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Sanità | 04 settembre 2021, 16:10

"Bisogna riaprire il Punto di primo intervento di Nizza solo se in sicurezza, non perchè si vota"

A scriverlo in una nota stampa è Luca Quagliotti, segretario generale Cgil Asti, alla luce dell’intenzione, da parte dell’Asl, di riaprire il PPI il 9 settembre

"Bisogna riaprire il Punto di primo intervento di Nizza solo se in sicurezza, non perchè si vota"

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del segretario generale Cgil Asti, Luca Quagliotti, in merito alla riapertura del punto di primo intervento di Nizza Monferrato.

Veniamo a conoscenza dell’intenzione, da parte dell’ASL di Asti, di riaprire dal 9 settembre il primo intervento dell’Ospedale di Nizza Monferrato seguendo l’orario 8-16.

Il Primo intervento è un servizio importante per la Città di Nizza Monferrato e per tutti i paesi limitrofi - su questo punto non nutriamo dubbi -  ma lo è solo se si agisce in piena sicurezza e, ad oggi, così non è.

Allo stato attuale, non ci risulta ad esempio che sia prevista la presenza di medici dedicati alle necessità di chi si rivolgerà al punto di primo soccorso nicese, né che il presidio sia stato dotato delle necessarie strutture diagnostiche: a disposizione degli eventuali utenti del Primo Intervento dovrebbe essere garantita la sola radiologia. L’apertura, inoltre, potrebbe essere solo temporanea e collegata all’andamento della curva epidemica, come da comunicazione ASL del 3 settembre 2021. Quindi, il Punto di primo intervento verrà riaperto il 9 settembre, ma potrebbe anche chiudere, per ipotesi, il 5 ottobre.

Questo modello organizzativo, che potremmo definire pre-elettorale, ci preoccupa molto, sia per gli eventuali utenti sia per il personale: il punto di Primo intervento viene attivato, infatti, all’interno di un percorso inerente l’aumento dell’offerta di salute per i pazienti non COVID. Ora, per essere sicuri che un paziente sia o meno COVID ooccorre che vengano fatte le opportune verifiche pre-ingresso, ma la tenda per il pre-Triage COVID ci risulta non sia più attiva. Se arriverà un utente che manifesta sintomi COVID correlati cosa dovranno fare, allora, gli operatori? O ancora, se un paziente arrivasse alle 15.59, cosa dovranno fare? Lo manderanno ad Asti? E come? In ambulanza? E quanto costerà quel servizio?

Se il messaggio che diamo alla cittadinanza è che riaprirà un Servizio così importante, ma lo facciamo tacendo che vi è il serio rischio di non avere la presenza delle adeguate qualifiche professionali, dei necessari mezzi diagnostici, di quelli di prevenzione, ecc., il rischio che corriamo è quello di mettere in pericolo la salute dei cittadini e dei lavoratori. Considerando che l’apertura del punto di primo intervento è “a tempo”, pensiamo non sia possibile definirlo un ampliamento dei servizi per i pazienti No-COVID, ma piuttosto uno spot elettorale per le imminenti elezioni amministrative.

Cosa si dovrebbe fare per aprire in sicurezza? Innanzitutto avere medici ed infermieri in numero adeguato a rispondere ai bisogni della popolazione, ripristinare la tenda per il Triage COVID, fornire la necessaria strumentazione diagnostica e garantire il servizio H24. Sarebbe utile, inoltre, potenziare gli organici dell’Ospedale di Asti in modo da evitare la chiusura del punto di Primo intervento di Nizza Monferrato tra qualche settimana. 

Cogliamo l’occasione per ricordare che, oltre alla costruzione del nuovo Ospedale della Vallebelbo, prima del 3 ottobre potremmo intravedere qualche movimento anche nel sito dei “Boidi”: bisognerebbe, allora, pensare a definire le necessità di personale utile a garantire tutti i servizi previsti all’interno del nosocomio della Vallebelbo per i 365 giorni dell’anno. Sembrerà strano ai più, ma in Sanità i servizi li garantiscono le persone, coadiuvate dalle necessarie attrezzature e non viceversa.

Noi pensiamo che il punto di Primo intervento sia necessario solo se tutela la salute, ad oggi questo non è garantito.

Luca Quagliotti

Al direttore

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