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Al Direttore | 25 febbraio 2023, 13:53

La "Signora delle Ninfee", fiore all'occhiello dell'archeologia astigiana, protagonista ieri a Biella. Polemica di Uniti si può

Briccarello e Rozzo:"Qui è ancora nascosta sotto il Municipio. Per l'assessore alla Cultura non è importante come Matilda De Angelis?"

La "Signora delle Ninfee", fiore all'occhiello dell'archeologia astigiana, protagonista ieri a Biella. Polemica di Uniti si può

Le consigliere comunali di Uniti si può, Vittoria Briccarello e Claudia Rozzo, con una nota sulla conferenza stampa che si è tenuta ieri a Biella sulla Signora delle Ninfee, di cui avevano già prodotto video informativo a maggio.

QUI IL VIDEO.

La nota

Ieri a Biella si è tenuta la conferenza “Cold Case, la mummia di Asti”, organizzata per festeggiare i cento anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon. All’interno dell’evento è stata protagonista anche una delle mummie conservate ad Asti, detta la “Signora delle Ninfee” per lo splendido copricapo floreale, dipinto sul coperchio del sarcofago, che l’ha resa un reperto rarissimo e quindi, un fiore all’occhiello della collezione archeologica astigiana: di Signore tebane (forse) simili, vissute 3000 anni fa, ce ne sono infatti così poche, che dovrebbe essere un privilegio e un dovere valorizzarle.

Così non sembra pensarla il nostro assessore alla Cultura, che non ha minimamente sponsorizzato l’evento, forse convinto che la nostra Signora non sia una vetrina sufficiente come Matilda De Angelis a Teatro Alfieri (a cui facciamo i complimenti per il meritato successo!".

Ironia della sorte: la Signora delle Ninfee, testimonianza culturale unica, su cui vengono fatte conferenze in giro per l’Italia, ad Asti rimane nascosta sotto al Municipio, chiusa a chiave chissà ancora per quanto, mentre proseguono i restauri della sua vecchia sede, ovvero il Battistero.

Ma come mai? Sebbene la Soprintendenza abbia scelto la collocazione per una questione ambientale che garantisce la salvaguardia del reperto, viene da chiedersi piuttosto perché non si sia creato uno spazio museale temporaneo e nuovo con un microclima garantito (come in tutti i musei che si rispettano), ma si è preferito chiuderla lì, forse, come spesso accade ormai da tempo, per superficialità e noncuranza culturale. Poco conta che si stiano privando le scuole, i cittadini e i turisti di un unicum archeologico; poco conta se spazi ce ne sarebbero e basterebbe solo investirci sopra; poco conta se ad Asti abbiamo un reperto che molte città ci invidiano e che potrebbe essere anche fonte di ricchezza economica sana per il Comune.

Ciò che conta è fare il meno possibile, mettere delle belle foto per qualche sponsorizzazione non richiesta ad hoc sui social, e affossare sempre di più la rete di Musei Civici Astigiani. Nulla ha potuto nemmeno la sfarzosità della Fondazione Asti Musei in questo caso, perché le entrate delle mostre in affitto non sono state sufficienti a promuovere il progetto per uno spazio espositivo temporaneo per la “Signora delle Ninfee”.

E mentre la vita cittadina va avanti, nel bene e nel male, tra mercatini di Natale, parcheggi a pagamento, palazzine che rischiano di crollare, voragini in mezzo alla strada e milioni persi al PNRR, lei rimane lì, in attesa, con la pazienza di chi, da secoli, viene ammirata con stupore, ma non dal nostro, che è stato chiuso a chiave nell’ufficio dismesso dell’ex Protocollo.

Vittoria Briccarello, Claudia Rozzo

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