni si è ampliato ed è quasi raddoppiato, diventando più ricco ed eterogeneo. Anche il ritorno strutturato della musica lirica si inserisce in questa logica di integrazione, non di contrapposizione. Il metodo è stato semplice ma rigoroso, ovvero mantenere uno scheletro culturale solido, e affiancargli nuove proposte capaci di accendere curiosità e desiderio di partecipazione.

Asti Teatro si avvicina all' edizione numero 50, anche se ha perso il finanziamento triennale del ministero. Come ci si avvicina a questo mezzo secolo di vita?

AstiTeatro è una manifestazione identitaria per la città e proprio per questo va tutelata e accompagnata con ancora più attenzione. In un contesto nazionale complesso, che riguarda molti festival teatrali, diversi dei quali hanno perso contributi ministeriali, stiamo lavorando su nuove forme di finanziamento e su un equilibrio sostenibile. È significativo, ad esempio, che la Regione Piemonte abbia aumentato il proprio contributo di 12.000 euro rispetto agli anni precedenti: un segnale concreto di fiducia che incoraggia. 

Va però detto con chiarezza che festival come Astiteatro vivono una condizione strutturalmente diversa rispetto ai grandi eventi musicali o agli spettacoli teatrali di cui abbiamo parlato prima: il teatro di ricerca e di parola intercetta un pubblico più ristretto e questo rende più difficile attrarre investimenti privati importanti. 

A differenza dei grandi eventi popolari, che favoriscono naturalmente una sinergia pubblico-privato, un festival come AstiTeatro si rivolge a un pubblico più ristretto e non può reggersi solo su logiche di mercato: per questo la sua sopravvivenza dipende dalla scelta consapevole di un’amministrazione di proteggerlo attraverso risorse pubbliche, riconoscendone il valore culturale prima ancora che economico.

 Il compito di un’amministrazione, in questi casi, è essere realista ma responsabile: proteggere il festival, ricalcolare ogni volta il percorso in base alle risorse disponibili. Non si tratta di inseguire soluzioni miracolistiche, ma di fare bene ciò che è possibile, valorizzando ciò che si ha, senza rinunciare alla visione.


Lei ha portato anche rassegne non così usuali in una città di provincia, come Asti Lirica e il festival del medioevo. Su questi fronti l' impegno è confermato? Cosa ci può dire?

Asti Lirica e il Festival del Medioevo Astese sono due progetti che hanno ormai trovato una collocazione chiara e riconoscibile nel palinsesto culturale cittadino, incontrando il favore del pubblico ma anche l’interesse degli studiosi e degli addetti ai lavori. Su entrambi si è lavorato, seppur con strumenti diversi, con sguardo scientifico e serietà.

 Da un lato, il ritorno della grande opera lirica in città, attraverso un titolo di punta inserito nella stagione teatrale, come sarà quest’anno La Bohème, e una serie di appuntamenti estivi pensati per valorizzare l’opera e la grande musica. Dall’altro, a settembre, il Festival del Medioevo Astese nasce con la stessa impostazione rigorosa: raccontare la storia medievale della città ampliando però lo sguardo al Medioevo europeo, coinvolgendo studiosi di primo piano.

 Il fatto che in pochi anni siano passate da Asti figure come Franco Cardini, Maria Giuseppina Muzzarelli o Giuseppe Sergi è per noi motivo di grande orgoglio. Entrambi i progetti proseguono con continuità e impegno, e le prossime edizioni credo sapranno sorprendere.

Alessandro Franco


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