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Economia e lavoro | 20 luglio 2021, 16:45

Ex Embraco, arriva la cassa. "Ma non abbiamo trovato la soluzione. Solo spostato la data di scadenza"

Nelle prossime ore la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Chiorino: "Intesa e Banca Sella per gli anticipi dei pagamenti". Sindacati: "Cestinato Italcomp, e ora?"

Ex Embraco, arriva la cassa. "Ma non abbiamo trovato la soluzione. Solo spostato la data di scadenza"

A 48 ore dal gong, arriva la cassa integrazione per i quasi 400 lavoratori Embraco di Riva di Chieri.

La scorsa settimana è stato lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, a fare passare in Consiglio dei ministri una norma ad hoc (estesa anche ad altre situazioni in Italia) per sollevare da spese la curatela fallimentare di Ventures. E oggi è il giorno dell'esame congiunto: appena in tempo visto che il 22 luglio scadevano i vecchi ammortizzatori sociali. E con il provvedimento definitivo che dovrà essere pubblicato entro domattina in Gazzetta Ufficiale.

SEI MESI DI TEMPO PER TROVARE UN'ALTRA SOLUZIONE

Ora il periodo di speranza (e di tentativi) si allunga di 6 mesi, con Banca Sella e Intesa Sanpaolo impegnate nella concessione dell'anticipo della cassa. "Come Regione ci siamo adoperati a limitare al massimo le attese, a tutela dei lavoratori", dice l'assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino.

NON UNA SOLUZIONE, SPOSTATA SOLO DATA DI SCADENZA

"Almeno sulla presenza dei requisiti della proroga di 6 mesi per gli ammortizzatori sociali direi che non dovrebbero esserci ulteriori sorprese - commenta Ugo Bolognesi, responsabile della vertenza per Fiom Cgil - Ma poi il Mise deve impegnarsi a definire un progetto di reindustrializzazione. Ci hanno detto che sono in corso degli scouting e che ci sono potenziali soluzioni. Speriamo sia così. Ma per ora non abbiamo risolto la situazione: abbiamo solo spostato la data di scadenza".

"Il problema è più ampio - prosegue - perché è tutto il sistema manifatturiero che deve avere dimostrazione di poter ancora esistere. Le fuoriuscite dagli stabilimenti Stellantis ci dimostrano che il territorio sta pagando un prezzo troppo alto alla crisi. Che non è legata alla pandemia, ma che nasce molto prima: quando i grandi gruppi hanno deciso di smettere di investire. Da Whirlpool, non solo a Torino, a Stellantis".

LA CASSA NON SIA BAVAGLIO PER IL PERIODO ELETTORALE

"Abbiamo chiarito con il Ministero del Lavoro i punti necessari per attivare questa cassa integrazione - aggiunge Arcangelo Montemarano, Fim Cisl - Ma questo forse doveva accadere già prima. Speriamo non ci siano altre docce gelate".

"Però non finisce qui: da domani si deve cominciare a parlare di un piano diverso da Italcomp, gettato nel cestino da un ministro che deve però avere un piano alternativo. Altrimenti questi 5-6 mesi servirebbero solo a calmare le acque durante un periodo di campagna elettorale".

"La soluzione a questo caso sarebbe un esempio per tutto il Paese - prosegue - proprio in un momento in cui si parla di ripartenza".

IL MINISTERO HA UN ALTRO PROGETTO?

"Lo scenario generale è molto complicato - dice Roberto Bugliano, Uglm Torino - Spero che dopo quattro anni ci siano soluzioni, per noi. Siamo stanchi, anche emotivamente. Non abbiamo mai visto uno spiraglio e l'unico su cui si doveva fare l'impossibile, Italcomp, è sfumato e finito".

"Il ministero ci deve portare un progetto valido - conclude Vito Benevento, della segreteria generale di Uilm Torino - se quello che hanno bocciato non lo hanno ritenuto sufficiente. Sono sempre di più le società che non hanno più un imprenditore alla guida, ma un fondo che decide da un giorno all'altro di chiudere e spostarsi altrove".

Massimiliano Sciullo

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